19 maggio 2012 - 19:05
Serve ancora la Nato? Forse si
A molti sembrerà una perdita di tempo e di risorse che in una stagione così lugubre per il capitalismo occidentale, la sua versione militare, la Nato, si riunisca a Chicago nel rito annuale di un summit. E’ come se i capi di Stato e di governo dei 28 membri dell’Alleanza atlantica fossero fuori tema mentre la Grecia fallisce, le banche Usa sbagliano investimenti, i giovani sono senza lavoro e il vero pericolo dell’Europa non sono i comunisti ma le agenzie di rating americane.
Anche se per denaro speso, potenza di fuoco, arsenali nucleari, numero di associati e di Paesi “amici”, la Nato è la più grande e attiva alleanza militare del mondo, è legittimo chiedersi a cosa serva. La sua missione originale si è conclusa 23 anni fa con la fine del blocco sovietico. Nel 2014 uscirà dall’Afghanistan, apparentemente il suo primo e ultimo campo di battaglia nella definizione classica del termine.
L’Afghanistan dal quale se ne vogliono andare tutti, è solo la questione più urgente ma non la più importante per il futuro dell’Alleanza. Il problema vero è dare a se stessi un senso e un ruolo. Nel suo primo mezzo secolo di vita la Nato non ha dovuto faticare a darseli: li definivano automaticamente l’Urss e il Patto di Varsavia. Terrorizzata di essere vittima della sua stessa vittoria, di diventare cioè obsoleta come il fronte comunista dissoltosi, nel ventennio successivo l’Alleanza si è data una nuova vocazione: è uscita dal suo terreno naturale europeo, ha cessato di fare solo esercitazioni passando invece a missioni militari vere: Bosnia e Herzegovina, Kosovo, Iraq (solo addestramento agli iracheni), missioni navali antiterrorismo, Afghanistan, Libia. Sui risultati di alcune di queste attività si può discutere ma l’Isaf afghana ha saputo mettere insieme in varia misura 28 alleati, 22 partner extra Alleanza e le Nazioni Unite. Vent’anni di operazioni vere, sul campo, a volte combattendo, sono state fondamentali per cementare comportamenti e solidarietà di un’alleanza militare.
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