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Davos, le crisi e noi

  

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Molti scopriranno con irritazione che dopo Davos, il mondo non è cambiato: così era martedì scorso prima che incominciasse il World Economic Forum; così era domenica quando “quelli che contano” sono andati a casa e qui sono tornati gli indigeni: gli sciatori.

  C’era il grande business, la grande politica, il meglio dell’accademia nell’universo abitato dall’uomo. Eppure nessuno ha trovato la formula per uscire dalla crisi europea che ci mette ansia. Nessuno ha mostrato forza sufficiente per convincere i tedeschi ad andare contro la loro natura: cioè a diventare altruisti e avere fantasia. Dirò una cattiveria banale ma tutte le volte che l’Europa è finita nelle mani della Germania, non è mai andata molto bene.

  Comunque. A Davos c’era tutto il capitalismo e non è successo niente. La domanda è la solita, inesorabile come le stagioni: che cosa ci è andato a fare? A cosa serve il World Economic Forum? A niente e a molto. Dipende.

  Per cominciare, come dice il nome, è un forum, non un vertice. E’ un luogo dove si scambiano idee e opinioni, non dove si decide. Diciamo che è un posto utile per pensare prima di decidere. Io credo che l’alta finanza, gli industriali e i politici si siano guardati in faccia, riconoscendo che la gente è sempre più stanca di loro. Non lo chiameranno più marxismo, forse lo chiameranno Pippo, ma prima o poi a qualcuno verrà in mente una nuova idea. E se questo capitalismo non si riformerà da solo, sarà cambiato con la forza dei popoli. La Storia non è mai ferma e se non le si porta rispetto, a volte si serve anche della violenza bruta e disperata di una rivoluzione.

   Ma a Davos non c’erano solo i “trangugia e divora” del potere dei soldi. Quest’anno c’erano anche Desmond Tutu, il vescovo della Rainbow Nation sudafricana; Muhammad Yunus, il Nobel che ha inventato il microcredito contadino in Bangladesh; i Fratelli musulmani delle Primavere arabe; Joe Stiglitz, l’economista americano detestato dai capitalisti americani. Non potendo arrivare di persona, Aung San Suu Kyi ha parlato via video “per conto di 55 milioni di burmesi lasciati indietro”. Una volta c’era anche il Forum sociale di Porto Alegre, in competizione alternativa con Davos. Poi è stato spazzato via dal velleitarismo dei partecipanti e perché il World Economic Forum ha chiamato a se i migliori di loro.

  Il mondo è diviso in due: quelli a favore del World Economic Forum e i contrari. Di solito fra i secondi ci sono quelli che non vengono invitati. E se non ci vieni, non puoi sapere cosa sia Davos. Io sono chiamato tutti gli anni e forse è per questo che credo Davos serva: basta non dargli troppo peso. Sono un “Media Leader”, come gli organizzatori enfaticamente chiamano alcuni dei giornalisti che partecipano. Se hanno fatto “Media Leader” me, vuol dire che sono troppo buoni o sono stupidi.

  Davos colse il significato della Perestroika gorbacioviana; ha fatto incontrare arabi e israeliani, affiancando il processo di pace; ha dato slancio al Millennium Goal. Dopo essere venuto qui nel 1992, Nelson Mandela appena diventato uomo libero, tornò a Johannesburg e disse ai suoi dell’Anc: “Ragazzi, dobbiamo scegliere. O ci teniamo le nazionalizzazioni e non otteniamo gli investimenti o rinunciamo al nostro atteggiamento e ci teniamo gli investimenti” (Anthony Sampson, “Mandela”, capitolo 29, pag.434). Fu un importante tassello per costruire il miracolo di Madiba. L’anno scorso piazza Tahrir era già piena di gente ma a Davos ancora si magnificavano le riforme “market oriented” del regime di Mubarak: quest’anno il Forum ha portato i Fratelli musulmani marocchini, tunisini ed egiziani a incontrare il capitalismo.

  Sistematicamente, il World Economic Forum non è mai stato capace di prevedere le catastrofi finanziarie: effettivamente questa assemblea generale informale del capitalismo sa dare il meglio di se in tempi di vacche grasse. E’ curioso che Davos fallisca nel campo in cui dovrebbe essere più esperto e invece sia così attento sui grandi scenari della politica. Mi sembra quasi un segno di umana debolezza.

 

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  • Scior Carera |

    Si sa. Il ccalzolaio ha le scarpe rotte.
    Acoltiamo cosa dicono su tutto, ma non cosa dicono sulla finanzia.
    Ma tanto su questo tema non dicono nulla a posta, dato che appunto “si scrutano a vicenda”.
    Non è molto diverso dal mercato della frutta o del pesce.
    Tutti parlano di tutto, ma per la frutta o per il pesce, ciascuno fa per sè.

  • carl |

    Complementi vevissimi..!Non avrei immaginato che Lei fosse accreditato (si dice emmbedded anche lì?)a Davos.Però, a ben pensarci,bisogna pure che oltre alle note figure che occupano i primi posti a tavola (e sui media), a Davos ci vadano pure cronisti e altri moderni cantastorie,al fine che le figure in questione e le loro dichiarazioni abbiano il dovuto risalto mediatico..O no? Irritazione per l’ennesimo”Passata la festa, gabbato..”?No,almeno personalmente ho smesso da tempo di irritarmi.Sono flemmatico e pienamente consapevole della mia impossibilità a mutare le cose, l’andazzo, il tempo che fa..Purtroppo alquanto flemmatici lo sono anche le suddette figure e tante altre che potrebbero invece fare molto per cambiare in meglio le cose mentre invece guardano con distacco l’attuale stato del mondo.Mi consenta di dissentire in merito alla sua affermazione sulla “potenza”della Germania..Magari essa ha meno problemi eco-finanziari di altre nazioni,ma politicasmente rimane un”sorvegliato speciale”con decine e decine di migliaia di fanti ed armi pesanti anglosassoni sul suo territorio,ben sapendo di non poter fiatare al riguardo..Sono assai scettico anche in merito a possibili rivoluzioni in nazioni satolle e sempre più affette da diffusa obesità(oltre che da Macjobs..).Ovviamente ci sono,o possono materializzarsi, quelle onnipresenti minoranze attive e/o il cosiddetto terrorismo endogeno/indigeno e/o di importazione..Speriamo che la manica di figure suddette continuino ad andare a Davos, a Cermnobbio,ecc.mentre persone realemente competentei, determionate ed intelligneti possano riorganizzare, migliorare,regolare, ecc. lo stato eco-finanziario internazionale, con le nbecessarie ricaìdute positive sul piano laborale.E speriamo lo facciano al più presto perchè come disse J.M.Keynes, a lungo termine a tutti è garantito un posto a tempo indeterminato..

  • doretta davanzo poli |

    grazie, sei il mio “Media Leader” preferito, l’unico che mi fa intuire qualcosa anche su argomenti che “per principio” avrei escluso dalla mia vita e vista.

  • marco |

    A tutti i meeting e forum e incontri cui ho partecipato, ho sempre avuto l’impressione che ci si incontrasse per vedersi in faccia, per scrutare come tutti (gli altri) invecchiavano (tranne noi, naturalmente). Ed era l’occasione per bei discorsi, pranzi, brindisi, pacche sulle spalle, foto di gruppo, strette di mano, scambio di biglietti da visita, raccolta di tonnellate di carte e documenti che nessuno avrebbe mai letto tornati a casa con il gran sollievo al momento della partenza, certi che nulla avevamo contribuito a cambiare veramente.
    Fatte le debite proporzioni, Davos sarà più o meno la stessa cosa. Cambiano le facce dei partecipanti, qualcuno è morto nel frattempo, altri ne verranno, ma il mondo procede per conto suo.

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