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Balle sul placido Nilo

 

Egitto

  • * Per decenni (lo so perché vengo al Cairo da troppo tempo e sono un giornalista del XX Secolo) l’accredito stampa era un souvenir. Lo si richiedeva per la raccolta di badges che molti di noi fanno. Conservo con amore quello del XXVIII Congresso del Pcus, del 1990: l’ultimo della storia e il solo al quale i giornalisti furono ammessi. L’accredito egiziano non lo guardava mai nessuno: una volta, a un vertice della Lega Araba, diedero quello di Bernardo Valli a Magdi Allam e Magdi poté lavorare tranquillamente. Ma durante le manifestazioni di piazza Tahir del 2011 è stato utile. E sarebbe stato necessario in queste settimane di violenze. Tuttavia l’Ufficio stampa governativo è rimasto chiuso una settimana, temendo le violenze. Poi ha riaperto ma solo dalle 10.30 alle 12. Tempi di consegna: “Richiamate fra una settimana, vi faremo sapere quando venire”. Difficile per noi dare la stessa risposta ai militari per strada, quando ce lo richiedevano.

 *  I Fratelli musulmani volevano imporre anche con le armi una repubblica islamica: islamizzare la Costituzione, l’educazione, le donne. Le forze armate sono scese in campo per impedirlo e il loro migliore alleato, corso ad aiutare la laicità della nazione, è stata l’Arabia Saudita. Il più fondamentalista e reazionario dei Paesi del mondo. Dove le donne sono ai margini della società, nelle scuole s’insegna a detestare i non musulmani, è vietato il culto di altre fedi e la giustizia prevede il taglio della mano o della testa, a seconda del crimine. Al confronto la fratellanza è un partito socialdemocratico norvegese.

*  E’ stato provato che Israele ha fatto pressione sulla
Casa Bianca per impedire sanzioni ai militari egiziani. Nessuno a Gerusalemme
ha protestato per il massacro dei civili: preferiscono che l’Egitto sia
governato dai militari, piuttosto che di Fratelli musulmani. Anche se i primi
hanno fatto un golpe e i secondi erano stati democraticamente eletti. Se non s’indigna
l’unico Paese democratico della regione, chi altro dovrebbe farlo? La risposta è
che realismo e geopolitica sono più importanti della democrazia. Peccato che
ogni volta gli si chieda di affrontare qualche rischio ragionato per fare
avanzare la pace con gli arabi, Israele risponde: come possiamo fidarci se
attorno a noi non ci sono democrazie?

 *   Mi dice un amico egiziano, sostenitore dei militari:
“Morsi si era già accordato con gli israeliani per cedere a loro la penisola
del Sinai, in cambio di denaro. I sionisti sono contro un Egitto laico”. Mi
dice un altro amico, sostenitore di Morsi: “Il generale al-Sisi è un agente
segreto degli israeliani. Ottenuto il loro aiuto, gli regalerà il Sinai. I
sionisti non vogliono un Egitto islamico”. A nessuno sarà negato il suo Grande
Satana.  

 *   Al Ahram è tornato ad essere un giornale noioso. Ai tempi
della fratellanza, quando era d’improvviso diventato un foglio delle
opposizioni, aveva scoperto di avere vitalità e professionalità: cioè cojones, tenuti nascosti dai tempi di
Nasser compresi. Ora è tornato ad essere il solito, caro megafono di regime. Que
viva la revolucion!

*  Quando segui una storia drammatica e pericolosa ti
sembra di essere circondato da un’aura di eroismo: vivi in una dimensione di
straordinarietà. Poi finisce e torni alla realtà. Cioè ricominci a sfogliare i
giornali del tuo Paese. Il Pdl minaccia di uscire dalla maggioranza, Letta dice
che il Governo è forte, lunghe interviste all’inutile Casini, Renzi tace ma
presto parlerà. Credi di aver preso per sbaglio l’ultimo giornale prima della
tua partenza. Invece è del primo giorno dopo il ritorno.

 

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  • carl |

    Bel quadretto (o diciamo schizzo) nilotico quello che Lei ha tratteggiato..:o)
    Com’è possibile vedere il bicchiere mezzo pieno, o turarsi le orecchie per non sentire l’albero che cade nel mentre tutt’intorno la foresta cresce rigogliosamente..:o) Sorrido su cose serie ?
    No il mio è un sorriso amaro, impotente.
    E se guardiamo più in gneerale, parrebbe che ogni Paese pardon.,. ogni mercato sia gestito a seconda degli obiettivi di qualche ufficio marketing.. Lei in questo pezzo accenna a due di mercati, quello egiziano e quello italiano..
    Il primo non tira per niente e il secondo arranca ed è impantanato ormai da anni eppure.. Per il grosso dei media in pratica tutto è nella norma.. anzi, pardon.. nella deregulation.. Deregulando e, ovviamente, con meno tasse, meno stato e più mercato.. finirà per andare tutto a posto nel migliore dei mondi..
    In altre aree invece se qualcuno si destabilizza e/o, peggio ancora, si impunta con testardaggine, si è pronti ad ingerenze umanitarie senza badare nè a costi, nè a spese, nè a possibili prospettive ..
    D’altra parte, prima del nuovo corso denominato “ingerenza umanitaria” e/o “guerra preventiva” la prassi a volte era quella di sguinzagliarli contro qualche “mercato” vicino..
    Infatti, se tra “democrazie” qualcuno è ancora del parere che non ci possano essere guerre, tra mercati invece non è escluso che ce ne siano.. Peraltro nella prima metà del XX secolo anche quello degli “sbocchi” e/o adeguati spazi mercantili rappresentò un casus belli.. No?
    E in questo XXI secolo con la globalizzazione improvvisata ? Che ci voglia proprio la sfera per capire come può andare a finire in questo mondo tondo ?
    Mi sono dilungato troppo, ma comunque lascio il tempo che trovo.
    Che direbbe oggi di tutto ciò N.Machiavelli ?

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