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Primavera a Tehran

Rouhani
  Saggio della montagna o pericoloso militarista, è Bibi Netanyahu che sollecita la comunità internazionale a convincersi che in Iran non sia accaduto niente. “Non deve arrendersi al pio desiderio o alla tentazione” di credere che Ruohani sia un moderato, dice Bibi. Quindi non dobbiamo “abbandonare la pressione per fermare il programma nucleare” iraniano. Vedere il mondo con pessimismo per Israele è una predisposizione naturale.

  A Tehran, invece, è successo qualcosa e l’Occidente non dovrebbe ignorarlo. E’ probabile che il neo presidente Hassan Rouhani non sia così moderato come ci illudiamo; che comunque debba fare i conti con un sistema di potere clerical-militare il quale fonda la sua ragion d’essere nel confronto con gli Stati Uniti e Israele. E non è detto che il programma nucleare non sia ormai diventato un assunto nazionale e strategico, un fondamento patriotico anche per i moderati. Certamente lo è il nucleare civile: ogni iraniano pretende il diritto di svilupparlo.

   Quanto meno per i canoni iraniani, Rouhani è un progressista. La sua vittoria è stata inaspettata e inaspettato il numero degli elettori che hanno votato per lui, sapendolo moderato. E’ un segnale forte al regime khomeinista. Non dovremmo perdere un’altra occasione perché è dimostrato che gli ayatollah non concedono facilmente ai riformisti il diritto di vincere le elezioni.

  Mohammad Khatami, l’ultimo leader moderato, è
stato presidente dal 1997 al 2005. Se Bill Clinton e soprattutto George Bush lo
avessero ascoltato, offrendogli credibilità, la questione nucleare iraniana
oggi non sarebbe a questo punto pericoloso. Quattro anni fa con il messaggio
della mano tesa e di nuovo l’anno scorso con gli auguri di Noruz, il capodanno
persiano, Barack Obama aveva cercato un dialogo. E’ stato preso a pesci in
faccia da Khamenei. E’ venuto il momento di ignorare gli insulti e provarci di
nuovo.

  E’ presto per abbassare la guardia ma intanto
possiamo cambiare lo sguardo arcigno con un sorriso accattivante. Forse il modo
migliore perché l’Iran rinunci alla bomba non è la diffidenza armata di
Netanyahu ma qualche segnale concreto di fiducia:  annunciare di essere pronti ad alleggerire
alcune norme del boicottaggio economico al primo segnale di moderazione del
nuovo governo di Tehran; magari rischiare ancor prima qualche gesto
unilaterale.

  La crisi siriana ci offre la possibilità di
un cambiamento immediato. Perché non riconoscere che la disgregazione della
Siria riguarda anche la sicurezza e l’interesse nazionale iraniano come quello
saudita del Qatar, degli Usa, dell’Europa della Russia e di Israele? Perché non
ammettere che se l’Iran è stato parte del problema oggi è fondamentalmente
parte della soluzione della crisi siriana?

   L’elezione
di Rouhani è uno di quegli episodi fortunati e inaspettati che ogni tanto la
politica offre. La casistica è limitata e il tempo a disposizione mai infinito.
Anche con il nostro aiuto può diventare una svolta per risolvere i due problemi
più pericolosi del Medio Oriente: la guerra civile siriana e la bomba atomica
iraniana. Non è poco.

 

 

P.S.
Nel titolo del precedente post dedicato all’Islam politico in Turchia ed
Egitto, ho inavvertitamente scritto Istambul anziché Istanbul. Me ne sono
accorto un secondo dopo aver inviato il post, gridando disperato contro il
nulla. Essendo eminentemente un giornalista del XX secolo –rivendicandone tutti
i limiti umani- non avevo idea di come correggere quel titolo. Mi scuso sia per
il refuso che per l’ignoranza tecnologica. 

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  • fulvio |

    A mio avviso se scompare l’Iran aggressivo (o almeno quello dalla faccia cattiva), scompare la giustificazione di un governo militarista qui in Israele.
    Nethanyahu lo sa bene.
    Chi fa pressioni su Nethanyahu ed Israele perché mostri un “sorriso accattivante”? USA? Europa? UN? Quartetto? Tutti insieme?
    Qui credo sia il tema che riguarda l’Iran, tutta la Regione e anche la Palestina.
    Grazie sempre a Tramballi per analisi tanto approfondite.
    fulvio

  • carl |

    ..cosa diranno, cosa penseranno se dico questo o quello, o non lo dico.. Se faccio questo o quello o non lo faccio..se…se.. ecc. ecc.

  • carl |

    Saggio ? Ne “Il Milione” non veniva definito il Vecchio della Montagna? Dunque, Nethanyahu: Saggio/Vecchio della Montagna o pericoloso (ed impenitente…:O) militarista?
    Ma val la pensa di focalizzarsi su Netanyahu? Egli è forse un deo, un semi-deo, o soltanto un mortale che oggi è e domani non più ? E lo dico senza alcun astio, ma con mera logica/razionalità.
    Del resto se Nethanayahu non ci fosse, lo inventerebbero…:o)
    Quello che invece rappresenta e purtroppo, un interrogativo non da poco sia in M.O. che altrove, è lo sviluppo tutt’altro che ludistico del Role Playing o Gioco di Ruolo.. Infatti i giochi di ruolo non sono solo diventati il passatempo o perditempo di tanti giovani e meno giovani, ma anche di “fior fiore” di membri di think tanks i quali, oltretutto, vengono anche profumatamente pagati per giocarci..
    Eppoi diciamocelo francamente, tanti pesonaggi storici ben prima della comparsa dei “giochi di ruolo” non finirono forse per essere, nel loro agire, condizionati ed autocondizionati dal ruolo impersonato e dal cosa diranno, cosa penseranno se..

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