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Domenico Quirico, un inviato speciale

Quirico
Ancora una volta i nostri hanno riportato a casa un giornalista. La Farnesina mettendoci diplomazia e denaro, perché anche se sarà negato, è evidente che gli ultimi carcerieri di Domenico Quirico, tagliagole ammantati di Islam, non lo avrebbero rilasciato senza guadagnarci armi o contante. E i nostri servizi segreti mettendoci pazienza e coraggio: rischiando non meno di Domenico la vita dei loro agenti. Tutto è bene quel che finisce bene e grazie di cuore.

  Ma c’è un altro lato della medaglia. Da quando Domenico è stato rapito, anzi, da molto prima, la Farnesina preme sui giornali perché non mandino inviati in zone di guerra. Evidentemente non nella Siria dalla parte degli insorti, ormai troppo anarchica ed estremista per correre un rischio minimamente ragionato. Domenico che ci era entrato varie volte, forse avrebbe dovuto capire che il suo ultimo viaggio sarebbe stato estremamente pericoloso.

  Ma il ministero degli Esteri fa lobbying riguardo a qualsiasi luogo pericoloso dove però sarebbe nostro compito professionale andarci e obbligo morale dei direttori mandarci. Si è arrivati al paradosso che a Beirut, in questi giorni, la Rai avesse cinque inviati, più tecnici, a parlare di Siria senza poterci entrare. Parlo di Siria dalla parte del regime, dove i rischi sono molto più accettabili. Tuttavia Rai News 24 mandava in continuazione i servizi di un free lance: dimostrando che la Siria restava importante e che fosse moralmente obbligatorio esserci in qualche modo.

  Gian Micalessin, il free lance, è un
professionista con i fiocchi, grande esperto di conflitti che segue da 30 anni.
Ho lavorato diverse volte con lui e penso sia uno dei migliori. Il problema
certamente non è lui. Possono televisioni e grandi giornali abdicare a un loro
compito fondamentale: esserci? Perché è rischioso per noi italiani e non per
francesi, tedeschi, americani e per qualsiasi altro giornalista che, avendo la
possibilità di ottenere un visto per Damasco, lo ha chiesto, ottenuto ed è
partito? Non è umiliante per noi?

  Non voglio condannare in alcun modo le
pressioni della Farnesina, anche se obiettivamente sono una interferenza nel
nostro lavoro. Hanno ragione anche loro. Quando un giornalista finisce nelle
mani sbagliate, sono le nostre “barbe finte” che rischiano sempre la vita e a
volte la perdono, come nel caso di Nicola Calipari che a Bagdad portò in salvo
Giuliana Sgrena. Negli anni Ottanta a Beirut ho potuto affrontare alcuni rischi
anche grazie ai “nostri”. E quando un inviato riconquista la libertà è quasi
sempre perché lo Stato paga un riscatto. Lo pagate voi, lettori-contribuenti.

  Certo, potremmo avvicinarci alle fonti delle
notizie in tempo di guerra, senza esattamente raggiungerle. Grazie alla tv e al
web potremmo restare in camera d’albergo, prendendo da lì gli elementi dei
nostri reportage. Non vi preoccupate, alcuni lo hanno sempre fatto. Domenico
no, mai, e se leggete i suoi pezzi di questi anni, capirete la differenza fra
esserci – il nostro lavoro – e scopiazzare.

  Dunque: ha ragione la Farnesina che poi è
costretta a pagare con i soldi del contribuente; hanno ragione i servizi che
devono mettere in pericolo i loro uomini migliori; hanno ragione i cittadini
sia quando vogliono essere informati che quando vorrebbero pagare meno tasse;
abbiamo ragione noi che vogliamo informare.

  Perché l’Ordine dei giornalisti, offrendo
finalmente una prova della sua utilità, non apre una riflessione, non propone
idee, non dialoga con i nostri interlocutori, in questi casi Esteri e Difesa?
Quasi non c’è Università italiana che non faccia il suo master in Giornalismo,
sfornando e illudendo ogni anno decine di giovani professionisti disoccupati ma
professionisti. Usciti dal corso, infatti, hanno automaticamente diritto a partecipare
all’esame di Stato a volte tenuto da giornalisti mediocri che ne sanno meno dei
loro esaminati. Fino a pochissimi anni fa l’esame si faceva con la macchina da
scrivere, non con il computer. Come se all’esame di abilitazione alla
professione medica dicessero ai candidati di non tenere conto della scoperta
della penicillina.

  Pensando che Domenico, un iscritto all’albo,
ha fatto il suo mestiere, e che molti di quei giovani aspiranti sognano di
farlo anche loro – da inviato, da redattore ordinario, in luoghi esotici o
nella sala stampa di un consiglio comunale – l’Ordine potrebbe tornare ad
essere quello che era un tempo: utile, se non proprio necessario. 

Tags:
  • arthemis |

    il problema è la Farnesina o le strutture dei giornali, che più in generale non si occupano direttamente di raccogliere informazioni?

  • Giorgia |

    Io sono una di quelle che ha sempre guardato al vostro lavoro con ammirazione e profonda stima. Dopo una laurea in Giornalismo mi sono accorta che non c’è spazio per andare a conoscere davvero ciò che accade nel mondo. Forse sono troppo giovane, forse non ho osato abbastanza. Ma la “vecchia scuola”, quella dei grandi che come lei ho incontrato a Perugia e in giro per l’Italia, continua a ribadirmi che forse abbia fatto bene, se non altro, per evitare di rimanere in una camera d’albergo mentre fuori c’è tutt’altra realtà da raccontare. Ecco. Quel mio sogno si infrange ogni volta che un giornalista resta a casa, impotente e inascoltato.
    Sono pienamente d’accordo!

  • Ugo Tramballi |

    Typepad HTML Email
    Grazie

  • carl |

    Colgo solo uno spunto. A torto o a ragione, ricordo di avere ipotizzato che Calipari ci avesse rimesso la vita, e anche la Sgrena rischiato la sua:
    “Affinché, colpendone uno, se ne educassero dieci, cento, mille..” Chissà? Non ne ho le prove. Eppure nel reame della “deregulation” più spinta, e non solo in ambito economico-finanziario, vige ferreamente la norma di non scendere a patti con i”terroristi”, e men che meno di dare loro soldi, sia pure al fine di ottenere la liberazione di qualcuno..
    Come se il terrosirsmo non avesse tanti altri modi di rifornirsi di denaro..In primis il traffico di droga che invece non è ferreamente ed inflessibilmente ostacolato e combattuto ad ogni livello.
    Quanto ai giornalisti sul fronte :
    “A quando una sorta di Convenzione di Ginevra.. Concordata e, magari, anche rispettata..???”
    Alle calende greche..:o) come tante altre cose e problemi che premono, ma che sono tutt’ora da concordare internazionalmente…
    amen..

  • pino scaccia |

    ugo, bravo: hai ragione

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