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Mr Nyet e la nuova Guerra fredda di Mosca

 

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  Lo chiamavano “Mr Nyet”, l’applicazione più rigorosa della Guerra fredda. Dal 1957 al 1985 Andrey Gromyko si era specializzato nel dire no a qualsiasi cosa venisse dall’Occidente, a volte senza valutare se quel rifiuto corrispondesse all’interesse nazionale sovietico a breve e lungo termine. Sergei Lavrov, il ministro degli Esteri, non ha la stessa maschera ferrea del vecchio predecessore Gromyko ma il moltiplicarsi dei suoi no segnala un ritorno alla vecchia contrapposizione.

  Le accuse di Putin agli americani sono da Guerra fredda. Giustifica il suo calo elettorale e l’opacità del voto parlamentare, nel più tradizionale dei modi sovietici. Ci sono “alcuni attori nel nostro Paese” che con “denaro straniero” alimentano la protesta delle piazze russe contro il governo. L’”appoggio attivo del dipartimento di Stato”, cioè di Hillary Clinton, è un classico esempio della vecchia lingua di legno alla quale Putin, agente del Kgb, era stato educato. E più russi scendono in strada come al bei tempi dell’agosto 1991, più sarà colpa dell’Occidente.

    Russi e americani sono in mezzo alle loro stagioni elettorali e questo non aiuta. La realizzazione dell’interesse nazionale dei due governi si confonde con la propaganda per conquistare il cuore e il voto degli elettori, che per definizione sono sempre dei patrioti. Anche Barack Obama deve tener conto dei repubblicani che lo accusano di aver concesso troppo alla Russia, firmando il trattato sulla riduzione delle armi nucleari strategiche. E’ in gioco il solo successo internazionale di Obama, il trattato Start: l’unico che giustifica il suo Nobel per la pace e l’unico elemento di distensione con la Russia.

  Ma Vladimir Putin sta andando oltre. Il punto più distante dal dialogo di un tempo è il no del suo ministro degli Esteri alle accuse di violazione dei diritti umani e alle sanzioni dell’Onu e della Lega Araba contro la Siria. La Russia ha deciso di mandare nel Mediterraneo orientale il caccia lancia-missili Admiral Kuznersov e due navi di scorta. Quando gli americani hanno inviato nella zona la USS George HW Bush, un altro lancia-missili russo, lo Yankhont, è approdato nella base di Tartus: è il porto siriano nel quale già lavorano 800 tecnici russi.

  Non è per proteggere i 19 miliardi di dollari di investimenti in Siria, energia e turismo, che a Mosca hanno deciso questa mossa; né per il business da 4 miliardi di armi vendute al regime di Bashar Assad; né la Russia protegge il regime iraniano solo per i suoi contratti in corso e per quelli che potrebbe firmare vendendo tecnologia nucleare a Tehran. E’ qualcosa di più strutturale degli affari. E’ una nuova edizione della vecchia politica del no che, come è già accaduto in Libia,  tiene più conto della contrapposizione all’Occidente che degli interessi russi in una regione strategica. “La Russia farà tutto quello che può per prevenire uno scenario libico in Siria”, diceva Sergei Lavrov qualche mese fa. Alla fine anche la Siria potrebbe essere un altro fallimento arabo per Mosca.

  Tuttavia, in una stagione globale così volatile sotto tutti gli aspetti, non è solo il Medio Oriente a non avere bisogno di una nuova Guerra fredda. Nella crisi finanziaria la Russia è un attore minore: viene dopo l’America, l’Europa e tutte le nuove potenze emergenti. Ma non lo è nell’incerta arena geopolitica e strategica. Il suo ruolo di stabilizzazione è ancora decisivo.

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  • doretta davanzo poli |

    ringrazio per i chiarimenti: non mi sarei mai aspettata che anche in Russia ci sarebbe stato il coraggio per una protesta seria! E’ un evento molto importante e significativo dei grandi cambiamenti in atto

  • Pierpaolo |

    L’utente più frequente del diritto di veto sono senza dubbio gli USA.
    Ogni qual volta vi è una condanna di Israele da parte del Consiglio di Sicurezza, tale diritto viene esercitato dagli USA.

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