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Tripoli bel suol d’amore

libia
Da un tempo esagerato per governi che devono decidere cosa fare con un problema molto importante, noi e i francesi ci accapigliamo per la Libia. Come se quel tempo fosse infinito, come se ancora le vecchie potenze – loro più potenza di noi – potessero in qualche modo dettare i loro interessi sulla quarta sponda, ed essere ascoltati.

Mentre litigavamo, davanti a nostri occhi i paesi arabi della regione sceglievano il loro campione libico in Tripolitania o Cirenaica, e lo riempivano di armi, cannoni, droni e bombardieri; combattevano la loro guerra di religione (in questo caso non sciiti contro sunniti ma intra-sunnita: Fratelli musulmani contro wahabiti e altro); dispiegavano le loro forze per un conflitto geopolitico regionale, parallelo a quello religioso.

E mentre noi e i francesi, con gli altri europei – UE compresa – incerti e disorientati davanti alla nostra tauromachia, o del tutto disinteressati, altre potenze ancora più importanti di quelle arabe, si prendevano la scena. Mi riferisco a Turchia e Russia, ormai i veri protagonisti, gli unici in grado di determinare se la Libia precipiterà in una guerra totale o risorgerà con una pace salvifica.

Forse noi siamo stati più onesti e trasparenti dei francesi: o più ingenui. Per troppo tempo abbiamo ignorato Khalifa Haftar. Ma in fondo Fayez Sarraj, il tripolino, era riconosciuto dalle Nazioni Unite. Abbiamo buoni ambasciatori, buoni agenti dell’intelligence, soldati addestrati, buoni cercatori e produttori di petrolio, ma non buoni governi né ministri degli Esteri capaci di manifestare la necessaria autorevolezza. Forse nemmeno questo è del tutto vero. Anche se l’attuale responsabile della Farnesina passasse più tempo sui dossier diplomatici e meno sull’Ilva, l’Alitalia, il ministro uscente dell’Educazione e la gestione di Autostrade, le cose non cambierebbero. Se ci può consolare, i francesi che di tutto questo hanno molto di più, non stanno facendo una figura migliore della nostra.

Il problema siamo noi opinione pubblica, il paese, la sua storia. Forse problema non è la definizione migliore: potrebbe anche essere una qualità. Intendo dire che per giocare da protagonisti in Libia, oltre alla diplomazia bisogna usare l’arma della dissuasione militare, essendo pronti anche a usarla. Dire come Luigi Di Maio e i suoi predecessori che la soluzione deve essere diplomatica e non militare è una banalità che non lascia il segno ma anche la dimostrazione di una virtù. Componendo “Tripoli bel suol d’amore”, nel 1911 Giovanni Corvetto scriveva: “Naviga o corazzata…Tripoli terra incantata, sarai italiana al rombo del cannon!”.

Per fortuna non siamo più quell’Italia. Le fanfaronate di Benito Mussolini, trasformatesi in tragedia, ci hanno ulteriormente allontanati dall’uso della forza per trovare il nostro posto nel mondo o anche solo nel Mediterraneo. Ve la immaginate un’opinione pubblica e una classe politica italiane pronte a sostenere con le armi Sarraj o Haftar?

Ma la Libia resta il luogo più evidente del nostro interesse nazionale fuori dai confini nazionali: quel paese da solo è fondamentale per la sicurezza nel Mediterraneo, per la questione migranti, per le nostre necessità energetiche. E dunque? Lasciamo che il problema sia risolto dai turchi e dai russi. Nonostante tutti i difetti e la loro arroganza, è francamente difficile che Recep Erdogan e Vladimir Putin finiscano col farsi una guerra per la Libia. Solo loro hanno la forza di dissuasione e la presunzione di usarla, per convincere Tripolitania, Cirenaica e milizie tribali locali, Fratelli musulmani e gli altri sunniti arabi ad accettare un compromesso. Come in altre realtà complesse, l’Eni avrà la capacità e i mezzi per preservare i suoi/nostri interessi economici.

Non sarà una grande vittoria dell’Italia e per ora questa soluzione è semplicistica, ipotetica e ottimistica. Ma non credo ci sia altro da augurarsi.

Buon Anno

 

http://www.ispionline.it/it/slownews-ispi/

 

 

Allego il racconto “Lo strano caso del Signor Zelensky”, uscito un paio di settimane fa nella sezione 24Plus del sito del Sole 24 Ore. https://www.facebook.com/ugo.tramballi.1/posts/2346409642129745

 

  • carl |

    Dott.Tramballi , a parte quello pubblicato su IlSole, per la “Befana” mi aspettavo un Suo nuovo “pezzo” anche nel blog.. Ma invano…:o)
    Rimango cmque in fiduciosa attesa.. E per ingannare il tempo aggiungo un commento sul “teatro”libico… Che forse anch’essso, dopo tanto guereggiare e tanti morti e feriti ( e non soltanto tra i fanti, ma anche tra gli infanti”..) finirà per essere “pseudo-salomonicamente” diviso…

  • habsb |

    sig. Tramballi

    non si puo’ parlare della Libia odierna senza condannare gli impuniti crimini contro l’umanità commessi dai bombardamenti dell’amministrazione Obama, con la complicità del francese Sarkozy, mentre il resto dell’Europa stava a guardare, disinteressata oltre il Reno, e autolesionista nel nostro caso.

    Rinvengo inoltre nel suo articolo una contraddizione di fondo, fra frasi come “giocare da protagonisti in Libia … pronti ad usare l’arma di dissuasione miltare”, che rinviano al titolo dell’articolo, spero comunque ironico, e altre frasi come “per fortuna non siamo più quell’Italia” che indicano un ravvedimento parziale.

    Il tutto resta confuso e contradditorio: in soldoni che propone Tramballi ? Mandare truppe italiane in Libia, o seguire l’esempio dei tanti paesi pacifisti che rinunciano al colonialismo e spendono invece i soldi per arricchire l’offerta della loro economia, scalando cosi’ le classifiche mondiali della prosperità ? Dall’articolo non è chiaro.
    Traspare solo una malcelata ammirazione per le autocrazie turca e russa, entrambe progioniere di un’altra epoca, nella misura in cui usano l’avventurismo colonialista per far dimenticare ai loro sudditi il peggioramento continuo del loro livello di vita.

  • Fabrizio |

    Non mi é piaciuto il taglio di questo articolo. Ugo Tramballi non può fare finta di ignorare che l’Europa in genere e noi, in particolare, nelle scelte di politica estera, siamo ricattati dagli USA. Pena essere distrutti dai dazi o dallo spread. Ma non da oggi; é così almeno dalla seconda guerra mondiale. A prescindere di chi vi sia al Governo da noi.
    Ció premesso, venendo alla Libia,non possiamo ignorare che i Popoli arabi – soprattutto le Tribù nomadi – non hanno il senso dello Stato come in occidente.
    Nel mondo arabo la struttura portante sono le Tribù, formate dai Clan famigliari; e la Tribù più forte, governa l’intero Paese. In Libia, l’occidente ha fatto una serie di gravissimi errori che ci hanno portato alla situazione attuale.
    Il primo é stato appoggiare e sostenere la scellerata politica di Obama (e M.me Clinton) e fare cadere Gheddafi. Il secondo – forse anche peggiore del primo – é stato non scegliete un unico leader e sostenerlo nella conquista del potere, in modo da stabilizzare il Paese.
    Anche qui i motivi sono stati vari, in primis il fatto che gli interessi petroliferi dell’occidente fossero suddivisi nelle varie Regioni libiche: USA ed UK in Cirenaica, Francia nel Fezzan e noi in Tripolitania. La cosa é precipitata dopo l’attacco di Haftar che, arrivando fino alla periferia di Tripoli, ha alterato questi assetti.
    Dobbiamo capire che i “Dittatori” (com’erano Gheddafi od anche Saddam) per quanto politically incorrect, sono funzionali per la stabilità dell’area MENA. Quindi, turiamoci il naso, scegliamo l’uomo forte (uno solo, che accontenti tutti, stavolta) ed appoggiamolo.

  • carl |

    Questo Suo articolo conclude il 2019, un “annus” nella media, e cioè nè più, nè meno “horribilis” di quelli dei recenti decenni. Per quel che possa valere, condivido il concetto che la Libia -ossia ciò che vi accade, se e come sia governata,ecc.- è assai importante, sia per le nostre necessità energetiche ma sopratutto per la “questione migranti” il cui flusso – in assenza di un”Piano organico per l’Africa” (finora solo verbale) analogo a quello “Marshall”- continua, almeno fino a quei mercenari “limes” mediterranei pattuiti con Grecia, Turchia, Libia, Marocco, ecc. Mentre gli USA lo hanno fatto col Messico…
    In tempi pre-migrazioni, dalla Libia giungevano solamente notizie come quella della detronizzazione del monarca locale al quale subentrò l’accademico di Sandhurst. Mi capitò anche di sentir accennare a delle presunte ambizioni africane di Gheddafy .. che tuttavia non avevano mire dominatrici, ma solamente di leadership progettuale, forse geo-politico/ideologica, post-coloniale… Ma non ho mai avuto i mezzi nè l’info che mi consentissero di valutarne la fondatezza. Sentii altresì parlare di ambizioni in ambito nucleare (non quello elettro-nucleare, ma l’altro…) cui però ad un certo punto rinunciò..
    Abbiamo tutti sentito parlare di Lockerbie, e che ad un certo punto in Libia finì per essere bombardata e quale brutta fine fece Gheddafy. Pur nella nebulosità dell’esegesi storica a volte mi chiedo se quanto sopra ricordato/accennato non vi abbia contribuito. Ma il fatto è che, almeno per i comuni mortali come lo scrivente, non solo ma anche in merito alla Libia non sia disponibile dell’informazione imparziale/affidabile/certificata.. Il che mi ha fatto venire in mente il pregevole articolo che R.Bodei del 09.09.2018 (pubblicato su IlSole24Ore) nel quale, tra altre considerazioni, egli accennò/sottolineò l’importanza (per il “potere”) della segretezza.. Partendo dagli “arcana imperii”d’antan che, al presente, sono piuttosto “arcana statali ” e/o dei “gabinetti” e/o dei cosiddetti servizi di intelligence et similia…

  • aos tv |

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