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“Ai leader e ai cittadini del mondo”

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  Puntuale come una festività religiosa, una volta l’anno Slow News riferisce dei movimenti delle lancette dell’Orologio del Giorno del Giudizio nucleare. Non c’è nulla di religioso in questo. Anzi, è una verifica del livello di follia mondiale.

Come è tradizione dal 1947, all’inizio di ogni anno il Bulletin of the Atomic Scientists fondato dall’Università di Chicago, ci informa su quanto siamo vicini alla mezzanotte nucleare. Le unità di misura principali sono i comportamenti politici delle nazioni e dei loro leader, le reazioni delle opinioni pubbliche e l’effettiva capacità distruttiva degli arsenali nucleari.

Il punto più vicino alla mezzanotte del Doomsday Clock – solo due minuti – fu nel 1953, quando i sovietici sperimentarono la prima bomba termonucleare. Il più lontano nel 1991, alla fine della Guerra fredda: 17 minuti. Ora siamo di nuovo a due, come già l’anno scorso. E se per il 2019 non siamo a uno e mezzo, è solo perché gli scienziati hanno avuto paura di superare la soglia dei due. Non era mai accaduto: neanche ai tempi della crisi di Berlino e di Cuba, quando la guerra nucleare fu a un passo.

Negli ultimi anni, nelle loro valutazioni gli scienziati di Chicago hanno aggiunto la questione ambientale. I due problemi sono legati: i cambiamenti climatici creano le condizioni per nuovi conflitti e l’uso delle armi nucleari come strumento ultimativo. E niente può portare al punto di non ritorno climatico quanto una serie di esplosioni atomiche. Da quest’anno c’è anche la cyber-information: ”La guerra dell’informazione resa possibile dalla cibernetica minaccia di rimpiazzare i pilastri della logica e della verità con la fantasia e la rabbia”.

Ecco dunque il “new abnormal” nel quale stiamo vivendo. Questa anormalità quotidiana “descrive un momento nel quale i fatti diventano indistinguibili dalla finzione, minando la nostra reale abilità di sviluppare e applicare soluzioni ai grandi problemi del nostro tempo”.

Questo è il quadro pratico e morale dentro il quale gli Stati Uniti escono dagli accordi di Parigi sul clima, i russi violano gli accordi nucleari, gli americani abiurano i trattati sulla sicurezza; il riarmo cinese, indiano e pakistano diventa una corsa incontrollata, la gente crede che la terra sia piatta, i leader che dovrebbero mediare e moderare diventano sobillatori. “Gli attuali leader” scrive il Bollettino degli scienziati, “non solo non mettono in pratica soluzioni ma enfatizzano i problemi attraverso una varietà di dichiarazioni e di azioni provocatorie, compresi una retorica superficiale sull’uso delle armi nucleari e l’insensato disprezzo delle verità scientifiche”.

Negli anni Ottanta russi e americani avevano 60mila testate nucleari. Ora ne hanno 14mila e 500: comunque più che sufficienti per distruggere la Terra. Insieme possiedono il 93% degli arsenali mondiali. Gli altri – Francia, Gran Bretagna, Cina, Israele, India, Pakistan e Corea del Nord – possiedono 1.185 bombe. Ma gli arsenali di Cina, India e Pakistan crescono sproporzionatamente perché non sono soggetti ad alcun accordo internazionale sulla riduzione delle testate e dei missili che le portano.

E’ illuminante l’esempio dell’accordo sull’eliminazione dei missili a medio raggio, l’INF sul quale Donald Trump e Vladimir Putin litigano. Le ambizioni geo-politiche di cinesi, indiani e pakistani non richiedono missili balistici intercontinentali ma esattamente di raggio intermedio, per minacciare le regioni circostanti ai loro confini. Sono le armi che i tre paesi stanno sviluppando – la Cina avrebbe già 20mila di quei missili – liberi da ogni vincolo diplomatico. Peggio: ora che Usa e Russia, con i due arsenali di gran lunga più grandi, violano i loro stessi trattati, credono che il loro riarmo sia ancor più giustificato.

L’uscita di Trump dall’INF sarebbe più che logica se l’obiettivo fosse una ridiscussione globale di quel trattato, impegnando anche le altre sette potenze nucleari. Ma tutto lascia credere che non sia così. Insieme alle dimensioni territoriali con nove fusi orari, l’arsenale nucleare sempre più tecnologico è l’unica ragione per la quale la Russia possa definirsi superpotenza. Negli Stati Uniti i 494 miliardi di dollari programmati nei prossimi 10 anni per l’ammodernamento dell’arsenale, sono 87 volte più di quanto Trump vuole spendere per il muro col Messico. John Bolton, il consigliere per la sicurezza nazionale, è un dinosauro della Guerra fredda: ha sempre pensato che gli accordi sul controllo degli armamenti limitino la libertà d’azione americana.

E’ difficile che l’incipit del Bollettino di quest’anno – “Ai leader e ai cittadini del mondo” – sia ascoltato da qualcuno. “Le strutture per una nuova governance globale sono disperatamente necessarie per gestire tecnologie in rapida evoluzione e potenzialmente pericolose”, concludono gli scienziati di Chicago. Un altro message in the bottle che si perderà nell’oceano della miopia umana.

 

http://www.ispionline.it/it/slownews-ispi/

 

 

Allego un commento su nucleare pubblicato sul Sole 24 Ore e la mia recensione su “Bibi”, la biografia di Netanyahu scritta da Anshel Pfeffer, uscita sul Domenicale del Sole.

https://www.facebook.com/ugo.tramballi.1/posts/1815682865202428

 

https://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2019-02-20/bibi-netanyahu-guerriero-sicurezza–132322.shtml?uuid=AFqzorE&fromSearch

  • carl |

    Beh, sia i leaders che il grosso dei cittadini del mondo sono in ben altre (e molte) cose affacendati, o indotti a farlo… D’altronde, nè i primi, nè i secondi pensano che l’olocausto nucleare accadrà (e neppure questo e/o quel cambiamento o accadimento di natura climatica…)..
    E’ come se tutti canticchiassero “.Finchè la barca va, lasciala aaandareee…”. Che è la versione canora della prassi:”Laissez faire, laissez passer…”.E non siamo forse tra gentlemen pronti e propensi ad ogni sorta di agreements?… Non c’è forse l’inossidabile convinzione che gli accordi stabiliti dopo il conflitto 1939-45 e la trama via via ritessuta successivamente garantiscano l’impossibilità di un grave & irrimediabile passo falso…?
    E, almeno al di sotto della cuspide piramidale, non si ripete con convinzione: “Ma a chi converrebbe un conflitto globale? A nessuno.”.
    Ed ecco perchè si susseguono e moltiplicano invece quelli locali, circoscritti, quarantenizzati e finora praticati con armamenti “convenzionali”, cioè consentiti.. E che, en passant, fanno sì che le fabbriche che producono armi continuamente ed in serie non debbano sospendere le loro produzioni e licenziare, o chiedere la cassa integrazione…
    La rottura dell’INF ? In fondo potrebbe essere un calcolato espediente facilitante la gestione politica di quà e di là dell’Atlantico, della Manica e degli Urali.
    E un possibile e grave accadimento dovuto ad un fattore imprevisto ? Non può accadere essendo i “five”, anzi i sette, otto o nove, “eyes”.. ritenuti in grado di controllare ed evitare che accada…
    Tout va donc très bien, Madame la Marquise…

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