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Storia della decadenza e della caduta dell’impero americano

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“Muhammad Ali Dies at 74: Titan of Boxing and the 20th Century”. Solo la morte di Cassius Clay ha salvato i lettori del New York Times dall’ennesimo titolo di apertura dedicato a Donald Trump; alle reazioni degli altri a quello che dice Donald Trump; alle conseguenze di ciò che fa Donald Trump sul presente degli Stati Uniti, sul suo futuro, le relazioni razziali e di genere, sulla Costituzione, la Dichiarazione d’Indipendenza, la Central Bank e la politica estera.

E’ inutile rifare la lista delle cretinate, degli insulti, delle provocazioni, degli atteggiamenti infantili, della superficialità, dei conflitti d’interesse del candidato repubblicano, solo in questa prima fase della stagione elettorale americana. Ma qui non siamo a parlare del candidato Trump, convinto di fare cose straordinarie senza che occorra conoscere le cose, come una specie di lucido Forrest Gump.

Parliamo invece di America, quella superpotenza globale che ha inventato la middle class, Hollywood, Internet, che 72 anni fa giusto lunedì è sbarcata in Normandia, che ha mandato l’uomo sulla luna. L’America che ha fatto la guerra in Vietnam e se ne è pentita, ha invaso l’Irak e se ne è pentita, ha eletto George W. facendo ammenda scegliendo poi Barack Obama. Parliamo di questo grande e complesso paese che si sta bevendo tutto ciò che dice Donald Trump.

E’ incredibile come la grande stampa stia facendo da cassa di risonanza al più repellente candidato che una democrazia possa esprimere. Leggo quotidianamente solo il NYT, il Washington Post e sovente il WSJ; alla CNN preferisco di gran lunga l’understatement della BBC. Non posso dire dunque di seguire approfonditamente tutta la stampa americana. Ma dubito che gli altri sopravvissuti del giornalismo cartaceo e l’esercito emergente di quello sul Web si comportino diversamente.

Si sono abbassati alla qualità della nostra stampa: prima di valutare se ci sia la notizia in quello che stanno per pubblicare, ne assaporano l’effetto. Stupire, non verificare; sparare, non filtrare. Non sto parlando di censura, parlo di valutazione della notizia. Dov’è la notizia se un giornale, un tg o una radio da’ risalto a quello che Matteo Renzi dice a una testata concorrente, anche se è esattamente quello che il presidente del consiglio aveva detto il giorno prima a loro? E’ serio lasciare che Matteo Salvini spari a ogni talk show, sera dopo sera, le sue cifre dall’invasione degli africani alle vongole di Cattolica, Rimini, perseguitate dalla Ue, senza verificarne la veridicità?

Dovremmo forse consolarci che la stampa americana sia scesa ai nostri standard. Continuo a non credere che Donald Trump possa diventare presidente degli Stati Uniti. Sarebbe troppo. Perché posso emigrare all’estero se Salvini diventa presidente del consiglio, ma dove vado se Trump governa l’America? Se mai accadesse, la grancassa della stampa d’oltre oceano, avrà una grande parte di responsabilità.

Ma non possiamo buttare tutta la croce della decadenza americana solo sulle spalle di Trump. Continuando a credere che si tratti di un incubo passeggero (ma per non saper leggere né scrivere, ho incominciato a fare dei fioretti), trovo forse più grave un’altra cosa. Come è possibile che dopo otto anni di Barack Obama, il partito democratico sia stato capace di esprimere due candidati opachi e privi di personalità come Hillary e Bernie Sanders?

Non fatevi illudere dalla novità di un candidato socialista. Sanders ha incominciato nel 1962 con una manifestazione antisegregazionista all’Università di Chicago e con coerenza ha vissuto lottando per i diritti civili. Ma fa politica da quasi 55 anni e non è mai stato capace di cambiare nulla in America, salvo preservare la sua immagine personale di alternativo. Ora, da candidato presidenziale è come quei vecchietti che riscoprono il viagra: non riesce a farne a meno, disinteressandosi dell’aiuto da sinistra che sta dando a Donald Trump. Forse il suo obiettivo è diventare come Ralph Nader che in nome dei suoi principi, nel 2000 sottrasse consensi importanti ad Al Gore, forse contribuendo alla vittoria di George Bush.

Ad eccezione dell’essere il primo candidato donna, Hillary Clinton non ha nient’altro di nuovo e dinamico. Credendo di rinverdire gli otto anni di risorgimento sociale della presidenza di Bill, ha affidato al marito la gestione del suo programma economico. Gli americani di oggi probabilmente non ricordano il benessere di 16 anni fa quanto l’indiscriminata libertà che Clinton diede a Wall Street: la premessa della terribile crisi venuta dopo. Anche se probabilmente saprà essere una presidentessa migliore di quanto non sia capace di fare la candidata, ogni volta che parla in pubblico, Hillary interpreta un establishment così poco convincente che molti americani preferiscono Trump e Sanders.

I grandi storici di Roma indicano due cause principali per spiegarne la caduta. Una è l’incontrollabile vastità del suo impero, l’altra la crescente mediocrità dei suoi condottieri. Il distacco di Barack Obama dal Medio Oriente indica che la potenza americana non ha più la tenacia di imporre la sua politica in ogni angolo del mondo; Hillary, Sanders e Trump che l’America non sa più selezionare i suoi imperatori democratici.

  • bruno marasà |

    davvero complimenti per questo post

  • carl |

    Come ha detto qualcuno, ma non so nè chi, nè quando:
    “La democrazia predilige la mediocrità”. Cioè personaggi “flessibili”, malleabili, propensi al compromesso, cortesi, telegenici, televenditori, imbonitori, non istrionici (nel senso di aggressivi, arruffa popolo, ecc.). Di recente mi è capitato di leggere la definizione “democrazia recitata”..Sembrerebbe una novità, mentre invece altro non è che l’ennesima riscoperta dell’acqua calda, termale.. I personaggi politici hanno sempre + o – recitato e sin dai primordi della democrazia.. Perfino i tiranni ed i dittatori l’hanno sempre fatto e arrivando ad immedesimarsi talmente nel ruolo da divenirne succubi e lasciandoci solitamente le penne..No?
    Ricordo peraltro che negli States furono fatti salire sul soglio di Washington e della California anche due attori hollywoodiani veri e propri..Reagan e Schwarzenegger i quali colà insediatisi continuarono con ogni probabilità a recitare, supportati ovviamente (a seconda dei casi e delle circostanze) dai suggeritori di turno, come per l’appunto avviene sulla scena di qualsivoglia teatro.
    Quanto alle guerre intraprese nella seconda metà del XX secolo ed altri errori, l’asso che si suyole tirare furoi dalla manica consiste nel dire che negli States gli errori possono essere additati come tali e pure rimediati.. Il fatto è che specie in questa nostra epoca ove tutto avviene sempre più in fretta ed acceleratamente ciò non mi rassicura affatto.
    Inoltre è difficile affermare che l’attuale centro del mondo, dell’economia di mercato, della finanza, ecc. ecc. stia decadendo ed in procinto di cadere… certo lo si può dire ma per modo di dire..E nessuno (e men che meno negli States, sia a livello di decisori che di base) di fatto ci crederà..
    Mi è sempre rimasta in mente l’affermazione fatta da Denzel Washington nel film “Allarme rosso (Crimson tide)” un’affermazione secondo copione ma perfettamente fondata e veritiera:
    “..In questa nostra epoca è la guerra stessa ad essere il nostro nemico…” Nel film Denzel Washington impersona il secondo nel comando del sommergibile nucleare “Alabama”, il cui comandante (l’attore G.Hackman) nell’arringare l’equipaggio prima di salire a bordo sottolineò “…l’inaudita potenza di fuoco del mezzo…”
    Insomma le armi, i mezzi di controllo, la tecnologia e quant’altro possono dare alla testa.. Non solo ma oggigiorno un errore grave potrebbe annullare di colpo tutto quel che finora la cosiddetta “economia di mercato” ha posto in vendita e alla portata di una parte (1/4.. 1/5%..?) dell’umanità.
    Eppoi diciamocelo chiaro l’economia di mercato sarà mai per tutti..? In un mondo che ha già raggiunto i 7,3 miliardi di abitanti, con i suoi sprechi, inquinamenti e le penurie di risorse ed energia che si delinenano + o – lentamente all’orizzonte …?
    Il momento non è catartico.. come diceva quel cabarettista, ma è certamente cruciale e l’umanita così caratterizzata da tanti analfabetismi di ritorno potrebbe ben dire “Speriamo che me la cavo”..:o) E speriamo che certi attori politici non abbiano, come si suol dire, “carta bianca” e che almeno usino al meglio, e per chi sta peggio e non è in grado di consumare e far girare l’economia di mercato, quella filigranata…

  • habsb |

    Buongiorno,
    mi pare che a lei sfugga la caratteristica principale della società americana, che è quella di generare prosperità e progresso INDIPENDENTEMENTE dai poteri limitati che delega alla classe politica. La classe media, la classe imprenditoriale, il mercato funzionano e avanzano direi quasi malgrado i personaggi folcloristici che siedono alla Casa Bianca, oggi come ieri espressione del caleidoscopio yankee.
    Chi conosce la storia non riscontra una caduta di valore nei presidenti: pensiamo a tutte le mediocrità che hanno seguito la guerra di Secessione, pensiamo al criminale Jackson e ai suoi genocidi della nazione nativa. Trump è solo uno dei tanti presidenti miliardari (come Delano Roosevelt) e non potrà far peggio di un altro miliardario, Kennedy : la sua disastrosa invasione del Vietnam, non ha distrutto solo un fiorente budget (e la convertibilità oro) ma anche il capitale mondiale di simpatia degli USA liberatori dal nazismo. Per non parlare del rischio di guerra nucleare che ha fatto correre al mondo con la crisi della Baia dei Porci.
    Hussein Obama stesso è secondo gli attuali sondaggi uno dei peggiori presidenti della storia, incapace di risollevare l’economia, e invsichiato nelle guerre dalla Libia all’Afganistan, malgrado un incredibile e immeritatissimo Nobel per la pace. (Di questo passo il prossimo andrà a Putin).
    Non credo che Rodham Clinton sarà eletta: chi sceglie di votare Sanders riconosce il carattere “politicante” della vecchia signora, che già sotto la presidenza del marito brigava con Gore per l’invasione dell’Iraq che sarà poi realizzata da Bush.
    Quanto a Roma, fino al 300 ha avuto condottieri di grande valore, e il suo impero era già vasto sotto Ottaviano. Ma lo studio della storia ci dice che a partire dal 200 l’esaurimento delle sue miniere di metalli preziosi, e la conseguente inflazione monetaria (che si esprimeva in monete di contenuto aureo progressivamente inferiore), unitamente all’impossibilità di gestire une grande economia in modo centralizzato e autocratico, porto’ alla crisi economica generale.
    Finchè gli USA avranno una bassa inflazione e un governo debole e improntato al laissez-faire, non avranno nulla da temere dalle Cassandre di una decadenza che Marx aveva già vanamente annunciato dal suo dorato esilio londinese.

  • Bruno Ruffolo |

    Direi che Trump e Sanders sono anche il risultato di 8 anni di Obama. La classe media si è affidata a lui per risollevare le proprie sorti. E poco o nulla e’ cambiato sul piano del loro standard di vita. Quindi ora: dalli all’establishment! La realtà è che la globalizzazione e la finanziarizzazione dell’economia in Occidente funzionano solo in una direzione. Altrove no, visto che in Cina tutto ciò, nel bene e nel male, ha tolto qualche centinaio di milioni di persone dalla povertà

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