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Miracolo 2014: un accordo sulla Palestina

Isra pal
  L’ultima grande speranza israeliana per una pace con i palestinesi si chiama Isaac Herzog. E’ il nuovo leader dei laburisti, eletto da un mese al posto dell’opaca, quasi invisibile Shelly Yacimovich, mai incalzante nel dibattito interno, del tutto sconosciuta fuori dal Paese.

  Herzog, 53 anni, è una garanzia a partire dal nome. Il padre Chaim, capo dei servizi segreti militari e presidente d’Israele per due mandati, è uno dei fondatori dello Stato. Il nonno Yithzak HaLevi è stato il primo rabbino capo askenazita di Israele. In precedenza, in Irlanda da dove gli Herzog vengono, per le sue simpatie repubblicane era noto come “il rabbino dello Sinn Féin”. Anche la famiglia da parte di madre appartiene all’aristocrazia sionista: di quella sinistra israeliana che ha combattuto a lungo i palestinesi per poi capire che la sola via d’uscita era la trattativa.

  Non è l’albero genealogico che fa di Isaac Herzog la persona adatta per sperare (anche se in Israele le origini politiche contano: danno sicurezza, quando si deve scegliere un leader).  Con Shelly Yacimovich, Havodah, cioè il Labour, aveva abdicato al suo ruolo storico di partito del processo di pace. Non l’aveva messo fra i temi della campagna alle ultime elezioni né incalzato il governo Netanyahu in Parlamento. Solo nel caso in cui Bibi Netanyahu concludesse un accordo con i palestinesi e la destra estrema del suo esecutivo lo abbandonasse per protesta – era stato l’unico impegno promesso da Yacimovich – il Labour garantirebbe a Bibi la maggioranza necessaria per andare avanti. Un ruolo gregario, dunque, rispetto a un’ipotesi remota.

  Herzog invece è stato chiaro fin dalla prima dichiarazione: “Solo passi audaci verso la pace con i palestinesi, ci permetteranno di avanzare su tutti i fronti. Ho seri dubbi che Netanyahu lo capisca”.  Parole illuminanti. Che tuttavia basti solo un leader giovane e determinato, con il sangue blu- labour, per far risorgere un vecchio partito; che il leader e il partito possano portare Israele a un accordo di pace nei tempi stretti richiesti da John Kerry, sono più desideri scambiati per realtà che una prospettiva politica.

   In effetti non scommetterei più di qualche euro sulla possibilità che il 2014 porti il miracolo di un accordo fra israeliani e palestinesi: che d’improvviso si sciolgano insieme l’arroganza dei primi e il dogmatismo dei secondi. In più, molti potrebbero ricordare, gli israeliani non sosterranno mai un accordo con i palestinesi mentre attorno, il Medio Oriente è diventato il luogo più instabile del mondo.  Indubbiamente le Primavere arabe sono in apparenza un deterrente forte contro quei “passi audaci” invocati da Herzog.

  Eppure le dinamiche in corso nella regione possono anche essere guardate come un’opportunità. Arabia Saudita, monarchie del Golfo, Giordania ed Egitto temono più di ogni altra cosa un Iran nucleare. Anche Israele. E non c’è Paese arabo che oggi non ammetta che le forze armate israeliane siano l’unico deterrente credibile contro un eventuale espansionismo iraniano. Se Israele trovasse un compromesso con i palestinesi la cooperazione nel campo della sicurezza con gli arabi (con qualcuno è già in corso) diventerebbe una realtà politica del Medio Oriente.

  Israele ha un’arma concreta per spingere l’Iran a rinunciare alla bomba atomica. Un commentatore israeliano l’ha definita “Bushehr per Yitzhar”, cioè l’impianto nucleare della città iraniana in cambio dell’insediamento ebraico nei Territori occupati palestinesi. In altre parole, un accordo sullo Stato palestinese da barattare con il programma nucleare iraniano.

   Se ci pensate, con un accordo così vincerebbero tutti: i palestinesi per avere finalmente uno Stato, gli israeliani per aver impedito la bomba iraniana, gli iraniani per aver sacrificato la bomba in nome della più giusta delle cause islamiche, sauditi e altri arabi per non essere più minacciati dagli iraniani e, contemporaneamente, per aver liberato la Palestina. Gli Stati Uniti per aver sponsorizzato l’operazione con Gerusalemme e Teheran, i russi per non essersi opposti. E i cinesi. Perché alla fine i cinesi portano sempre qualcosa a casa.

  E’ per questo che al miracolo 2014 dovete credere con estrema cautela. Appartiene alla categoria “Troppo Bello Per Essere Vero”. Buon anno a tutti comunque. 

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  • Sara |

    E la speranza israeliana per la pace con la Palestina sarebbe un politico di forti origini sioniste? Io sinceramente vedo più speranza nella capo negoziatrice, Tzip Livni, del partito HaTnuah, più moderato (considerando che si tratta sempre di un governo che chiama democrazia l’apartheid). Ad ogni modo finché Bibi continuerà nel suo piano espansionistico mi pare molto improbabile una pace che vada bene ai palestinesi, dogmatici come li descrive lei, ma che hanno accettato di firmare accordi per il 22% della Palestina storica. Ad oggi tuttavia il territorio “palestinese” rimasto è meno del 10%, sul restante ci sono le colonie illegali. Che si fa con le colonie? Si manda via la gente dalle proprie case? Si eliminano intere città? E dall’altra parte che si fa con Gaza, Gerusalemme, i profughi e la Valle del Giordano? Sinceramente sperare in un miracolo che porti la pace mi sembra quantomeno ingenuo o ottimistico, basta guardare la questione da più vicino per capire che non avverrà nessuna pace a breve, dal mio punto di vista è più probabile lo scoppio di una nuova guerra.

  • s.g. |

    OK! Il miracolo Herzog prendiamolo con tante pinze. Nel miracolo Francesco “papa” possiamo contare un pochetto?

  • carl |

    Mi correggo
    “..nessuno metterebbe sul tavolo quel che non vorrebbe perdere e/o che, del resto, è convinto di NON rischiare di perdere.”

  • carl |

    Probabilmente ha ragiorne, dott. Tramballi, per quanto attiene la leadership labour. Tuttavia l’interrogativo, o un interrogativo di fondo, è se la partita concernente un possibile accordo si giochi (tutta) all’interno dello Stato ebraico ? E’ pur vero che attorno al tavolo ci sono più giocatori.. Il fatto è che a certuni la posta in gioco appare, o può apparire, globalmente marginale. Infine, quand’anche tutti puntassero qualcosa, nessuno metterebbe sul tavolo quel che non vorrebbe perdere e/o che, del resto, è convinto di rischiare di perdere…Ma non è una metafora da sviluppare in un blog.
    Per cui stacco e rimango in defilata osservazione del tavolo in questione.

  • Davide Z. |

    Lo sapete meglio di me, siccome siete un giornale di finanza e Borse mondiali (siccome io ero ero un ex giocatore d’azzardo… ed ho indovinato l’Italia vincente ai Mondiali 2006 in Germania e con la vittoria all’ultima di campionato di Montpellier e Manchester City ho portato a casa 1.500 Euro, pagati 1/300… peccato aver sbagliato il pallone d’oro 2010, siccome avevo puntato 100 Euro su E’to, pagato 1/30=30.000 Euro) che quando non si ha niente da perdere e la fortuna gira, bisogna puntare fino all’ultimo Euro!!!

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