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Dalla Russia con amore

moscow
“Vogliamo cambiare l’Europa. La nostra Europa deve essere molto più vicina alla Russia”, diceva Gianluca Savoini al famoso incontro in una sala dell’hotel  Metropol di Mosca. Per conto della sua associazione Lombardia-Russia, di Matteo Salvini o di tutti e due, Savoini immaginava “una grande alleanza pro-Russia”, snocciolando nomi e sigle: da Mme Le Pen e la Lega, ai sovranisti, agli antisemiti e ai neo-nazisti  del vecchio continente.

C’è anche una questione di soldi e petrolio che i giudici chiariranno. Intanto però è evidente anche una questione politica, di tradimento di alleanze, di valori e di storia. Se tutto questo non viola leggi dello stato (per ora), certamente ha a che vedere con il nostro futuro. Anche Savoini nella registrazione al Metropol parla di futuro dei nostri figli: sebbene credo si riferisse ai suoi, non ai miei.

A settembre si vota per i 45 seggi della Duma di Mosca, il consiglio comunale della capitale saldamente controllato da Russia Unita, mutatis mutandis, l’equivalente del Pcus ai tempi dell’Unione Sovietica. Come in tutte le elezioni dell’era Putin, con cavilli legali e bugie, a decine di oppositori è stata negata la candidatura.

Come prima di ogni elezione, una ventina di migliaia di manifestanti coraggiosi avevano protestato davanti agli uffici della commissione elettorale. La settimana successiva, sabato scorso, in 3.500 si sono ritrovati davanti alla Duma per rinnovare la protesta, in una manifestazione ovviamente non autorizzata, sebbene pacifica.

Il regime del paese che Savoini è convinto sia dell’avvenire, ne ha arrestati 1373. Fra loro naturalmente Alexei Navalny, il leader dell’opposizione al quale viene sempre negato di partecipare a un’elezione. Anche molti dei 22mila della settimana precedente rischiano un anno di galera per aver tentato di bloccare il lavoro dei commissari della commissione elettorale. I giudici stanno indagando. In prigione per altri ennesimi 30 giorni, Navalny ha avuto “gravi reazioni allergiche”. Ma è stato il suo alleato Leonid Volkov a negare ipotetici avvelenamenti: è solo che le carceri del regime sono orribilmente sporche.

La brutalità dei poliziotti e del potere che rappresentano, è senza senso politico: Putin gode ancora del consenso sufficiente per tenere il Comune di Mosca. E anche se la sua popolarità effettivamente in declino a causa dell’economia, raggiungesse livelli allarmanti, il potere che lo circonda barerebbe sul voto. In passato è già stato fatto perché Putin raggiungesse quella grassa maggioranza che piace agli autocrati.

C’è chi dice che gli arresti e le manganellate di sabato scorso siano un segno di debolezza. Altri esperti sostengono invece che sia un ammonimento di Putin non ai democratici ma al non più ristretto circolo di potere che lo circonda: gli apparatchik, i militari, l’intelligence, gli oligarchi. Che sia più corretta la prima o la seconda, sono comunque ipotesi da sistema satrapico. Il Pcus non esiste più ma lo studio della cremlinologia c’è ancora: quella dei vecchi tempi di buio assoluto era una scienza inesatta; questa di un oggi un po’ più visibile ma comunque opaco, rimane ugualmente empirica.

Ecco, questo è il paese che per un numero crescente d’italiani – settentrionali e meridionali, operai, imprenditori, giornalisti, intellettuali e analfabeti odianti del web – è un modello al quale avvicinarsi con gioia. Come forse qualcuno ricorderà, il mese scorso Vladimir Putin aveva ufficialmente dichiarato “obsoleto” il sistema liberal-democratico. Savoini e i suoi leader italiani di riferimento, avranno trovato una ragione in più per “essere molto più vicini” a questa Russia.

 

 

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  • carlc |

    1)Anche nell’Italia nostra pullulano i furbetti che raggranellano introiti extra (e pure esentasse) con l’IVA, l’emissione di fatture fasulle da parte di aziende “cartiere” e, terzo, sovrafatturando (il sovra rappresenta la fetta x qualcuno..)
    2)”Obsoleto” (cioè logoro, superato, ecc.)il sistema liberal democratico…?Va da sè che senza le dovute cure,attenzioni, manutenzioni, ecc qualsiasi cosa, struttura, ecc.compresa la “coppia” formata dal sistema liberale (o di mercato) e la democrazia, finiscono nel migliore dei casi con dei malfunzionamenti o, nel peggiore, assai peggio…Tuttavia pur di “importare” il succitato sistema, c’è gente (che sia stata, o meno, arruffata ad arte..) disposta a farsi manganellare, arrestare, finire in prigione.. “Arruffata” ? Beh,se certuni (prima di ricorrere ad altro) arrivano ad affiancare alla polizia dei”picchiatori” di dubbio curriculum, non sarei sorpreso che altri certuni ricorressero all’ingaggio di”arruffapopolo”.. D’altronde se, ad es. a H.Kong si arrivasse a qualcosa di analogo a Tien an men, ebbene nessuno, nemmeno i più sfegatati sostenitori del global free trade troverebbero nulla da eccepire qualora fossero adottate pesanti sanzioni ed ostracismo contro la Cina. Idem con patate, se qualcosa di simile accadesse a Mosca. Ma sarebbe ragionevole in un mondo complesso come l’attuale ove più che col bastone bisognerebbe lavorare di cesello..? M.Wolf è uno che riesce a vendere i suoi articoli in più mercati contemporaneamente.. Sul Financial Times del 17 luglio u.s.esponeva qualche pensata valida. Ad es. che un sano globalismo è indispensabile per l’intera & attuale umanità..Che ritenere di dover ostacolare le economie di Paesi non occidentali al fine di cementare l’egemonia occidentale sarebbe un abominio..Che la globalizzazione finanziaria si è spinta fin troppo oltre..ed altro ancora. Da parte Sua A.Linderborg (Internazionale n.1273 settembre 2018) cittadina, scrittrice e giornalista di un Paese in cui l’uguaglianza ha raggiunto (anche grazie alla tassazione) il vertice mondiale, sottolineava come una gran parte degli elettori svedesi sa di poter votare, ma è anche consapevole di avere un’influenza marginale sulla politica…E concludo. Anzi, visitatori e commentatori, tirate voi le somme o fateci su almeno una pensatina (ma col cervello, non con la pancia o altro…). Perchè, comunque la si pensi, credo che in prospettiva l’imperativo categorico sia quello di evitare che coloro che contano/decidono finiscano per convincersi, o essere convinti, dela validità di quel pensiero attribuito a Goethe e cioè “Meglio l’ingiustizia che il disordine”.

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