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Suicidi democratici

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A novembre, a Washington, assistendo in diretta al Campidoglio alle testimonianze dei collaboratori del presidente sul caso Ucraina, mi ero convinto che Donald Trump non sarebbe stato eletto per un secondo mandato. E che a quel punto, con i testimoni che inchiodavano il presidente e quel losco personaggio di Rudolph Giuliani, solo i democratici avrebbero potuto rimetterlo in gioco.

Detto fatto. Il caucus dello Iowa e la primaria del New Hampshire hanno fatto risorgere Donald Trump. Il presidente è sempre lo stesso: arrogante, grossolano, con un’evidente natura autoritaria. Anche William Barr, convinto che non ci sia differenza fra essere ministro della Giustizia e contemporaneamente avvocato del presidente, si è lamentato dei tweet di Trump. In una conferenza nel New Jersey, John Kelly, ex generale dei Marines ed ex chief of staff della Casa Bianca, ha fatto l’elenco delle illegalità e dei fallimenti del suo ex datore di lavoro: dal congelare gli aiuti militari all’Ucraina per un vantaggio personale al nucleare della Corea del Nord; dagli insulti agli immigrati che invece “sono in grandissima parte persone per bene”, agli strani contatti con la Russia; dalla stampa “nemica del popolo”, al perdono di militari condannati che destabilizza il sistema.

Intanto Donald Trump sale nei sondaggi: 49%, non ci era mai arrivato da che è presidente. Non è da paese occidentale che il Senato stabilisca l’innocenza del presidente senza svolgere un processo, rifiutando di ascoltare i testimoni. Ma i democratici dovevano prevederlo: oggi l’evidenza delle prove è meno importante della “verità alternativa” che non richiede di essere dimostrata. E la dichiarazione più surreale è quella di Bernie Sanders, dopo la vittoria della primaria nel New Hampshire: “E’ l’inizio della fine di Donald Trump”.

Una evidente prova del disorientamento democratico è la lettura dei commentatori del New York Times. Tom Friedman è diventato lo sponsor ufficiale di Michael Bloomberg; Charles Blow è il principale accusatore di Bloomberg, “un razzista”; per Nicholas Kistof il problema è Sanders e Frank Bruni diffonde cinismo. Gail Collins cerca “il vero antidoto” da Trump e lo trova in “Ralph”, il nome comune dell’elettore comune degli swing states: Colorado, Florida, Iowa, Michigan, Minnesota, Ohio, Nevada, New Hampshire, North Carolina, Pennsylvania, Virginia e Winsconsin che nel 2012 avevano votato Obama e nel 2016 Trump.

E’ troppo presto per capire come andrà nel campo democratico: Iowa e New Hampshire non sono rappresentativi. Nei commenti la grande stampa scritta e televisiva americana si è fatta prendere dalla sindrome italiana: sono in campagna elettorale permanente e ogni dichiarazione, anche la più banale, divide vincitori e vinti. Sarà tutto più chiaro molto presto. Martedì si vota in Nevada, il 29 in South Carolina. Poi il 3 marzo ci sarà il Super Tuesday: i democratici votano in 15 stati fra cui Texas, California, Massachusetts e Virginia. Ma se la mattina del 4 marzo non ci sarà un candidato sopra tutti gli altri e non sarà quello capace di unificare le anime del partito, per i democratici saranno guai. In Iowa e New Hampshire l’affluenza alle urne è stata bassa e secondo i sondaggi il 60% degli elettori del quasi ottantenne Sanders, in maggioranza giovani, dice che se il candidato finale alla presidenza non sarà il loro, non voteranno democratico.

Intanto Donald Trump decide di perdonare Roger Stone, faccendiere e suo ex consigliere, condannato per ostruzione alla giustizia, per aver mentito al Congresso e per minaccia ai testimoni. Le cronache riferiscono che gli agenti del servizio segreto incaricato della sicurezza del presidente, devono pagare a spese dello stato il conto del golf club di Mar-a-Lago, ogni volta che il suo proprietario, Donald Trump, va a passare il week end: 650 dollari a notte. Camp David fra i boschi del Maryland, che Trump detesta, sarebbe gratis.

 

http://www.ispionline.it/it/slownews-ispi/

 

Allego un articolo sullo studente egiziano Patrick Zaky e su Giulio Regeni, uscitosul Sole 24 Ore.

https://www.facebook.com/ugo.tramballi.1/posts/2447299472040761

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    sig. Tramballi

    eppure le avevo spiegato in dettaglio che l’ennesimo tentativo del partito democratico USA di sovvertire il risultato delle elezioni rifacendole in tribunale non era che una ridicola bolla di sapone.
    Di cosa accusavano il presidente Trump ? Di aver informato il suo omologo ucraino dei capi di accusa pendenti sul figlio di Biden ? E perché nessun processo è stato fatto contro Biden padre che quando era il vice di Obama ha minacciato (con modi mafiosi) il presidente ucraino di sopprimere un miliardo di aiuti se questi non licenziava l’alto magistrato che indagava su suo figlio ? (Il povero magistrato fu effettivamente rimosso) Mi sembra questo un reato molto piu’ caratterizzato che la conversazione telefonica di Trump, che non ha avuto nessunissima conseguenza.

    Se d’altronde il Senato USA non ha voluto proseguire l’azione contro il presidente Trump non é solo perché presenta una lieve maggioranza di repubblicani (non tutti favorevoli a Trump), ma anche perché molti democratici fedeli a Biden preferiscono che non si frughi troppo nelle faccende ucraine.

    Ma Lei non mi ha creduto e si è convinto, che il presidente Trump non avrebbe avuto un secondo mandato. Solo con la sua rabbiosa delusione d’altronde si possono spiegare, se non giustificare, gli insulti che proferisce contro il presidente Trump : arrogante, grossolano, responsabile di illegalità e fallimenti.
    Quali fallimenti ? Quello di avere riportato l’America a una prosperità ormai dimenticata dopo i tristi 8 anni di Obama ? Quello di non aver combattuto una sola guerra e anzi ritirato le truppe americane da varie zone calde del pianeta ? Quello di aver offerto agli arabi israeliani per la prima volta nella storia un autentico piano Marshall e l’opportunità di una nazione sovrana ?

    Ma leggiamo piuttosto il suo velenoso elenco :
    “congelare gli aiuti militari all’Ucraina per un vantaggio personale”
    quale vantaggio personale ? crede davvero che il presidente Trump possa avere paura di un candidato come Biden, che aldilà del bilancio fallimentare della presidenza Obama, è accreditato al 17% dei votanti democratici ?

    “nucleare della Corea del Nord”
    non mi pare un fallimento quello di essere riuscito per la prima volta nella storia ad avviare dei negoziati con la nazione più ostile all’Occidente in assoluto, serva incondizionata del nostro nemico cinese

    “dagli insulti agli immigrati”
    il presidente Trump non ha nulla contro gli immigrati regolari e ricordo che gli USA ne ricevono più di ogni altro paese. Se invece parliamo di immigrati illegali, in quanto fuorilegge difficilmente possono essere considerati persone per bene

    “agli strani contatti con la Russia”
    questi contatti sono talmente strani che nessuno è mai riuscito a provarli, nonostante migliaia di giornalisti, investigatori e avvocati pagati lautamente dal partito Democratico e dai suoi sponsor

    “dalla stampa “nemica del popolo””
    nemica soprattuto del presidente Trump che è calunniato e attaccato quotidianamente da tutti i fogli propagandistici come il Washington Post o il New York Times

    Quindi ancora una volta, rinunci alla Sua propaganda capziosa contro il presidente Trump : non so con quali obiettivi Lei la persegua, ma oramai suona davvero come un vecchio disco stonato.

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