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Ancora a cento secondi dalla fine del mondo

doomsday-clock-2021-31
Quest’anno, ad autunno, Slow News compirà dieci anni. Non credo ci saranno celebrazioni, feste né botti. Solo il rimpianto di un altro decennio volato via, sprecato fra guerre, crisi, conflitti, ondate di profughi, estremismi religiosi e laici, sovranismi crescenti, forme palesi di neo-fascismo e puzza di antisemitismo.

Però una sana tradizione questo blog l’ha acquisita e consolidata: ricordare ogni anno il rapporto del Bulletin of the Atomic Scientists di Chicago che, grazie alla capacità analitica di questi ultimi, ci dice quanto siamo vicini alla mezzanotte nucleare: all’Armageddon, alla fine del mondo causata dalla cecità e dalle ambizioni degli uomini. E’ un’unità di misura teorica ma non così teorica.

Possiamo fare un respiro di sollievo: i saggi di quest’organizzazione creata nel 1945 da Albert Einsten e dagli scienziati pentiti che parteciparono al Progetto Manhattan, la prima bomba atomica sganciata su Hiroshima, hanno deciso che la situazione non è peggiorata rispetto all’anno scorso. https://thebulletin.org/doomsday-clock/current-time/

Peccato che quello fosse il punto più vicino al disastro da quando esiste il bollettino: cento secondi alla fine del mondo. Uno starnuto e saltiamo in aria. Nel 2019 e ’18 eravamo a due minuti; a tre nel 2016. E’ dal 2010 che il Doomsday Clock, l’orologio del giorno del giudizio, scende verso l’ora zero. Solo nel 1953 era arrivato a due minuti, a tre nel 1984, per citare gli anni peggiori della Guerra fredda. A quei tempi John Simpson, uno dei fondatori del Bulletin, era convinto che le lancette non si sarebbero mai allontanate oltre i 15 minuti dal disastro, ad essere molto ottimisti. Nel 1991, invece si arrivò a 17 minuti: “una nuova era” nel disarmo nucleare, durata tuttavia poco.

Già due anni fa gli scienziati avevano chiamato “new abnormal” l’incapacità globale di dare risposte alle minacce esistenziali che gli stessi uomini avevano creato. Ora che c’è anche il Covid, il difetto è diventato cronico. “Sebbene letale su scala massiccia”, dice il bollettino 2021, “la pandemia non è una minaccia esistenziale. Ma le sue conseguenze sono gravi e saranno durevoli. Si tratta comunque di una sveglia storica, una vivida illustrazione che i governi e le organizzazioni internazionali sono impreparate” a gestire la pandemia come lo sono sui cambiamenti climatici e la proliferazione nucleare.

E’ profondamente deplorevole che la risposta globale alla pandemia in quest’ultimo anno abbia esplicitamente confermato molte delle preoccupazioni che esprimiamo da decenni”. Fino a qualche tempo fa l’unità di misura del Doomsday Clock erano gli arsenali, il controllo o la moltiplicazione delle testate nucleari. Da qualche anno, sono tre: il nucleare militare, appunto, i mutamenti climatici e le tecnologie distruttive. Creare armi convenzionali supersoniche, miniaturizzate e potenti quanto un piccolo ordigno nucleare, per esempio, è una minaccia quanto l’atomica. “Ciò che connette i tre problemi è la convinzione che, avendoli creati, gli uomini possano controllarli”, sostengono gli scienziati, raccogliendo le ultime speranze.

Corollari del nucleare, dell’ambiente e delle tecnologie negative, sono sempre di più le epidemie, il rifiuto delle verità scientifiche e “la continua corruzione dell’eco-sfera dell’informazione, dalla quale dipendono la democrazia e il processo decisionale pubblico”. Un’incontrollata disinformazione su Internet “può avere conseguenze drammatiche durante una crisi nucleare”.

Quando i sostenitori di Donald Trump hanno preso d’assalto il Campidoglio di Washington, gli scienziati di Chicago stavano ancora scrivendo il loro bollettino. Viste le immagini sconvolgenti, per essere ancora più chiari hanno aggiunto: “Il nucleare, i mutamenti climatici e la disinformazione giustificano lo spostamento delle lancette” verso l’ora zero.

La pandemia alla fine non è che un presagio, “un inequivocabile segnale che accadrà di peggio se leader e istituzioni non realizzeranno riforme ad ampio raggio. La prossima volta potrebbe essere molto peggio”. Good night and good luck, diceva Edward R. Murrow, alla fine delle sue celebri trasmissioni alla CBS. Erano i tempi del maccartismo. Saccheggiando quel maestro di giornalismo e indipendenza, anche a me piace spesso chiudere così, in questi tempi ugualmente cupi.

Http://www.ispionline.it/it/slownews_ispi/

Allego l’accesso all’annuario Ispi 2021 e un mio articolo sull’India pubblicato nell’ultimo Global Watch di Ispi.

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-mondo-al-tempo-del-covid-lora-delleuropa-29152

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/india-rischio-unoccasione-unica-29173

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  • habsb |

    egr. sig. Carl

    anche nella plastica, la Cina è di gran lunga il primo inquinatore, con un quantitativo di rifiuti plastici che già 10 anni fa era di 60 milioni di tonnellate all’anno, e ha certamente raddoppiato, come il PIB, costituendo quindi un contributo più importante di USA, Europa, Russia tutte insieme.

    Non credo che l’opposizione decisa alla Cina popolare condurrebbe ad una guerra termonucleare. Cio’ non si è verificato durante la guerra fredda contro l’URSS, malgrado gli arsenali nucleari non fossero certo assenti. Per quanto accecati dal potere, i leader di entrambi gli schieramenti sanno benissimo che una tale guerra distruggerebbe la civiltà e la vita sul pianeta riducendola al minimo.

    Basterebbe proseguire e intensificare la linea dura di guerra commerciale iniziata da Trump e Pompeo, associandovi Europa, Giappone, Taiwan, Corea e Oceania, e tutti i paesi democratici.
    Niente più scambi commerciali, niente più accesso dei cinesi in Occidente, niente più finanziamenti occidentali in Cina o cinesi in Occidente.

    Non abbiamo nessun bisogno della Cina o dei cinesi.

  • carl |

    @habsb
    Non siamo a “Lascia o raddoppia” o simili, sicchè rispondendo alla domanda non intascherà il becco di un quattrino…:)
    “Quale Paese (cioè quale popolazione) non ha partecipato, o vi ha partecipato del tutto marginalmente, all’inquinamento dei mari ? In primis con “plasticame”, eppoi con tanti altri inquinanti massicciamente prodotti e pubblicizzati e in esso scaricati?”
    Va da sè che non intendo generalizzare, insinuando che il “plasticame”ambientalizzato sia un’opera cui tutti abbiano contribuito, tuttavia è più che probabile che sia opera del menefreghismo, indifferenza, ignavia, irresponsabilita, ecc.di una corposa maggioranza di umani.
    Quanto all’Asia Maior -di cui la Cina è la maggiore entità- confesso di essere innanzitutto un’estimatore delle culture ivi emerse, per non parlare degli apporti ed invenzioni specificamente cinesi e cioè la bussola, la stampa, la seta, la carta moneta, polvere pirica (che non ha solo applicazioni belliche) l’agopuntura..
    E se, probabilmente, nel 1938 sarebbe stato il caso di cercare di limitare “l’irrazionale esuberanza” (Greenspan dixit, ma che può anche non essere di natura economico-finanziaria) della Germania nazista, che allora sommava una trentina di milioni ca. di abitanti? Cui l’Italietta nostra si era teatralmente e bluffamente accodata.. Il fatto è che se a qualcuno venisse in mente di perserverare ed insistere nel considerare minacciosa e/o geo-politicamente concorrenziale l’attuale Cina (abitanti 1,4 miliardi) e di fare ciò che nel 1938 non fu fatto nei confronti della Germania… E cioè che, se come Lei dice (e non pochi altri pensano e progettano) l’intero occidente si opponesse alla Cina, ciò potrebbe finire per condurre a delle conseguenze che sarebbero assai amare per tutti.
    Infatti, se nel 1938 e nel peggiore di casi (guerra) tutto si sarebbe magari risolto ad armi “convenzionali”, oggigiorno invece finirebbe probabilmente per esserlo (glocalmente, ecologicamente, agricolarmente, ecc.) con armi termo-nucleari..
    E in merito alla pandemia? Sarà x un’altra volta.

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