Chi salverà l’Ucraina

Non avevamo la gente perché nessuno pensava che avremmo potuto vincere”, ammise nel 2016 Steve Bannon, l’aedo del populismo americano, primo ideologo di Donald Trump. E’ per questo che la sua fu un’amministrazione caotica i cui membri venivano settimanalmente nominati e licenziati.

Questa volta sarà diverso se alla fine davvero l’ex presidente repubblicano verrà rieletto. La squadra è quasi pronta; le leggi, le “riforme”, gli ordini esecutivi presidenziali, già scritti. Heritage Foundation, lo storico think-tank conservatore, atlantista quando lo era il partito repubblicano, ora assertore dell’unilateralismo più estremo, ha già definito le priorità. Questa volta Donald Trump sarà pronto dal “day one” della sua presidenza, a stravolgere l’America e il mondo.

Non era facile prevedere che nel secondo anniversario dell’aggressione russa, la minaccia più grande all’Ucraina non sarebbe venuta da Mosca ma da Washington: oggi dalla Camera dei Rappresentanti a maggioranza repubblicana, che respingerà ancora il pacchetto di aiuti militari; domani forse dalla stessa Casa Bianca che lascerà fare ai russi. Non saranno solo liberi di continuare ad aggredire un’Ucraina male armata ma anche di attaccare i paesi europei inadempienti.

Dopo due anni di coraggiosa resistenza non solo è legittimo temere che l’Ucraina possa soccombere. E’ lecito immaginare in un futuro non lontano un allargamento del conflitto: una guerra europea. Nel suo tradizionale modo di esprimersi – aggressivo e dalla profonda ignoranza sui temi che tratta – Donald Trump pretende che, dall’Asia all’Europa, gli alleati paghino per la loro difesa. Giapponesi e coreani del Sud già spendono ingenti somme per far funzionare le basi americane nei loro paesi. Le nazioni europee a ridosso della Russia hanno superato il 2% del Pil per la Difesa. La Polonia spende il 3,9%: più degli Stati Uniti (3,5).

Se nei suoi comizi malati Donald Trump si limitasse a insistere come avevano fatto Barack Obama, lui stesso e Joe Biden, perché tutti i membri della Nato raggiungessero il fatidico tetto nazionale del 2%, avrebbe solo ragione. Era stato concordato nel 2014 e per ora solo 11 dei 31 membri dell’Alleanza Atlantica lo hanno raggiunto. Ma Trump minaccia di dare gli inadempienti in pasto a Vladimir Putin: “Ne faccia quel diavolo che vuole”.

Bisognerebbe ridere. Invece è una specie di preannuncio dell’asse russo-americana che potrebbe nascere se l’ex presidente vincesse il prossimo martedì 5 di novembre. Non quella collaborazione proficua che ridusse gli arsenali nucleari, fra Ronald Reagan e Michail Gorbaciov, fra Bill Clinton e Boris Yeltsin. Ma una gang formata da Donald Trump e Vladimir Putin: fra un palazzinaro newyorkese ignorante di geopolitica, perseguito da 91 capi di accusa; e l’uomo che ha trasformato la Russia in una satrapia energetico-militarista europea, nella quale gas e petrolio finanziano gli arsenali, non il futuro del paese. Quest’anno le spese militari aumenteranno del 60% e incideranno per il 7,5% sul Pil: Trump ne sarà sicuramente incantato.

Nel secondo anno di una guerra nel cuore d’Europa, giusto alle porte del nostro continente, sul nostro stesso mare, a Gaza c’è un altro conflitto: anche questo rischia di allargarsi. Davanti a simili pericoli e al rischio che fra meno di un anno l’America sia governata da Trump, i paesi Ue e gli europei della Nato (in gran parte gli stessi) hanno l’obbligo di affrontare la realtà che li circonda. Una politica estera e di difesa veramente autonome e comuni sono ormai una necessità.

A fine dicembre, quando l’assemblea generale dell’Onu aveva approvato il cessate il fuoco a Gaza, i paesi dell’Unione avevano votato in ordine sparso: 17 a favore, 2 contro e 8 (più la Gran Bretagna) si erano astenuti. Le sensibilità nazionali dei 27 verso le minacce che li circondano, continuano a dipendere dalla geografia: tutti i paesi Ue al confine con la Russia hanno raggiunto e superato il 2% da tempo. La Spagna a fatica arriva al’1%. L’Italia è all’1,46% e forse raggiungerà la soglia concordata fra l’anno prossimo e il 2028. Sono dovuti passare quattro mesi di guerra a Gaza perché governo e opposizioni concordassero un’evidenza: che il diritto d’Israele a difendersi è sacrosanto quanto i limiti che quel diritto deve avere. Nel nostro Parlamento siedono almeno due partiti nei quali i sostenitori di Putin non sono pochi. E recentemente l’ex premier Giuseppe Conte ha affermato di “non tifare” per Joe Biden né per Donald Trump.

Valutando come gli europei dell’Unione e della Nato si stanno attrezzando nell’eventualità di restare soli, senza l’America e in mezzo a due guerre, il giudizio del New York Times non è incoraggiante: “Troppo poco e troppo tardi”.

 

 

  • habsb |

    “Invece è una specie di preannuncio dell’asse russo-americana che potrebbe nascere se l’ex presidente vincesse il prossimo martedì 5 di novembre.”

    Ma è proprio quello che ci vorrebbe: un asse russo-americano (da cui l’Europa non potrebbe essere esclusa) per riunire tutti i popoli che si richiamano da vicino o da lontano alla civiltà romana, e che vogliono impedire il disegno cinese di dominazione mondiale.
    La Cina è oramai di gran lunga la prima economia mondiale in termini di PIL a parità di potere d’acquisto (l’unico che abbia senso) e lasciare che le si aggreghi la Russia, con le sue immense risorse geostrategiche e militar-nucleari significa condannare l’occidente a una sfida persa in partenza
    Almeno questo il “palazzinaro newyorkese” l’ha capito. A differenza della lobbie neocon che controlla la Biden Crime Family.

  • carl |

    Chi salverà l’Ucraina? Un compromesso, nel senso che dovrebbe finire per accettarlo, così come l’hanno accettato Cuba e Spagna, ove gli USA e UK hanno da parecchio tempo un “pied-à-terre”..E così come il Nord Irlanda è stato da secoli inglobato nel Regno Unito, anche se sembra intravedersi la prospettiva di un’Irlanda unita. E così come Cipro è risultata divisa in due.
    Quanto al pericolo che correrebbero i Paesi dell’UE, è uno pseudo argomento cui ricorrono coloro che vogliono congiunturalmente favorire le industrie di armamenti.. D’altronde (ammesso e non concesso che non abbia finora fatto finta..) come è possibile credere che l’Armata russa (non quella Rossa..:o) che da due anni è impantanata in un quarto o quinto circa del territorio Ucraino, possa sfondare ed invadere anche i Paesi UE…? Potrei anche ammetterne la possibilità, ma solo se potesse contare sull’esercito cinese, ma quello russo da solo assolutamente no, a meno che non ricorresse a una pioggia di ordigni nucleari tattici che spazzerebbero in un baleno tutti gli euro-eserciti..
    Ma in tal caso potrebbe scoppiare una guerra nucleare UE-Russia, alla quale forse/prob (facendo leva sull’esistenza dell’ampio oceano Atlantico) si dichiarerebbero subito estranei e neutrali gli USA.. Ma in caso di guerra nucleare UE-Russia, quel che è certo è che oltre ad un corposo sfoltimento demografico, gran parte dei relativi territori diverrebbero a lungo inabitabili/invivibili..
    E come disse anni fa una persona nota : “Se sbaglio mi, corriggerete..:o)”.

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