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Mitt von Bismarck

    

Romney
Probabilmente voleva provocare un “bang”. Ha fatto solo “puf”. Bandiere, insegne di battaglia, giovani cadetti in divisa bianca schierati a ferro di cavallo attorno al podio: un ordine più sovietico che americano nella foto dall’alto, pubblicata nella notte dal New York Times sul suo sito.

  Si attendevano fuochi d’artificio neocon nel discorso sulla politica estera, in particolare sul Medio Oriente, annunciato da Mitt Romney. La sala era da Purple Heart: la Hall of Valour dell’Istituto militare della Virginia, Lexington. “E’ responsabilità del presidente usare la potenza americana per forgiare la Storia, non guidare dalla retroguardia, lasciando il nostro destino alla mercé degli avvenimenti”, ha detto il candidato repubblicano. Il senso era un po’ vetero-coloniale, stile Rudyard Kipling. Ma lui non se ne deve essere accorto.

  Mitt Romney non ha detto altro di rilevante, posto che quella frase lo fosse. Durante la campagna per le primarie c’era da conquistare il cuore ultra-conservatore del Partito repubblicano catechizzato dal Tea Party.  Nelle presidenziali vere e proprie, come in tutte le elezioni del mondo, il Santo Graal è il centro moderato. Così Romney non ha ripetuto che la Russia è il nemico geopolitico numero uno, che la Cina va presa a schiaffi né che bisogna bombardare al più presto l’Iran e tagliare gli aiuti economici all’Egitto e a tutti i Paesi arabi dove i partiti islamici vincono le elezioni (democratiche, mannaggia!).

  Il candidato repubblicano ha genericamente
attaccato. L’alternativa alla politica estera moderata di Obama fino a ieri era
riproporre quella militarista di George Bush: ma non ci sono più i soldi né la
voglia per altre avventure militari. Oppure allinearsi a Vladimir Putin che si
ostina a rappresentare un mondo che non c’è più, quello bipolare Usa-Urss: ma
il mondo è ormai fatto da molti attori più importanti, dinamici, qualcuno
potenzialmente più pericoloso della Russia.

  Romney non ha nemmeno citato George Bush nel
suo discorso, si è guardato dal minacciare la Russia e non ha detto che Israele
ha il diritto di bombardare l’Iran. Il suo problema è che fra Bush/Putin e
Barack Obama non ci sono altre opzioni che possano definire il ruolo degli
Stati Uniti nel XXI secolo. Quello di Romney è stato il discorso “di chi non ne
sa molto di politica estera”. Un discorso “buono, ma in realtà pieno di
banalità”, ha commentato Madeleine Albright. Il suo è evidentemente un giudizio
di parte: è stata il segretario di Stato nel secondo mandato Clinton. Ma è una
che di diplomazia se ne intende.

  Non è tuttavia questo che determinerà il
vincitore delle elezioni del 2012. Questa volta la politica estera conta poco. Nemmeno
i soldati che continuano a morire in Afghanistan spostano voti importanti: comunque,
per non sbagliare, a Lexington il repubblicano non ha nemmeno ripetuto la sua
proposta di restare laggiù fino alla vittoria. Mitt Romney non è decisamente un
Otto von Bismarck ma in Ohio gli ultimi sondaggi lo danno comunque in vantaggio
su Barack Obama.

 

 

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  • doretta davanzo poli |

    interessante l’articolo, divertente il commento di Carl. Grazie

  • carl |

    Ma che “produttività”, Dott Tramballi..! Syriana è rimasto in cartellone/blog solo per un paio di giorni..Ah, se alle catene di montaggio la emulassero..:o) Nelle varie associazioni industriali (Confindustria, Medef, ecc.) sembrerebbe di essere alla NASA quando questo o quel lancio va per il verso giusto..
    Stavolta un commento autostringato..
    Romney ? Non ha anche Lei l’impressione che l’establishment l’abbia scelto per la sua telegenia? Sembra uscito dalla serie televisiva “DALLAS”..:o)
    Se mi sbaglio me lo dica.. SEmpre sorridente (cheese), basette schiarite, allure e gestualità grintose e volitive (insomma da winner e, ovviamente, come da copione), moglie biondissima e Wasp (come lui). Mentre di fronte c’è il “bovero negro”, certo emancipato ma, così, tanto per curare l’immagine esterna degli USA e, comunque, come accaduto alcuni anni fa (prima che Obama fosse eletto) nella serie televisiva “24”, dove si vedeva in anticipo l’avvento di un presidente di colore e (e veramente scuro, un real black american..)
    Non plus ultra. Sono arrivato alle colonne di Ercole del commento..Mi fermo qui.

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