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Salvate il Partito Repubblicano

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A dispetto delle notti insonni e della fretta con la quale molti hanno dato per fallimentare la performance elettorale democratica, Joe Biden sta vincendo. E la sua vittoria non è poi così risicata: non è stata “l’onda blu” (il colore del partito) che i più ottimisti garantivano: ma in termini di voto elettorale e popolare, di percentuale dei consensi anche negli stati blindati a favore dei repubblicani, è una battaglia dura ma vincente.

Tuttavia, se nessun presidente americano è stato mai votato tanto quanto Biden, grazie anche all’inaspettata affluenza alle urne, quasi 70 milioni di americani hanno scelto Donald Trump: cinque milioni più che nel 2016, quando vinse su Hillary Clinton. A molti verranno i brividi alla schiena pensando che senza una pandemia ma con la sola economia al centro della campagna elettorale, forse avrebbe vinto Trump. Anche tornando sulla vetta della sua torre di Manhattan a fare il miliardario insolvente, Trump potrebbe continuare ad essere la personalità più influente nel Partito repubblicano.

Si dice che potrebbe ricandidarsi fra quattro anni. Dipende da quanto il partito lo seguirà nella sua folle affermazione che i voti degli avversari sono legali solo fino a quando restano meno dei suoi; se alla fine i repubblicani manterranno la maggioranza in Senato; quanto tempo l’opinione pubblica sopporterà il disorientamento provocato da un presidente che si rifiuta di concedere la vittoria all’avversario; se la Corte Suprema a grande maggioranza conservatrice, preferirà le pretese di Trump all’equidistanza nel giudizio.

Ma gli Stati Uniti hanno bisogno del Partito repubblicano quanto di ogni altra istituzione democratica del paese. L’America di oggi assomiglia all’Italia: è priva di una forte e strutturata destra democratica, costituzionale e internazionalista, sostituita invece da una populista dalle tendenze illiberali e sovraniste.

Il partito che è andato dietro a Donald Trump, assecondandone ogni volontà in nome della conquista e della conservazione del potere, è molto distante da quello di Dwight Eisenhower, Ronald Reagan, George Bush, John McCain. La polarizzazione del dibattito politico ha privato gli Stati Uniti del suo centro. Ma se i democratici hanno mantenuto le distanze dalle frange dell’estrema sinistra, il Partito repubblicano di Trump è connivente con la destra suprematista bianca.

Venendo meno alla vocazione di un partito moderno, quella di rappresentare tutti i settori degli elettori-cittadini, il Partito repubblicano è sempre più la forza politica dei bianchi, dei maschi, delle aree rurali e meno istruite. Anche nei “red states”, gli stati graniticamente repubblicani (rosso è il colore del partito), le città sono a grande maggioranza democratica. La guida di Donald Trump ha approfondito questa deriva.

Ma lui è solo il prodotto di un cammino che il Partito repubblicano aveva iniziato un trentennio fa. Newt Gingrich, presidente della Camera dei rappresentanti dal 1995 al ’99, autore del “Contract with America”, è l’antesignano della polarizzazione politica e della partigianeria istituzionalizzata, come alternativa al dialogo e al compromesso. Poi il Tea Party, in realtà un “caucus”, una fazione sempre più potente dentro il Partito, che nel corso degli anni ha influenzato i repubblicani, spingendoli verso posizioni radicali in politica e in economia.

Idealmente Ronald Reagan ne fu il mentore, ma da presidente fece prevalere le qualità dello statista all’estremismo ideologico, quando le vicende internazionali gli offrirono la possibilità di vincere la Guerra Fredda senza umiliare l’Unione Sovietica. Decisiva nella formazione del partito di oggi – e anche dei suoi successi elettorali – è la sua crescente sovrapposizione al movimento evangelista: il “Christian born again” diventato uno slogan politico per George W., il presidente che ai difetti crescenti del Partito repubblicano aveva anche aggiunto un neo-imperialismo fuori tempo. L’America è sempre stato un paese osservante. Ma prima di Bush – il figlio privo delle qualità dello statista che il padre possedeva, la messa della domenica di un presidente era un fatto privato. Da lui in poi è un atto politico.

Sarà difficile, ma il Partito repubblicano ha l’obbligo di smarcarsi dall’ombra di Donald Trump. In tutti i paesi democratici un pilastro modernamente conservatore serve a far funzionare il sistema. In una superpotenza come l’America è necessario per garantire la pace.

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  • habsb |

    egr. sig. Mirco

    non è un mistero che le aree metropolitane votino democratico e i centri minori e rurali votino repubblicano.
    Da mezzo secolo il partito democratico è il partito dei ricchi, dei miliardari di New York, Seattle, San Francisco, Los Angeles e Las Vegas.

    Delle grandi multinazionali farmaceutiche e degli ospedali privati che hanno triplicato il loro valore sotto Obama grazie alla sua riforma Obamacare, che prevede un’assicurazione obbligatoria per tutti (costo medio $1600 al mese per persona)

    Degli aumenti delle tasse per la classe media e i piccoli imprenditori, mentre i miliardari le evadono totalmente grazie alle LLC basate nel paradiso fiscale del Delaware (roccaforte di Biden).

    E’ come dice Lei : dopo essere stati aiutati da Trump, e averlo ringraziato votandolo in massa negli stati più poveri, i lavoratori più modesti tornerano a zappare la terra, ubriacarsi di birra a basso costo e a pagare le tasse e gli altri balzelli vari con cui Biden li tormenterà.

    Ma se Lei mi parla di campi da golf, non vi troverà altro che elettori del suo amato Biden, a cominciare dagli uomini più ricchi del mondo come Bezos e Buffett al suo caro Obama pagato $400mila a conferenza, per raccontare come ha vinto il Nobel per la pace bombardando e massacrando la Libia

    Consoliamoci con il fatto che la Camera e il Senato sono spaccati esattamente in due, e che il vecchio demente ottantenne non riuscirà a passare neanche una legge. Ma che gli importa poi ? Dal momento che suo figlio puo’ continuare a fare il suo riciclaggio di denaro sporco in Ucraina e in Cina ?
    https://www.bbc.com/news/world-54553132

  • Mirco |

    Caro Habsb,
    1) Trump ha perso. Punto. Qualsiasi accusa diversa è onere suo dimostrarla, nel frattempo..pianga pure “no, ho vinto io” come un bambino viziato così avremo anche la splendida immagine del ciuffo biondo portato fuori di peso dalla Casa Bianca
    2) guardi una mappa degli Stati Uniti e guardi dove è il colore rosso e dove quello blu. Noterà che praticamente in nessuna metropoli moderna è stato votato Trump, al contrario dove il livello culturale è BASSO ha avuto una marea di voti, perchè? Perchè lì come ovunque nel mondo l’IGNORANTE pensa che con l’arroganza, l’offesa e la violenza funzioni il mondo. Mi spiace per loro ma non è così per cui ora che tornino a zappare la terra, a bersi le loro birre e farsi le loro smitragliate vestiti da Rambo.
    3) il discorso delle minoranze è strettamente legato al punto qui sopra. Frequenti certe zone\quartieri e vedrà come campano certi personaggi che esternano certe battute.

    Ora che il suo Trump ha perso, sparisca pure..non nell’oblio, in qualche campo da golf. Come dice? non può permetterselo…ooops allora ecco perchè approva i modi del suo dio, perchè vorrebbe essere come lui ma non ci riesce. Riprovi la prossima vita.
    saluti

  • carl |

    Nel momento in cui sto lasciando questo commento, la stampa online ha ufficialmente definito Byden il 46mo presidente USA e domattina farà altrettanto la versione stampata.Tuttavia, come è noto, trascorreranno un paio di mesi prima della consueta cerimonia giuramentale, sia dell’eletto che del suo vice…
    Comunque, per quanto riguarda gli States, quello che vedo io -insignificante & ignoto cittadino dell’U.E.- è una Corte Suprema (in cui i membri esercitano vita natural durante..) ed un Senato (i cui membri esercitano pro tempore) saldamente controllati dal GOP. Per quanto riguarda il Senato è una situazione che ricorda quella che si verificò in Francia con un presidente socialista (anch’esso con facoltà decisionale) e un senato che a maggioranza non aveva la stessa ottica..
    Insomma, potrebbero esserci dei problemi sul piano decisionale, gestionale.. Senza escludere possibili e, di certo non augurabili, imprevisti, come il venir meno del neopresidente al quale subentrerebbe una donna che sarebbe la prima presidentessa USA… Oppure che qualche testa calda e fanatizzata vada “fuori di testa” in un modo o in un altro.. A scanso di malintesi preciso che non mi riferisco al fatto che Byden possa essere preso di mira come lo fu Kennedy e, nel mio piccolo, aggiungo anche di non credere che Kennedy lo fu per il fatto di essere un catto-presidente.. Accadde probabilmente per ben altro.
    Infine sono d’accordo sulla Sua valutazione e cioè che Trump altro non è che un “prodotto” (finito sulla scrivania della sala Ovale della Casa Bianca) frutto di un processo evolutivo che ha avuto una variegata partecipazione, tra cui personaggi come Gingrich, insiemi come il Tea party ed altri e altro ancora.. Un’evoluzione che non è conclusa e rimane “open” in questo e/o quel senso e/o sviluppo e non solo negli USA…

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