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Verso il voto – Tramonti americani

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William Barr, più ministro della Giustizia di Donald Trump che degli americani, deve incriminare Joe Biden e Barack Obama per il “peggior crimine politico della Storia”. Se non lo farà, il presidente lo punirà appena sarà rieletto: “perché io non dimentico”. Parole del 45° presidente degli Stati Uniti.

Lo stesso per il quale la democratica Nancy Pelosi sta “orchestrando un golpe” contro di lui; Kamala Harris è “un mostro” e “una comunista”; lo stesso che spiega agli americani le qualità taumaturgiche del Covid-19: “quando lo prendi ti far star meglio”. Difficile spiegarlo ai 212mila morti, alcuni dei quali suoi ex elettori, presumibilmente. Ed è difficile spiegarsi come sia possibile che il presidente degli Stati Uniti non commenti il tentativo di sequestro di Gretchen Whitmer, la governatrice del Michigan. Precedentemente, in tempi sospetti, Trump aveva proposto di farla arrestare e aveva elogiato le milizie armate, sovraniste e razziste – una delle quali voleva compiere il rapimento – che qualche mese fa avevano occupato la sede del governo di quello stato del Nord.

Non c’è nulla che possa ormai stupire della campagna elettorale americana. La tradizionale “October surprise” che sorprende il paese nelle settimane prima delle presidenziali, si sta moltiplicando in una raffica di incredibile ma vero. E’ un triste tramonto d’America per chi ha creduto o ancora crede nell’America.

Tuttavia, per quanto sia un “commander in chief” ai limiti della fiction, Trump è il risultato di una decadenza, se volete il suo acceleratore, ma non la causa. Il Democracy Index pubblicato annualmente dal settimanale The Economist aveva degradato la qualità della democrazia americana da “piena” a “imperfetta”. L’indagine risale al 2016: Trump aveva giurato da presidente solo nel gennaio del 2017.

Da anni i sondaggi indicano che le priorità degli americani non sono la promozione della democrazia, dei commerci e dei diritti umani nel mondo ma la lotta al terrorismo, la protezione del lavoro interno e la riduzione dell’immigrazione illegale. La scorsa settimana ancora l’Economist spiegava che l’età media dei ponti negli Stati Uniti è di 46 anni; e che nel 1960 l’1,5% del Pil era speso in ricerca e sviluppo, ora solo lo 0,7.

Con la sua “America first”, Trump non era un alieno venuto dallo spazio. Ha solo sperperato le sue opportunità con un dilettantismo nevrotico.

Quando è iniziata la presidenza di Donald Trump, gli Stati Uniti avevano “impegni formali per la difesa di almeno 66 paesi”. Oltre ai 28 dell’Alleanza Atlantica, Giappone, Corea del Sud, Filippine, Afghanistan, Argentina, Bahrain, Kuwait, Marocco, Nuova Zelanda e Pakistan erano “major non-NATO allies”. Lo spiega Stephen Walt in un saggio fondamentale del 2018: “The Hell of Good Intentions”, del quale è illuminante il sottotitolo: “L’Elite della politica estera americana e il declino del primato Usa”.

Alla fine ella Guerra fredda, con il crollo dell’Unione Sovietica, George H.W. Bush si trovò con “la rarissima opportunità di definire il mondo e la profondissima responsabilità di farlo con saggezza non solo a beneficio degli Stati Uniti ma di tutte le nazioni”. I successori, soprattutto il figlio George W., hanno sprecato l’opportunità, moltiplicando gli interventi militari e aumentando in maniera abnorme le spese per la difesa. Trump vuole eliminare i primi ma incrementare ancora di più le seconde. In ogni caso la politica estera continua ad essere più nelle mani dell’apparato militar-industriale, dei generali del Pentagono, che della diplomazia.

Il risultato sembra essere un altro tramonto, quello americano sul mondo, a beneficio di cinesi e russi. In un articolo sull’ultimo numero di Foreign Affairs, Michael Beckley dell’American Enterprise Institute sostiene che non è proprio così. Forse è peggio: “Nel 2040 gli Stati Uniti saranno l’unico paese con un grande mercato crescente e la capacità fiscale di sostenere una presenza militare globale”. Ma se il secolo americano, il XX, era costruito su una visione liberale del suo ruolo nel mondo, il XXI sarà ancora un secolo largamente americano, ma potrebbe avere una visione illiberale: un’Ungheria di Orban con gli arsenali nucleari.

Joe Biden e Kamala Harris hanno l’opportunità di cambiare il corso delle cose. Ma se saranno eletti, potrebbero essere solo un interludio, prima di altri Trump più strutturati e professionali del Trump che conosciamo.

 

http://www.ispionline.it/it/slownews-ispi/

 

Allego un commento sul dibattito presidenziale, pubblicato la settimana scorsa sul Sole 24 Ore.

https://www.facebook.com/ugo.tramballi.1

 

  • habsb |

    sig. Carl
    l’Obamacare è stata definita da Bill Clinton (che non è il più fanatico dei repubblicani ultraliberisti) come “la cosa più folle al mondo”. Perché ?

    Ma perché non migliora assolutamente, come Lei crede a torto, la copertura sanitaria dei più poveri. Questi sono già coperti da vari programmi come MedicAid e Aid to Families with Children, per le quali il governo USA spende 61 miliardi all’anno.
    Faccio anche notare che la soglia di povertà in USA è fissata a più di 2000$ al mese per la famiglia di 4 persone, quindi è molto difficile immaginare che una persona non coperta abbia difficoltà a curarsi.

    Gli altri, quelli che guadagnano molto bene, è perchè hanno un buon lavoro, e quindi sono coperti dalla mutua pagata dal loro datore di lavoro, in generale molto generosa. Oppure non sentono il bisogno di assicurarsi, perché giovani e in buona salute, e preferiscono costituire un risparmio da usare in caso di bisogno.

    E’ questo insieme di cittadini che le assicurazioni private hanno tentato per decenni di conquistare come clienti, e non riuscendovi si sono rivolte a Obama, finanziando molto bene la sua campagna e ottenendo in cambio il vergognoso atto detto Obamacare, che obbliga la gente a pagare per qualcosa di cui non ha bisogno.

    Non solo, essendo ormai l’assicurazione sanitaria privata un oblligo, i premi delle polizze sono esplosi, Nel 2018 il costo medio di una polizza di assicurazione sanitaria è arrivato a $1634 al mese. Quindi no, non è meglio sottoscrivere una polizza che pagare l’ospedale, di cui sono molto pochi ad avere bisogno tutti gli anni.

    Come spiega che le azioni delle due principali compagnie di assicurazione sanitaria privata, United Health e Anthem, che languivano prima dell’arrivo di Obama, sono passate dal momento della sua elezione nel 2008, rispettivamente da $25 a $322 e da $40 a $292 ? Improvvisamente più nessuno si ammala ?
    No, semplicemente ora pagano tutti e pagano di più di prima.
    E siccome ospedali privati e case farmaceutiche non vogliono restare indietro, anch’essi hanno rialzato i loro prezzi L’Obamacare ha creato una domanda garantita dalla legge per i servizi di tutti gli attori della sanità, a prezzi che non hanno nulla a che vedere con la concorrenza e la libertà.

    E prima dell’Obamacare nessuno è mai stato rifiutato all’ospedale, visto che i poveri e gli immigrati anche ilegali sono coperti dal MedicAid, ripeto 61 miliardi all’anno, e chi puo’ pagare paga.

    A meno ovviamente che rifiuti volontariamente di pagare, come certi turisti europei scandalizzati peerché abituati a non pagar nulla le cure di basso livello offerte in patria dalla redistribuzione fiscale più estrema del pianeta, dove più si lavora e più’ si viene derubati dal fisco

    Riguardo alla Svizzera, non vedo assolutamente perché altri paesi come Austria, Italia Francia etc non potrebbero anch’essi fare ricorso costante al referendum universale, unica vera forma di democrazia.

    Piuttosto che persistere in questa specie di aristocrazia della classe politica che tutto decide, tutto intrallazza e tutto ruba a vantaggio proprio e degli happy few che hanno un amico o cugino senatore o sindaco o deputato, un santo in paradiso insomma. E che si lamentano della CO2 o del COVID mentre incassano soldi pubblici a palate

  • carl |

    Invito gli eventuali lettori a leggere “Il sistema sanitario USA” su Wikipedia. Va da sè che anche sul piano sanitario gli USA, (cioè chi per essi), sono tutt’altro che umanamente/civilmente esemplari e men che meno “egemoni”. In ogni caso meglio sottoscrivere un polizza che vedersi rifiutate “brevi manu” le cure ospedaliere, salvo event.quelle di Pronto Soccorso.
    Quanto alla Confederazione Elvetica va da sè che, come direbbe F.Gump,: “Svizzero è chi lo svizzero fa…” e lo svizzero possono eventualmente farlo soltanto 8 (otto) milioni di persone ca. non 8000…

  • habsb |

    sig. Carl
    “Che non sia possibile escogitare un’innovazione, cioè qualcosa di meglio”
    L’innovazione c’è, è già stata escogitata, e per trovarla le basta passare le Alpi, (se la fanno entrare in questi tempi di Covid): in Svizzera ogni decisione importante è presa a suffragio universale. E sembra riesca loro piuttosto bene.

    “votando un certo modo molti statunitensi incapienti potrebbero conservare il diritto alle misure sanitarie gratuite.”
    sappia che queste “misure sanitarie” non sono affatto gratuite. Il cosiddetto “Obamacare” prevede infatti l’obbligo di assicurazione sanitaria a pagamento aderendo a una polizza privata naturalmente al prezzo stabilito dal gruppo finanziario che la assicura. Anche per chi preferirebbe non assicurarsi e spendere solo quando e se ha bisogno.
    E’ per questo che le azioni di assicurazioni private, ospedali privati e case farmaceutiche sono andate in orbita durante il gabinetto Obama, e hanno invece languito sotto Trump, che ha messo in forse l’onerosissimo (per tutti) Obamacare.
    Con Biden tornerà il bengodi per i grandi gruppi farmaceutici. Si compri qualche azione di Johnson & Johnson, Pfizer, Ely Lilly, CVS, Walgreen, e United health : saranno loro a spolpare la classe media obbligata da Biden ad onerose assicurazioni sanitarie anche dove non servono

  • carl |

    @habsb
    Non siamo sulla stessa frequenza…Nell’opinare, ho cercato di spingermi a tentoni verso il futuro, vale a dire su ciò che attende al varco non tanto l’italiano o l’europeo, bensì l’essere umano… Mentre Lei si diletta a cantare “peana” ad un passato che ci ha portato al cosiddetto “Antropocene” e a tutto “quell’asse ereditario” che da esso potrebbe derivare, ecc. Rose e fiori…? Chi vivrà, vedrà..
    Continui pure, se vuole, a discettare ed opinare liberamente. Io mi fermo ed aspetto il prossimo pezzo del blog. Cmque se si eccettua l’idea (positiva) che votando un certo modo molti statunitensi incapienti (si dice così?Anche se certuni invece li definiscono e considerano dei “losers”..cioè perdenti..) potrebbero conservare il diritto alle misure sanitarie gratuite. Ma, più in generale, ed in particolare per quanto riguarda l’avvenire, limitarsi a far leva soltanto su votazioni di massa, a parte che equivale di fatto ad affrontare semplicisticamente (e quantitativamente) delle prospettive che sono invece estremamente variegate, complesse e complicate perfino per gente molto esperta, preparata, ecc…. Non mi sembra oltretutto (ma la mia è un’opinione) molto scientifico e consono a tempi in cui la fanno sempre più da padrone “Ricerca e Sviluppo”, ecc. ecc.ecc… Che non sia possibile escogitare un’innovazione, cioè qualcosa di meglio per quanto riguarda “il peggior sistema fin qui.. ad eccezione…” (W.Churchill) ?

  • habsb |

    sig. Carl

    alla fine della seconda guerra mondiale gli italiani sono stati chiamati a scegliere, per lunghi decenni, se affidare allo stato la gestione dell’economia, plebiscitando il partito comunista legato alla Russia sovietica, o se invece, votando partiti di centro aiutati dagli USA, affidarla agli imprenditori privati, certo temporaneamente sorretti dall’investimento statale nei settori meno accessibili all’impresa individuale.

    I comunisti si presentavano come il più radicale e sicuro baluardo contro i nostalgici di un disastroso e criminale ventennio fascista. Per questo motivo molti italiani diedero loro il proprio consenso. Ma se l’Italia avesse avuto un prolungato governo comunista, in cosa la nostra realtà quotidiana sarebbe stata diversa da quella degli altri paesi europei comunisti, come l’Ungheria, la Polonia o la Cecoslovacchia ?

    Forse Lei non ha avuto l’occasione di vedere i supermercati di Varsavia negli anni 70, gli scaffali disperatamente vuoti e l’eccitazione dei consumatori al minimo rifornimento di merci di infima qualità. Alla fine dell’URSS nel 1992, il divario fra città come Milano e Praga, entrambe eredi di una storia ricca e gloriosa, o Venezia e Budapest, era talmente grande, in termini di qualità di vita, e livello di consumi, che alla caduta del muro una forte emigrazione dai paesi ex-comunisti era diventato il grattacapo oggi offerto dall’arrivo dei nordafricani.

    Poi, in soli due decenni l’adozione della libera intrapresa ha trasformato quei paesi : la poverissima Bratislava è diventata una delle primissime città d’Europa per reddito pro capite, e da Varsavia a Budapest la prosperità si vede chiaramente. Al punto che gli europei sono forse più numerosi a spostarsi dall’Ovest all’ Est per lavorare e imprendere, che nell’altro senso.

    Nel contempo assistiamo al prodigio del Venezuela, dotato delle più ampie riserve mondiali di petrolio, che potrebbe essere ricco come gli Emirati o la Norvegia, e che è diventato in soli 2 decenni di comunismo, un inferno di povertà e violenza
    Se Lei teme la penuria nei supermercati, allora non viaggi e non si trasferisca in Venezuela, dove migliaia di disperati fanno la coda alla frontiera con la Colombia per procurarsi carta igienica, medicinali e cibo di prima necessità.

    Per quanto mi riguarda, trovo che la migliore assicurazione contro un’eventualità del genere, è quella d votare sempre partiti dichiaratamente anticomunisti, intrattabili oppositori dell’intervento statale nell’economia, della proprietà statale delle imprese, e della rapacità fiscale che confiscando il risparmio, impedisce di fatto l’impresa privata;

    e con un po’ di fortuna questo paese traverserà il terzo millennio della sua storia scritta ancora nel gruppo dei più prosperi del pianeta, lasciando su altri liti gli esperimenti economici dubbi e pericolosi.

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