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Tel Aviv versus Gerusalemme

Isra
Fra Atene e Sparta, una volta tanto ha vinto Tel Aviv, cioè Atene. E’ fra gli elettori della più moderna metropoli del Mediterraneo – e di un'altra città poco più a Nord, la laica Haifa – che Yair Lapid ha costruito il suo successo. La questione non è geografica. C’è sempre stata una dicotomia socio-politica fra Gerusalemme e Tel Aviv. Capitale religiosa ancor prima che amministrativa, sulle alture dove sorsero i regni degli ebrei che sono popolo di montagna, non di mare, Gerusalemme è il cuore biblico dell’ideologia territoriale del Grande Israele. E’ la capitale della retorica politica, dei coloni, dello scontro con i palestinesi; dei mistici e di chi al contrario fa un uso materiale dei testi sacri.

  Tel Aviv è l’opposto di tutto questo. Poco più di cento anni fa i pionieri che la fondarono, volevano costruire la città per il “nuovo ebreo”. In buona parte ci sono riusciti. Gli israeliani di Tel Aviv sono laici, edonisti, partecipano alla difesa del Paese ma rifiutano di stare chiusi dentro la Fortezza Israele in attesa del prossimo nemico: sanno che il mondo non odia gli ebrei, perché sono ebrei che conoscono il mondo. Yair Lapid è appunto un ebreo di Tel Aviv, per questo ha avuto successo: non al punto da vincere le elezioni battendo Netanyahu ma abbastanza per indicare che oltre il conflitto e la tribù c’è un Paese moderno e laico; che esiste una classe media produttiva la quale rifiuta di essere espulsa dal processo decisionale nazionale.

   Quei citoyens senza i quali vincerebbe sempre Sparta, la tribù delle alture prigioniera di una sua storia troppo intensa per essere sopportata.

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  • ddp |

    grazie Ugo Tramballi: anch’io ho tirato un sospiro di sollievo, così come un sospiro di sollievo è il tuo articolo

  • paco |

    Non serve conoscere a fondo la storia e la cultura d’Israele e aver visitato ambedue le citta’ in questione, per constatare la superficialita’ e il qualunquismo di quest’articolo… al bar di paese approfondiscono di piu’! Compliementi

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