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“Call me” o la guerra perfetta

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Notizie dal fronte della sempre meno ipotetica IV Guerra del Golfo. Quarta perché la prima fu quella fra Iran e Iraq, 1980-88; la seconda la liberazione del Kuwait, 1990-91; la terza l’invasione dell’Iraq, iniziata nel 2003 e non ancora finita del tutto.

Si potrebbe convenire che gli avvenimenti di queste settimane siano più la continuazione della terza guerra che un nuovo conflitto. Ma sono considerazioni che lasciamo agli storici del futuro. Oggi prevale con urgenza la cronaca. Gli americani e i loro inaffidabili alleati del Golfo, sauditi ed emiratini, si stanno mobilitando; così pure i duri di Teheran.

Al generale Qassem Soleiman, il vecchio falco al comando delle truppe d’élite dei Pasdaran, l’uomo che sta guidando sul campo l’espansionismo geo-politico iraniano nella regione, non sembra vero che i suoi nemici gli stiano offrendo l’opportunità di una guerra perfetta. La guerra che Jihad e Hamas palestinesi combatteranno alla frontiera di Gaza, Hezbollah alle pendici del Golan controllato dagli israeliani, Bashar Assad in ciò che resta della Siria orientale, le milizie sciite nel vuoto lasciato dall’Isis nel Nord dell’Iraq, la marina di Teheran davanti alle coste saudite e nello stretto do Hormuz dal quale passa 1/5 del petrolio mondiale. E naturalmente in Iran che i B52 americani bombarderanno, contro i 120mila uomini pensati da Bolton per un’invasione terrestre.  E’ un prezzo che il generale Soleiman è disposto a pagare per il grande disegno che lui e gli estremisti di Teheran hanno in mente.

In tutto questo, mentre i collaboratori gli stanno preparando sotto il naso una ripetizione su scala più vasta del disastro iracheno del 2003, la dichiarazione più pregante di Donald Trump è stata: “Call me”. Se gli iraniani sono intenzionati a fermare tutto questo, se vogliono trattare, gli diano un colpo di telefono. Niente di più facile.

Nella sua visione del mondo – che è quella della gran parte degli americani – l’universo umano fuori dagli Stati Uniti è tutto uguale e nutre la stessa aspirazione: essere in qualche modo liberato dagli americani e imitare il loro modo di vita. Ne esiste forse uno migliore? Così Donald Trump pensa di applicare all’Iran e al Medio Oriente la formula Corea che sta avendo un moderato successo.

A dire il vero anche con la Corea del Nord l’amministrazione americana sta sbagliando. E’ lodevole l’impegno profuso per abbassare la tensione ma è velleitario pensare che Kim rinunci al suo piccolo arsenale nucleare. Russi e cinesi stanno facendo notare che la bomba è la garanzia irrinunciabile di quel regime per la sua sopravvivenza: più logico puntare sul congelamento del programma nucleare Nord-coreano.

Ma questo è un altro tema del quale riparleremo. Oggi la questione è l’Iran. Le differenze con la Corea sono tante quanto le miglia che separano le due aree geografiche.  Nella difficile trattativa con Kim, gli alleati degli Usa sono completamente allineati. Moon Jae-in, il presidente Sud coreano è stato fondamentale nel far prevalere la diplomazia. Russia e Cina, gli autorevoli vicini, hanno compiuto un utile lavoro per moderare i coreani del Nord.

Guardate il Medio Oriente e trovate, se potete, una similitudine. Gli alleati occidentali si oppongono al militarismo crescente americano. Un punto di partenza concreto per far prevalere la diplomazia, c’era: l’accordo sul nucleare che Trump ha cancellato. Da oltre un anno la sua amministrazione rende sempre più insopportabili le sanzioni economiche, afferma di voler cambiare il regime a Teheran con le armi o l’implosione del sistema politico, senza offrire un solo segnale di dialogo. “Con il nostro sconsiderato militarismo stiamo anche erodendo l’utilità a lungo termine delle sanzioni”, dice il presidente di Carnegie, William Burns.

Anziché lavorare per la moderazione come quelli in Estremo Oriente, gli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente sono i peggiori istigatori. Arab News, il giornale di proprietà del fratello del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (l’anima nera di una regione già sufficientemente nera), invita gli americani a compiere “un attacco chirurgico” contro gli iraniani. Non c’è da stupirsi se il sempre più soddisfatto generale dei Pasdaran mobilita le sue milizie in Iraq, manda missili sofisticati al siriano Assad e all’Hezbollah libanese.

Ciò che tuttavia rende ancor più diverso e intrattabile il Medio dall’Estremo Oriente è che nel primo anche Dio è parte in causa, arruolato e in armi. Quando la religione è lo strumento politico più utilizzato, non basta una telefonata per riempire la profondità del fossato che divide da centinaia di anni sette ed etnie.

Nel 1980, quando Saddam Hussein invase l’Iran con il silenzioso consenso di molti occidentali, il regime degli ayatollah stava crollando: la gente era sempre più stanca della brutalità medievale di Khomeini. L’aggressione straniera strinse la popolazione attorno al sistema che sopravvisse e alla fine si rafforzò. E’ probabile che anche oggi accadrebbe la stessa cosa se prevalessero le malate convinzioni di John Bolton e dei giovani principi del Golfo.

 

 

http://ispionline.it/it/slownews-ispi/

  • habsb |

    sig. Carl

    I dittatori cubani, venezuelani et iraniani hanno per decenni affamato e imprigionato i loro popoli : si informi sul livello medio di consumi all’Avana, a Caracas ou Teheran. Sulla libertà di espressione, o di intrapresa.

    Che dovrebbe fare una nazione responabile ? Fare affari con quei governi criminali ? Non credo. Bombardarli come ha fatto Putin in una Siria che cercava di liberarsi del dittatore Assad ? O come hanno fatto i Clinton in Jugoslavia, alle porte di casa nostra ? O come ha fatto Bush figlio in Iraq ?

    Per fortuna gli USA dispongono di un presidente che capisce quali sono gli interessi del suo paese, e dell’Occidente di cui il suo paese è guida riconosciuta.

    Qundi niente guerre inutili, sanguinose e costose, e anzi ritiro dalle imprese fallimentari di Obama in Siria e Libia.

    Ma neanche commercio con tali regimi vergognosi e criminali

  • carl |

    Quelli citati sono meri ed emblematici ricordi mediatici, tutt’altro che fuori tema. Quanto agli ultimi momenti prima dell’impiccagione di Saddam di cui furono “broadcasted” le immagini urbi et orbi.. Forse Lei mi riterrà un sorta di “caballero de la triste figura”, insomma un tantino donchisciotttesco, ma il fatto è che sono dell’avviso che anche il peggiore dei criminali meriti di affrontare “l’ultima porta”, cioè la morte, in modo umano, con un minimo di rispetto e di umana dignità.
    Con l’occasione valuto altresì un indicatore di assai poca umanità il pluridecennale embargo di Cuba (cioè del popolo cubano), nonchè quello in corso contro il Venezuela, cioè la popolazione..Quanto a quello contro la popolazione iraniana, ricordo che la Goracci (della RAI) un paio di mesi fa diceva di aver personalmente cambiato una cinquantina di euro per un mucchio di rials… Immagino che il grosso del popolo non rida, ma forse i o dei “bazarini” sì.. :o)
    Quanto agli USA, con tutti i mezzi ed i cervelli naturali ed artificiali di cui dispongono a pagamento , possibile che all’alba del 3° millennio non riescano che ad escogitare l’ennesima guerra con annessi, connessi e collateralità…e/o l’ennesimo embargo? Nel mio piccolo mi chiedo se meritino di essere e/o di autoritenersi la guida del mondo attuale, teso verso sorti sempre + magnifiche et progressive…?
    p.s. E non oltre. Ho/abbiamo fin troppo approfittato della libertà di espressione di questo blog libero/liberale.

  • habsb |

    sig. Carl

    non mi riesce di capire cosa le sue illazioni sulla storia recente dell’ Iraq abbiano a che vedere con l’articolo del Tramballi, che immagina una guerra fra USA e Iran.

    Quanto a Saddam Hussein, è difficile immaginare un personaggio più spregevole: dopo essere stato per decenni al soldo degli americani, e aver fatto grazie a essi vita da nababbo e dittatore, li ha traditi, senza trascurare al passaggio di opprimere il suo popolo e fargli mancare i generi di prima necessità.

    Un po’ come fa oggi Maduro in Venezuela.

  • carl |

    La guerra Iran-Irak 1980-88..? Durò il doppio di quella 1914-8 adottandone spesso le “medievali” tattiche e stategia, pur con mezzi più precisi e distruttivi..
    E se nel 1980 Saddam attaccò l’Iran con il Washington consensus etc… Ebbene anche l’invasione del Kuwait sarebbe stata effettuata con il “nihil obstat” tacito, implicito o altro, dell’ambasciatrice statunitense, ufficiosa portavoce USA.. Se ben ricordo anche S.Romano vi ha accennato. Insomma l’arte della geo-politica è spesso, se non sempre, sporca ed indegna, se non squallida ed infame. Anche a livello individuale, personale.. Ad es. augurereste a qualcuno di essere trattato come lo fu Saddam Hussein qualche attimo prima di essere impiccato..?
    E ricordo pure un altro aneddoto che se fondato (cioè se ben ricordo) apparirebbe curioso assai..Infatti, alla fine (e viste le sorti) dell’invasione irakena da parte dei Bush-men nel 2003, Saddam ordinò ai resti della sua aviazione di passare il confine ed atterrare/rifugiarsi in Iran..! Chissà? Forse l’ex nemico gli parve migliore dell’ex alleato… D’altronde lo “spezzatino” del mondo arabo (disegnato maldestramente a tavolino), non è anch’esso di origine di colonial-occidentale?
    Un’aneddoto futuribile dell’A.Saudita? Tutto fermo restando (salvo il prosciugamento dei suoi pozzi gas-petroliferi) l’Arabia non potrebbe forse sopravvivere col turismo/pellegrinante verso La Mecca…:o)? Che altro non è se non il Vaticano maomettano.. No?
    Infine due parole per il N.Korea. La grande differenza con l’Iran è che essa dispone già di rodate testate nucleari, di vettori (ed altro ancora). Ma come accennavo nel post della settimana scorsa, possimao essere certi che qualcuno in Iran, sondando e sfruttando le molle e l’endemica corruttela del “mercato”, non abbia accumulato qualcosetta di nucleare cui ricorrere in una sorta di disperata ed irrazionale vendetta…?

  • habsb |

    Spiace leggere come un partito preso contro il presidente Trump possa stravolgere completamente il senso dell’attualità e della storia.

    E chiaro che l’Iran non ha nulla a che vedere con la Corea del Nord, semplicemente perché la Corea del Nord non manda droni contro le installazioni saudite, né attacchi di sabotaggio contro le sue petroliere, ancor meno finanzia una guerra civile in Yemen. E non ha mai dichiarato la sua volontà di cancellare dalla carta geografica un paese sovrano come Israele, non ha mai sostenuto con armi, milizie e i miliardi del petrolio le innumervevoli guerre, attentati e terrorismo in Israele, Siria, Libano, Iraq, e purtroppo, Europa.

    L’Iran è una violenta dittatura (primo per esecuzioni capitali dopo la Cina popolare), nelle fasi finali della sua esistenza. Presenta un tasso di inflazione superiore al 50%, e ben sanno preti e generali al potere che presto cominceranno le rivolté popolari, come in Venezuela.

    E’ dunque necessario canalizzare questa rivolta, questa violenza in una guerra contro i numerosi nemici (quasi tutti salvo Russia e Cina Popolare, onnipresenti dove regna l’odio per l’occidente). E’ la strategia usata da sempre da tutte le dittature che che implodono, dalla rivoluzione francese nel 1792, alla rivoluzione nazista nel 1939, e per fortuna evitata da Gorbaciov in URSS

    Ma contrariamente a quanto scritto, gli USA di Trump non accetteranno le innumerevoli provocazioni, e non interverranno, come non intervengono in Venezuela (contrariamente ai russi, presenti con una modesta forza militare), o in Siria (contrariamente alla fallimentare azione di Obama-Hilary).

    Trump non sottoscrive la visione del partito democratico sintetizzata con la minacciosa formula “We will use any means to spread democracy into the world” dal famigerato JF Kennedy, crociato della nuova religione democratica.

    Business first. Per Trump il rispetto di regole eque nel commercio internazionale viene prima dei diritti civili di iraniani(-e) e venezuelani.

    Quindi non si preoccupi non vi sarà alcuna guerra tra USA e Iran. Privato di esportazioni petrolifere (almeno verso l’occidente) l’Iran diverrà un nuovo Venezuela, uno stato zombie, un morto che cammina. E a un certo punto russi e cinesi si stancheranno di tenerlo in trasfusione con dei miliardi di cui avranno sempre più bisogno per loro stessi.

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