Studiare la Storia fa sempre bene

Secondo Lawrence Freedman, professore emerito di studi militari al King’s College di Londra, “Una buona regola empirica è che le conseguenze non intenzionali di qualsiasi operazione militare possono essere altrettanto importanti – se non di più – di quelle intenzionali”. Una regola pratica che, ignorandola, americani e israeliani hanno nobilitato nella loro guerra all’Iran.

Studiandone i precedenti, Donald Trump e Benjamin Netanyahu avrebbero scoperto che nel 260 dopo Cristo, a Edessa, il persiano Shapur I catturò Publio Licinio Valeriano: mai un imperatore romano era stato preso prigioniero in battaglia. Conoscere il passato aiuta sempre a comprendere le difficoltà del presente.

Di ritorno dal week end a Mar-a-Lago, lunedì scorso il presidente aveva esternato con la solita incoerenza: “Discutiamo con un nuovo regime”. Ma senza un accordo e la riapertura di Hormuz, l’isola di Kharg sarà “obliterata”. Il participio passato di “obliterare” era già stato usato nella breve guerra di giugno, quando Trump aveva annunciato la falsa distruzione del nucleare iraniano.

Sulle intenzioni americane il premier israeliano tace, temendo di essere lasciato solo. Forse non ha torto: Trump potrebbe annunciare di aver vinto. Quindi, la guerra sarà finita, anche se nulla di tutto questo risulterà vero. E Netanyahu dovrà spiegare agli israeliani che il professor Freedman del King’s College aveva ragione.

Intanto però la 31^ Marines Expeditionary Unit e l’82^ divisione aviotrasportata, soprannominata “All Americans”, si stanno dispiegando in zona di guerra. Apparentemente con molta calma. Forse questi movimenti sono solo una forma di pressione sui negoziati. Ma anche a fine febbraio sembrava così e alla fine aveva prevalso l’opzione militare.

La mobilitazione di Marines e paracadutisti non è paragonabile all’Iraq del 2003. Allora al confine del Kuwait furono schierate 336mila forze di terra. Questa volta sono poche decine di migliaia. E’ una forma imitata di “boots on the ground”, di truppe sul campo di battaglia: avrebbero solo il compito di attaccare Kharg e tenerla per un tempo limitato. Ma si sa cosa si vuole quando inizia una guerra (non sempre, come sta dimostrando Trump sull’Iran), ma non cosa poi accadrà.

Una delle frasi famose nella storia dei presidenti in guerra, la pronunciò George W. Bush nel maggio 2003 quando appontò sulla Lincoln: “Missione compiuta”. Bagdad era stata conquistata ma da quel momento incominciarono la resistenza irachena e la guerra civile; gli iraniani ci guadagnarono e l’Isis prese forma.

Un’altra dichiarazione famosa è di Donald Trump, il giorno dell’inaugurazione del suo secondo mandato, solo il 20 gennaio dell’anno scorso: “Non inizierò guerre, fermerò le guerre”. Il mondo attende con trepidazione le conseguenze di questa promessa.