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Also sprach Henry Kissinger

Kissinger
Anche se la voce è sempre più cavernosa e occorre prestare doppia attenzione – per riflettere sui princìpi che esprime e semplicemente per discernere le parole – quando Henry Kissinger parla vale sempre la pena ascoltare: è una utile lezione di diplomazia, di storia e di realismo. Il tempo ha “storicizzato” gli errori politici commessi da detentore del potere (consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato di Nixon e Ford) e a 92 anni d’età sviluppato una rara lucidità di giudizio sul potere esercitato dagli altri.

Ho partecipato, qui a Washington, a una conversazione sugli eventi in corso, che Kissinger ha tenuto al Csis, il Centro di studi strategici e internazionali. Felice d tornare a fare il reporter, piuttosto che il commentatore, ecco le sue riflessioni.

Gli attacchi di Parigi. Sono principalmente una sfida al futuro dell’Europa. L’ondata dei migranti dal Medio Oriente già possedeva elementi di una possibile “minaccia culturale”. Ora il terrorismo islamico che viene dall’interno della stessa Europa solleva questioni sull’evoluzione del continente. Fino ad ora la Ue era convinta che bastasse la forza dei suoi valori. Parigi invece dimostra “che il soft power non può rimediare all’incapacità di sviluppare anche un concetto strategico su come partecipare agli affari internazionali”. “E’ sufficiente essere compassionevoli?”. Probabilmente non basta più. Ma evitare scivolate politiche verso l’estrema destra e sinistra, è “quella sfida fondamentale sui valori” per restare “un membro attivo della comunità occidentale”.

Il Medio Oriente in fiamme. Sono esplose tre crisi simultanee. La prima è di “governance: i soggetti della regione hanno perso fiducia nei loro governanti” La seconda è che molti di questi paesi sono composti da gruppi etnici e religiosi diversi: “quando il potere centrale entra in crisi quei gruppi lottano per il predominio e la sopravvivenza”. La terza crisi è che “questi conflitti etnici e religiosi non sono trattenuti dentro le frontiere: coinvolgono i paesi vicini e a volte l’intera regione”. Il Medio Oriente di oggi assomiglia all’Europa della Guerra dei trent’anni che “uccise il 30% della popolazione dell’Europa centrale ma creò un quadro internazionale sopravvissuto per qualche centinaio d’anni”.

Cosa significa l’intervento russo in Siria? “Nel 1973 il Medio Oriente comprese che le guerre non risolvevano i conflitti. Occorrevano soluzioni politiche. Da allora gli Stati Uniti hanno avuto il ruolo guida nel disegnare la diplomazia: a volte con successo, altre no, ma l’America era l’elemento dominante dell’evoluzione regionale”. Il ritorno russo è “un cambiamento in questi equilibri”. Non è tuttavia detto che Usa e Russia saranno in costante competizione come ai tempi della Guerra fredda: “sull’Islam radicale i due paesi hanno obiettivi paralleli”. E a causa delle sue condizioni economiche, la Russia “è debole per essere un elemento dominante nella regione”.

L’accordo sul nucleare iraniano. Sono emersi un blocco sunnita e un sciita “e l’Occidente cerca di creare un equilibrio. Ma farlo fra due blocchi è estremamente più difficile” che fra due paesi. l’Iran è più forte e stabile di ogni altra nazione della regione e sostiene attori non statali in Libano, Palestina e Yemen. “E’ una minaccia reale. Ma è anche possibile che l’Iran evolva in un sistema moderato”. L’America deve dunque stare con i sunniti, alleati da decenni, “ma anche essere pronta a impegnare un dialogo con l’Iran che avrebbe grandi conseguenze sulla stabilità della regione.

Le frontiere del Medio Oriente. E’ meglio westfalianamente mantenerle o democraticamente cambiarle? Nel Medio Evo le frontiere non erano basate sulla nazionalità ma sulle tradizioni. “La nozione delle frontiere basate sull’identità nazionale e culturale è figlia del XVIII secolo e si afferma solo nel XIX”. Alla fine della Prima guerra mondiale le potenze occidentali disegnarono le frontiere mediorientali sul modello europeo, “rendendole intrinsecamente instabili. Ora è molto difficile che nel nuovo sistema internazionale i confini di Siria e Iraq resteranno gli stessi di prima. Ma ogni volta che cambi frontiere, crei tensioni”. Così parlò Henry Kissinger.

 

 

  • carl |

    Esito..Perchè mai mi tocca spesso emulare il ruolo di “clima” e rompere il ghiaccio…:o)?
    Buona questa..Proprio da COP21…
    Mi chiedo cosa penserebbe il Herr Doktor Kissinger del fatto di essere accostato alla fatica nietschiana di cui fino ad oggi ignoravo totalmente i contenuti.Forse se ne uscirebbe Crozzanamente con un sonoro “Kassenger”…:o)!
    Comunque, per umana curiosità, ho voluto dare un’occhiata su Wikipedia rilevando basito che “Così parlò Zaratustra”(“Also sprach Zarathustra. Ein Buch fur Alle un Keinen”)contiene di tutto, di più e anche ben di peggio…
    E mi son chiesto se, forse, l’accostamento sia dovuto al fatto che anch’egli accenna a valori non più ritenuti tali. Ad esempio si può notare come, en passant, egli citi quell’esser (o apparire?)”compassionevoli” che è così cool/di moda oltreoceano, almeno tra certe figure danarose e/o di primo piano.. Per non parlare,aggiungo io,di quei subprime e dei susseguenti insaccati finanziari tossici creati nell’humus dove Kissinger ancora vive e dà conferenze e che hanno finito per contagiare e creare grossi problemi anche in Europa ai quali, come se non bastasse, si sono poi aggiunte le notazioni dei quattro gatti del rating e,last but not least, quelli dei profughi e dei migranti di massa generati dalla tutt’ora volutamente irrisolta situazione mediorientale centrale, o di fondo che dir si voglia.
    Speriamo che il “guru” non abbia ragione..E cioè che non finisca come la guerra dei 30 anni, ecc…Tanti sarebbero gli spunti ulteriori ma chiudo rilevando che, ben sapendo il Herr Doktor da dove provenga la Sua fortuna venale e socio-politica, non mi sorprende la notazione BB- (da agenzia di rating…) che egli attribuisce alla Russia…:o)
    Stacco.

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