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Ci sarà una politica estera nel governo Monti?

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La buona salute di un Paese non si misura solo dai conti ma anche dalla sua politica estera. Una nazione è sana quando sa esprimere una solida continuità nella sua presenza sulla scena internazionale anche passando da un esecutivo a un altro, da una maggioranza politica all’altra. Questo significa che l’interesse nazionale è stato ben definito e in un’epoca senza contasti ideologici fondamentali è un interesse di lungo periodo, condiviso da ogni governo del Paese.

  Apparentemente l’esecutivo Monti non dovrebbe cambiare nulla della politica estera italiana. E’ un governo di emergenza con un incarico monotematico: sistemare il nostro debito, garantendo le riforme necessarie alla crescita economica. Fine. Ed è un governo di tecnici: la definizione delle politiche, anche internazionali, la fanno i politici. Per questo a sostituire Franco Frattini è stato chiamato Giulio Terzi di Sant’Agata (nella foto alla parata del Columbus Day di New York), diplomatico di lungo corso ed esperienza, ormai vicino alla pensione.

  In questa fase di emergenza di sei o 15 mesi, la politica estera italiana avrà due soli veri obiettivi: l’Europa e gli Stati Uniti. Della prima si occuperà direttamente Mario Monti e il suo braccio destro Enzo Moavero Milanesi con la delega agli affari europei. Anzi, sarà l’Europa con i suoi osservatori speciali ad occuparsi dell’Italia, stando quotidianamente dentro l’ufficio del premier a verificare che venga realizzato il programma richiesto. Degli Stati Uniti si occuperà invece Terzi, il nuovo ministro degli Esteri che dall’ottobre di due anni fa fino a ieri era stato ambasciatore a Washington. Sarà lui a gestire i nostri essenziali rapporti con l’amministrazione Obama.

  Di tutto il resto , dei così detti “affari correnti”, si occuperanno i diplomatici della Farnesina: Primavere arabe, israeliani-palestinesi, eventuali crisi nucleari con l’Iran, ritiro dall’Afghanistan, Italiani rapiti in Africa, cooperazione allo sviluppo e quanto di vecchio e di nuovo accadrà a breve nel mondo. Nella speranza che non ci siano altre emergenze come quella libica. Nel governo Monti c’è comunque un personaggio di statura internazionale che potrà dare una mano. E’ Andrea Riccardi, conosciuto in tutto il mondo in via di sviluppo. Fu lui a negoziare la fine della guerra civile in Mozambico. A Riccardi, il presidente della Comunità di Sant’Egidio, è stata data la delega alla Cooperazione internazionale.

    La gestione delle relazioni internazionali, dunque, proseguirà con le macchine al minimo, sperando che alla crisi dei mercati non se ne affianchino di nuove, più politiche. Ma non è vero che Monti in Europa e Terzi negli Stati Uniti dovranno continuare a fare quello che si faceva prima. Al contrario, è una discontinuità rispetto al governo precedente che viene richiesta anche dagli alleati europei e americano. Vogliono cioè più credibilità, più coerenza e più disciplina alle alleanze.  I blitz berlusconiani da Putin, gli accordi energetici che smentivano scelte diverse fatte dall’Unione, non piacevano a nessuno. Erano queste iniziative, ancor più dei comportamenti privati e delle barzellette fuori luogo, a fare di Silvio Berlusconi un leader imbarazzante.

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  • doretta davanzo poli |

    grazie per avermi spiegato un aspetto importante del nuovo governo. Condivido l’articolo sul mio “muro”

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