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Palestina 2 – Colonia Capitol Hill

Real Americans defend Israel
Gli avvocati del dipartimento di Stato stanno studiando quale impatto potrebbe avere l’adesione della Palestina all’Unesco, l’agenzia culturale delle Nazioni Unite. Si attende con pazienza che il Consiglio di sicurezza venga convocato per decidere se accogliere la richiesta di Abu Mazen presentata ormai il 23 settembre. Il processo sarà più lungo del previsto. Nell’attesa, il 5 ottobre a Parigi i 58 membri del comitato esecutivo dell’Unesco hanno raccomandato l’adesione palestinese alla loro organizzazione. Contrari Usa, Germania, Lettonia e Romania, astenuti Italia e Francia.

   “Incomprensibile”, ha commentato il segretario di Stato Hillary Clinton. I suoi avvocati sono impegnati a capire se, come ritorsione, gli Stati Uniti possono non onorare la loro quota di 80 milioni di dollari all’Unesco. “Questo non è il modo di creare uno Stato palestinese”, ha spiegato la portavoce del dipartimento di Stato  Victoria Nuland, ripetendo ciò che è stato detto dall’intera amministrazione americana da che Abu Mazen ha avanzato l’idea di presentarsi all’Onu. “Una volta che avremo una soluzione negoziata lo Stato palestinese sarà in tutte queste organizzazioni”.

  Uno Stato frutto di una trattativa amichevole è sempre la migliore delle nascite. Ma nel 1776 gli Stati Uniti sono nati così o con una guerra d’indipendenza? Seppure dopo un conflitto provocato dagli arabi, come è nato Israele nel 1948?

  Probabilmente alla fine l’ostinazione di Abu Mazen finirà in una sconfitta, ma quella americana di perseguire ogni suo passo sembra un’ostinazione peggiore. E antica: dal 1972 gli Stati Uniti hanno posto il veto a favore d’Israele in 42 risoluzioni del Consiglio di sicurezza. Ignorando il parere contrario di Bibi Netanyahu e del generale Nizan Alon, il comandante della Divisione Giudea e Samaria (è così che gli israeliani chiamano la Cisgiordania), il Congresso è intenzionato a interrompere l’aiuto americano all’Autorità palestinese: 550 milioni di dollari quest’anno, 513 richiesti per il 2012. “La stabilità nella regione include la possibilità dell’Autorità palestinese di pagare i salari. L’aiuto americano è decisivo al riguardo”, ha spiegato inascoltato il generale Alon.

  Sulla collina del Campidoglio sono diventati come Avidgor Lieberman, l’imbarazzante ministro degli Esteri israeliano; come Yesha, il movimento dei coloni. Ileana Ros-Lehtinen, repubblicana della Florida, presidentessa del comitato Esteri della camera dei rappresentanti, ha presentato una legge per negare i fondi ai palestinesi e a chiunque li sostenga nella ricerca dell’indipendenza attraverso l’Onu.

  La deputata Ros-Lehtinen, i suoi colleghi, i senatori, buona parte del partito democratico e quasi tutto il repubblicano, non hanno fatto alcun commento sull’ondata di violenze provocate dai coloni nei Territori occupati. Né probabilmente hanno tempo di leggere lo studio sul costo dell’occupazione israeliana, presentato dal ministero dell’Economia palestinese. Blocco di Gaza, 1,9 miliardi di dollari; restrizioni sull’accesso all’acqua, 1,9; sull’accesso alle risorse naturali, 1,8; alla libertà di movimento, 184 milioni; al turismo, 143; limiti all’import-export, 288. Questo e altre voci nel 2010 hanno fatto 6 miliardi e 897 milioni di dollari, l’84,9% del Prodotto interno lordo palestinese. Ma non disturbiamo Capitol Hill con le brutte notizie.