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G8: XX Versus XXI Secolo

G8
Si dirà che era la Siria. O i paradisi fiscali, il nuovo ordine che deve regnare sul sistema fiscale, oppure il grande affare di un mercato transatlantico. La cosa più importante di questo G8, invece, non è stato uno dei temi in agenda ma l’evidenza della scissione fra un mondo – il nostro – che seppure in crisi economica e morale, guarda al futuro; e un altro – quello dei russi ma potremmo dire di altri – che crede nell’immortalità di un vecchio ordine. 

  Non si può dire che la Russia abbia completamente torto riguardo alla Siria. Ancor meno che gli americani abbiano del tutto ragione. Assad sarà un dittatore ma rappresenta una parte della Siria; dall’altra non esiste ancora una alternativa meritevole di fiducia. L’Iran ha il diritto di sedere come gli altri al tavolo di un negoziato perché la crisi siriana ha a che vedere con i suoi interessi nazionali. Non è parte del problema, come si diceva una volta, ma della soluzione di quel conflitto. Ancor più adesso che da Teheran vengono segnali promettenti.

  Su questo la Russia ha giocato un ruolo da protagonista del G8. Anzi, il protagonista, a leggere buona parte della stampa. Il fatto è che la Siria non era la cosa più importante del vertice. E’ una tragedia da fermare con urgenza ma non è una vicenda che cambierà il mondo: la sua continuazione potrebbe contagiare altri Paesi ma la malattia, considerando che ormai in Siria nessuno può vincere e nessuno perdere,  potrebbe anche cronicizzarsi e consumarsi lentamente negli anni, dentro le sue frontiere.

  In ogni caso la Siria – a costo di apparire
cinico – non è il futuro del mondo. E’ piuttosto il suo passato: l’ennesimo
dramma di una regione che i conflitti li sclerotizza, un confronto giocato con
le modalità del domino come ai tempi della Guerra fredda. Su questo la Russia
ha cose da dire, sul resto no.

  La Russia può tenere Bashar Assad in piedi e
svelare la mediocrità americana in Medio Oriente. Ma non ha voce in capitolo
sulla trattativa attorno al grande trattato commerciale Usa-Europa. Un giorno
non lontano potrebbero esserci due grandi poli di scambi e di ricchezza: uno
transatlantico euro-americano e uno in Estremo Oriente diretto da Usa e Cina.

  Ma la Russia, fuori dall’uno e dall’altro, non
ha niente da offrire oltre ai missili alla Siria. Continua a recitare il ruolo
della superpotenza sul palcoscenico retrò della Guerra fredda.  Il pubblico, intanto, affolla l’altro teatro
in attesa di uno spettacolo diverso: quello delle opportunità commerciali,
delle tecnologie, di un nuovo ordine finanziario più trasparente e democratico.

 Un ventennio fa la Russia fu invitata al G7
per rispetto delle paure che aveva sollevato per mezzo secolo e come premio
alla problematica democratizzazione di Boris Eltsin. E’ una eredità della
storia: come i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu,
vincitori di una grande guerra ma pur sempre combattuta 70 anni fa.

  Ai mattoni necessari per costruire un nuovo
ordine economico che sia più trasparente, equo, democratico, Putin può
aggiungere solo zeppe: oligarchi politicizzati, opacità finanziaria, produzione
petrolifera trasformata in arma strategica, un settore manifatturiero
insignificante. Senza il petrolio e l’arsenale nucleare, la Russia di Putin non
varrebbe molto. L’orgoglio, le qualità, la grandezza di una nazione sono mortificate
da uno sciovinismo alla sovietica che quel grande popolo non merita. La Russia
poteva diventare una nuova Atene del mondo, invece è ancora una vecchia Sparta.

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  • tontoperonotanto |

    Sia nel XX secolo che nell’attuale XXI, gli Stati rimangono Hobbesiani, mentre i loro rapporti continuano ad essere para-darwiniani.. Come andrà a finire in questa gara condotta con un mix di forza e furbizia ?

  • mdpanurge |

    Cher Tramballi,
    chi è sostenitore della “mondializzazione” dice che ha ridotto la povertà. Nella fattispecie avrebbe portato centinaia di migliaia di persone a “godere” di un reddito almeno triplo di quello, subminimo, del dollaro pro capite giornaliero..
    Chi è critico, anzi sempre più critico nei riguardi della “mondializzazione” (o globalizzazione, come si dice in Italia) addita tutte le grane, la perdita (per delocalizzazione o altro) di molti posti di lavoro e l’incertezza per molti altri, avvenuti in aree del ricco occidente..
    Come valutare la proposta statunitense ? E’ da vedere all’interno del più ampio fenomeno della “mondializzazione”, oppure no ? Allo stato delle cose la faccenda è poco chiara ma, in ogni caso, come diceva quel marpione di Kissinger, in ogni iniziativa geopolitica, comprese oggigiorno anche quelle di natura mercantile, c’è uno o più fini non sempre esplicitati, palesati, nè rilevabili di primo acchito.
    Anzi spesso li si cela con qualche espediente o facendo leva su qualche diversivo.

  • carl |

    Sulla stampa hanno già fatto la battuta “Ecco la NATO del MERCATO”..:o)
    Mercato transatlantico..? C’è pure un club “ATLANTIK BRUCKE”..Non c’è dubbio, in un modo o in un altro, si tende a collegare le due sponde…:o) Ed anche le due Americhe (NAFTA/..), vien da chiedersi, tra l’altro se con la trovata del mercato transatlantico non si tenda a cogliere i classici due piccioni..?
    Ammesso e non concesso che fosse paritariamente e geo-politicamente auspicabile, l’accordo ipotizzato/proposto rimedierebbe alla globalizzazione improvvisata, o malaglobalizzazione..? Genererebbe effettivamente quel paio di milioni di posti cui qualcuno ha accennato ..? Di quà o di là dell’Atlantico..? E quelli risparmiati durante le trattative o “transatlantic rounds”..? Sarebbe forse sorprendente che alla fin fine risultassero essere di più gli esuberi, i posti di lavoro scomparsi, che quelli nuovi, vista l’aria e la prassi che tira..?

  • ddp |

    mi piace leggere anche i commenti, perchè aiutano a capire meglio

  • Cafe79 |

    Caro Ugo,
    Sicuramente la Russia usa schemi da ventesimo secolo, ma la vecchia scuola diplomatica di matrice sovietica si è rivelata vincente. Ho sentito ieri, da Cameron, se non erro, che si sarebbe potuto emettere un comunicato G7: per isolare il gigante russo, che paralizza il G8. Ovviamente, non se ne è fatto nulla.
    Ugo, mi chiedo se certi atteggiamenti occidentali non siano più antiquati ancora, stile società delle nazioni. Che aveva escluso grandi potenze, pagandone poi le conseguenze.
    La vera lesson learned sulla Siria è che la Russia è stata sottovalutata. You cannot put pressure on Russia.

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