L’uomo che volle farsi re

Una giornata nei quotidiani indiani: grazie anche alla demografia, la diffusione dei giornali cartacei è di oltre 400 milioni di copie al giorno. La pagina pubblicitaria che precede la prima, è interamente dedicata alle realizzazioni di Narendra Modi in Tamil Nadu. Altra pubblicità nella testata della prima pagina autentica: Modi promette l’80% di sconto agli agricoltori che comprano un drone.

Pagina 5, di apertura: “Visitate la più grande expo del tessile globale”, con foto del premier; nella 6 Modi inaugura l’Istituto Centrale di Yoga. Di spalla una cronaca, con foto di Modi che critica il Congress.

Molto più spazio nella 7 alla preghiera al tempio sommerso di Dwarka, ritenuto la casa di Krishna. Modi in padmasana, la posizione del loto con scafandro da palombaro, circondato dai sommozzatori.

Un’esperienza davvero divina”, commenta il premier. “Più del coraggio è stata la fede”, aggiunge l’entusiasta cronista.

E’ così tutti i giorni, anche lontano dalla campagna elettorale, in quasi ogni quotidiano. “Il Signor Modi è il governo dell’India e lui è il responsabile del bene e del male”, commenta Palaniappan Chidambaram, uno dei leader del Congress ed ex ministro delle Finanze. “Tutti gli altri – ministri, leader del Bjp, parlamentari e perfino chief minister degli stati dove il partito governa – sono stati ridotti all’irrilevanza. L’ironia è che sembrano felici di essere irrilevanti”.

Ricostruendo il suo incontro trent’anni fa con un Modi ancor giovane ma già molto ambizioso, lo psico-analista e filosofo Ashis Nandi sosteneva di non avere avuto dubbi “di trovarmi davanti a un classico caso clinico di fascismo”. Il suo non voleva essere un insulto né un giudizio politico. “Per me fascista è una categoria diagnostica che comprende anche i tratti della personalità: rigidità puritana, limitatezza di vita emotiva, uso massiccio di ego”. Col tempo, secondo un suo biografo, Modi avrebbe imparato ad essere “radicale quanto serve e sufficientemente moderato”, usando magistralmente i due comportamenti. E’ per questo che governerà per un terzo mandato come fece solo Jawaharlal Nehru, il fondatore dell’India moderna.

Vengo da una famiglia povera, io la povertà l’ho vista”. Da quando è in politica, è il mantra di Narendra Modi per sottolineare il contrasto fra le sue origini e quelle aristocratiche dei Nehru-Gandhi. Modi era nato nel 1950 a Vadnagar, Gujarat, lo stesso stato del Mahatma Gandhi. Apparteneva ai Ghanchi: produttori di olio vegetale, definita dalla burocrazia indiana una delle “altre caste inferiori”.

Ma nella complessità sociale del paese, più che povera, la sua famiglia era a metà strada fra quella condizione e la piccola classe media meno abbiente. La famiglia aveva un frantoio e un chiosco di te alla stazione del villaggio. Dopo la scuola Narendra faceva il chai wala”, portava bicchieri di te ai viaggiatori in transito.

I segni di un destino non comune apparvero subito: a sei anni incominciò ad appassionarsi di politica e a 8 divenne un “volontario bambino”, una specie di balilla dell’unità locale del Rashtriya Swayamsevak Sangh, l’Rss, il movimento estremista hindù – cultura e militarismo – il cui prodotto politico sarebbe stato il Bjp, il Partito popolare indiano. L’idea dell’Hindu Rashtria, una nazione di soli hindu, era e resta l’alternativa al nazionalismo laico e inclusivo del Congress. Nathuram Godse, l’assassino del Mahatma, era dell’Rss: sono molti i deputati del Bjp che lo considerano un patriota. Con una certa arroganza, durante la campagna elettorale Modi ha sostenuto che all’estero nessuno conosceva Gandhi prima del film di Richard Attenborough del 1982.

All’età di 4 anni i genitori avevano arrangiato per Narendra un matrimonio con una bambina poco più giovane, chiamata Jashodaben: una tradizione diffusa. Non è chiaro se negli anni successivi, diventando adolescenti i due avessero convissuto sotto lo stesso tetto, ciò che rende completo un matrimonio. Ma il giovane Modi era già stato rapito dalla politica e dalla fede, diventate una causa dell’altra. A 17 anni partì verso l’Himalaya per un lungo pellegrinaggio, incerto se entrare in un monastero o arruolarsi nell’esercito. Alla fine scelse la militanza politica. Sarebbe tornato a Vadnagar poche altre volte e per breve tempo.

Il matrimonio con Jashodaben rimase un segreto fino alle elezioni del 2014: per candidarsi alla Lok Sabha, il Parlamento, la legge imponeva la presentazione dello stato di famiglia. Modi fu costretto ad ammettere il matrimonio ma avrebbe continuato a ignorare la moglie, senza però concederle il divorzio.

Tredici anni prima, nel 2001, era diventato chief minister, il premier del Gujarat. Lo sarebbe stato fino al 2014 quando appunto si candidò a guidare l’India, dopo aver scalato con pazienza i vertici del Bjp.

L’esperienza nel Gujarat sembrò interrompersi all’inizio, a causa di un pogrom contro i musulmani, provocato dagli hindu. Modi fu accusato di non averlo impedito ma la commissione d’inchiesta lo scagionò.

Il Bjp era il partito delle caste più altre, il Congress dei più diseredati. Il successo di Modi è stato mantenere le prime con una particolare attenzione alle necessità del business privato, e conquistare i più poveri con programmi sociali d’impatto.

Ma è nella cura della personalità, destinata a creare culto, che Modi si distingue. “Il primato della personalità di un leader è nella tradizione dell’India: Jawaharlal Nehru e sua figlia Indira Gandhi erano protagonisti assoluti”, dice Ashley Tellis”, esperto di India alla Carnegie di Washington. “Ma non si era mai visto un così astuto uso della macchina di governo nel proiettare la personalità di Modi sia a livello nazionale che internazionale”.

Non è tuttavia di poco conto il ruolo dei fratelli Bipin e Jitrenda Chauhan, i sarti di “Supremo Menswear” di Ahmedabad, Gujarat. L’immagine pubblica e l’attenzione fino ai dettagli del guardaroba, sono un segno distintivo della personalità di Narendra Modi. I fratelli Chauhan hanno avuto una parte importante nel costruirla, vestendolo per decenni; loro hanno creato per lui la versione a maniche corte del kurta, la camicia che scende fino alle ginocchia, e consigliato il turbante da indossare a seconda del pubblico al quale avrebbe dovuto parlare.

L’insperato successo elettorale delle opposizioni alle ultime elezioni ha più di un significato. Forse il più importante è il rifiuto dell’opinione pubblica indiana dell’obiettivo al quale Narendra Modi voleva arrivare nel terzo mandato, dopo averlo costruito nei primi due: l’idea di un solo leader, un solo partito e una sola religione per un paese invece molto più complesso.

Modi è ancora popolare”, commenta Pratap Bhanu Mehta, uno dei più lucidi oppositori del Bjp e del suo leader. “Tuttavia quello che la gente ha visto nella campagna elettorale non era un leader ma una figura auto-celebrativa, un prigioniero delle sue illusioni di divinità. E, come sempre, è l’amore per se stesso la causa della vulnerabilità” di ogni personaggio.

 

 

 

  • carl |

    All’esperto hindologo Ashley Tellis consiglierei di non focalizzarsi su Modi e l’India, bensì di osservare politici, mondo e prassi politiche a 360°.. E (meglio tardi che mai..) vedrà che la Sua affermazione: ” Non si era mai visto un così astuto uso della macchina di governo nel proiettare la personalità di Modi sia a livello nazionale che internazionale”, vale e vige per l’appunto a 360°, e cioè ai 4 punti cardinali di questo nostro mondo, sempre più problematico, inquieto ed incerto..
    Detto ciò, aggiungo che un emulo del nostro Machiavelli sarebbe sicuramente entusiasta di dedicare anche a Modi una versione attualizzata della nota e machiavellica fatica “Il principe”, ribadendo e sottolineando che è tutt’ora la valida quella fondamentale raccomandazione ivi espressa che: “..il Principe deve apparire..”, ossia che deve avere una estrema e particolare cura delle apparenze, come per l’appunto raccomandano quei consulenti ad ogni personaggio politico della cui immagine pubblica si occupano ghiottamente retribuiti.. Ed in particolare preparandogli, ovviamente, anche il discorso che leggerà in ogni sua pubblica apparizione, suggerendogli magari anche di proprompere in adeguate ed opportune esternazioni aventi l’aria di essere state apparentemente improvvisate e dette “a braccio”..! E va da sè che i consulenti/cortigiani in questione si occupano anche dell’abbigliamento. E non soltanto se il personaggio politico di cui curano il “look” sia di sesso femminile..
    Infine, visto e considerato il progetto “Hindu Rashstria”, o di nazione identitaria di soli hindù, potrebbe fare il paio/gemellaggio con l’analogo progetto di “Yehudiland”.. Nonchè di altri ed eventuali progetti simili che potrebbero essere promossi qua e là nel mondo, nonostante gli immancabili annessi, connessi, ecc…

  • habsb |

    Peccato non aver parlato anche delle realizzazioni stupefacenti di Narendra Modi
    Ad esempio il PIL PPA pro capite, l’unico che abbia senso, è cresciuto sotto il suo mandato (dal 2014 a oggi ) del 50%
    In confronto, in USA la crescita è stata del 19%, in Italia e Russia del 10%, in Francia dell’ 8% e in Germania del 5%
    Fra i grandi solo la Cina ha fatto leggermente meglio con una crescita del 60%

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