Cercasi mediatore

 

Conversazioni molto produttive”, garantisce Donald Trump. Gli iraniani negano: “Non siamo noi la parte che ha iniziato la guerra. Le proposte devono essere indirizzate a Washington”. Dunque? Hanno ragione l’entusiasmo di borse e prezzi energetici ad ogni spiraglio di tregua o lo scetticismo dei popoli coinvolti in questa guerra?

Dobbiamo credere al presidente degli Stati Uniti – “Stiamo negoziando una totale risoluzione delle ostilità in Medio Oriente” – nell’attesa di ciò che dirà il giorno successivo. Per negoziare un conflitto difficile, di solito un presidente nomina il segretario di Stato o una personalità politica di alto valore. Per trattare con Iran ed Emirati, Hamas e Israele, Russia e Ucraina, Trump ha scelto Steve Witkoff, imprenditore newyorkese dell’immobiliare, suo socio in affari.

Nonostante questo e indipendentemente da ciò che affermino gli interessati, una trattativa o un semplice tentativo di contatto c’è. Com’è nel suo stile, Trump ha già venduto per suoi colloqui invece promossi da Qatar e Oman o da Egitto e Turchia: paesi mediatori, i primi due per vocazione.

Diversamente dai conflitti nei quali l’emirato e il sultanato del Golfo sono stati “honest brokers”, negoziatori equidistanti, in questo sono parte in causa: ospitano interessi americani e sono stati bombardati dagli iraniani. Ma non hanno mai risposto al fuoco: si sono limitati ad abbattere missili e droni, quando ci sono riusciti, senza reagire. Questo può fare di loro dei negoziatori ancora più credibili.

Ma per quale pace? Fermando la guerra di Gaza, Trump aveva annunciato di portare la pace nell’intero Medio Oriente. Non l’ha garantita nemmeno a Gaza. Perché in questa regione di solito i mediatori possono raggiungere un cessate il fuoco, non la pace. La guerra civile libanese è finita nel 1990. Ma da allora quante volte è stato bombardato il Libano? O il conflitto fra israeliani e palestinesi la cui durata ha superato la Guerra dei Cent’anni nell’Europa del XIV secolo.

Ciò che possiamo aspettarci sull’Iran è una tregua che ovviamente Trump rivendicherà come una sua vittoria. Raggiuntala, si potrà negoziare sulle cause immediate della guerra: i 400 chili di uranio iraniano arricchito; la produzione dei missili balistici: cioè come garantire a Teheran una forma di deterrenza senza minacciare i vicini; le milizie che l’Iran sostiene nella regione. Per le cause più profonde del conflitto, la teocrazia iraniana e i suoi possibili cambiamenti, servirà molto più tempo.

Come reagirà Israele a questi negoziati? Il premier Bibi Netanyahu ha già detto che anche se si ferma la guerra in Iran, continua quella israeliana in Libano: non è chiaro se sia solo contro Hezbollah o l’intero Libano. In ogni caso ciò che può accadere è la continuazione della guerra o un cessate il fuoco. Non una pace.

 

  • carl |

    Tenendo conto che non è purtroppo detto che vi saranno negoziati e che andranno a buon fine. aggiungo una considerazione di Mary Kaldor, una “conflittologa” che insegna “global governance” alla London School of Economics: “Adesso la guerra ha (può avere) scopi diversi dalla vittoria militare di una nazione su un’altra, e cioè, nel caso di Russia (e persino di Trump) quello di creare disordine (globale) perché la democrazia in Europa, o altrove, rappresenta una minaccia per le loro oligarchie..”
    Ma sono certo che M Kaldor sia consapevole che, senza prove (che in ogni caso sarebbero difficili da ottenere..) l’ipotesi concernente Russia e USA possa apparire come facente parte delle cosiddette “plot theories”..
    Per quanto mi riguarda ritengo che sia invece un dato di fatto che sin da quella civile spagnola, la guerra abbia rappresentato una sorta di “grandi ed innovative manovre” su di un piano bellico reale.. Ed infatti i bombardamenti di città/civili nella successiva guerra 1939-45 sono diventate comuni e sempre più gravi (Coventry, Dresda, ecc. fino a quelli atomici di Hiroshima e Nagasaki).
    Mentre nei due maggiori conflitti attualmente in corso è più che evidente un continuo ricorso sia a nuovi mezzi bellici (missili, droni, ecc) che a misure atte a contrastarli.. Ed è tutt’altro che escluso che vedremo anche quale tattica e quali mezzi saranno adottati in una nuova versione dello sbarco di Omaha Beach…

  • carl |

    Complimenti per la vignetta, è leggera e fa sorridere ma, a dire il vero, se pensiamo ai problemi da affrontare e risolvere, o almeno contenere, nonchè alle guerre minori e maggiori in corso, in questo nostro tempo c’è ben poco da ridere.
    Ma ci sarebbe un’altra possibile vignetta (senza copyright..) con al centro Nethanyahu con una nuvoletta sulla testa dalla quale traspare il pensiero nel quale egli vede un suo mezzo busto su di un piedistallo posto all’interno della Knesset e, magari, anche la dicitura che con la sua determinazione (o, detto in parole povere e meno altisonanti, con dei certi, indubbi e spregiudicati appoggi, oltre che con la sua personale mancanza di scrupoli) egli salvò la patria e le assicurò una dilazione esistenziale sul piano storico..
    Ma purtroppo allo stato delle cose è difficile che cambi l’andazzo in M.O.
    Inoltre, come dicevo a dei conoscenti, è assai se non del tutto probabile che se cessassero le ostilità in M.O. l’attenzione e le intenzioni dell’ineffabile ed inaffidabile Trump si volgerebbero verso il cosiddetto Indo-Pacifico (leggi Cina e dintorni)… No?
    con

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