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Putin of Arabia

putin of arabia
 Allego le analisi scritte per l’ISPI, l’Istituto di studi per la politica internazionale di Milano e per lo IAI, l’Istituto di affari internazionali di Roma.

ISPI

Le scommesse della Russia al tempo di Putin

commentary_tramballi_06.10.2015
IAI
Il resistibile conflitto tra Putin e Obama
Ugo Tramballi
La differenza fra Bill Clinton e Barack Obama – insieme 16 anni di potere americano democratico, sia domestico che globale – è la politica. Lo ha detto una volta Leon Panetta che dell’amministrazione Clinton fu il chief of staff, la carica di maggior potere dopo quella del presidente, e con Obama è stato segretario alla Difesa e capo della Cia.

Clinton, diceva Panetta, era venuto dal basso, aveva fatto il governatore di uno stato fra Mid West e Sud, l’Arkansas: amava la politica, si buttava nella mischia, ne governava la brutalità e l’arte del compromesso tutte le volte che occorreva, cioè quasi sempre.

Obama invece è un idealista, un liberal a tutto tondo che in realtà detesta le nuance della politica e le evita ogni volta che può.

Per lui c’è un bene e un male, difficilmente una via di mezzo. Il famoso discorso al mondo arabo dall’università di Al-Azhar del Cairo, per esempio, fu un capolavoro di retorica liberale al quale tuttavia non seguì la consistenza di una politica sul campo: promosse il cambiamento, ma non lo governò.

Esempi ancora più completi di questa idiosincrasia per il fango e la polvere della politica, sono il Medio Oriente e Vladimir Putin: il modo col quale Obama li ha affrontati, soprattutto il modo col quale ha tentato di evitarli.

Forse Vladimir Vladimirovich non avrebbe rischiato così tanto prima in Ucraina e poi in Siria, non avrebbe tentato di riaffermare così rapidamente l’ambizione imperiale russa, se i tentennamenti e il disimpegno di Obama non gli avessero così repentinamente aperto una prateria geopolitica.

Putin detta l’agenda della crisi ucraina
L’Ucraina e la Siria hanno molte similitudini nel comportamento dell’amministrazione Usa e in quello di Putin. La prima non era una priorità per gli Stati Uniti che non avevano la necessità né l’urgenza di aggiungerla alla Nato: non fosse stato così, non avrebbero lasciato a Germania e Francia la rappresentanza occidentale al vertice di Minsk.

Non era una priorità nemmeno per l’Unione europea, Ue, ad eccezione di polacchi e repubbliche baltiche. Quando sono iniziate le manifestazioni popolari in piazza Maidan, Obama non aveva una politica, a parte la reazione naturale a ogni governo occidentale di sostenere tutte le rivolte democratiche: era accaduto anche in piazza Tahrir, al Cairo.

Per Putin invece l’Ucraina era la priorità. Dal tipo di governo al potere a Kiev dipendeva quanto lontano sarebbe stata la Nato dalle frontiere occidentali russe; quanto vicino o lontano si sarebbe dispiegato il sistema missilistico anti-missile statunitense; quale postura avrebbe dovuto avere la strategia difensiva russa.

Per questo è sempre stato Putin a definire agenda e azioni in Ucraina. Stati Uniti e Ue hanno sempre solo reagito alle sue mosse. E se non fossero state così spregiudicatamente militari, la reazione occidentale sarebbe stata molto più cauta.

Siria, il fallimento di Obama
Così in Siria. C’è qualcosa che a Washington non ha funzionato se Obama arma e finanzia da anni l’esercito iracheno senza che questo sia forte abbastanza per tenere testa all’autoproclamatosi “stato islamico”; rifiuta di dare ai ribelli siriani le armi più potenti per impedire che cadano nelle mani del califfato, così facendo impedendo loro di vincere; tratta con gli iraniani sul nucleare, rischiando molto con i repubblicani in Campidoglio e Benjamin Netanyahu a Gerusalemme.

Poi è Putin a firmare un’alleanza armata con l’Iraq, l’Iran e il regime siriano per combattere lo “stato islamico”. La politica è arte del compromesso e ideali, ma anche temerarietà.

Farne sfoggio per Putin è più facile che per Obama. Il primo non ha un’opinione pubblica alla quale rispondere e il voto favorevole della compiacente Duma è solo un atto formale e scontato.

Obama deve rispondere a una società civile, una stampa e a un Congresso veri: camera dei rappresentanti e senato, entrambi a maggioranza repubblicana, poi, sono così ostili al presidente da votare contro a priori. Esattamente come la Duma, che invece vota sì, senza nemmeno chiedersi cosa si stia decidendo.

Usa e Russia, verso un nuovo bipolarismo
Come il mondo prima del crollo dell’Unione Sovietica, le relazioni internazionali stanno tornando verso un bipolarismo fra due sistemi diversi. Anche se ora il capitalismo è comune a entrambi e potrebbe aggiungersi alla deterrenza nucleare (l’equilibrio del terrore, quello non cambia mai) per convivere e a volte collaborare meglio di prima. E come prima ci saranno alti e bassi, disgeli e nuove gelate.

A meno che Putin non si faccia prendere da una mania di grandezza più grande di quella mostrata fino ad ora, Stati Uniti e Russia cercheranno un modo per combattere insieme lo “stato islamico” e avviare prima o poi il negoziato per una nuova Siria, molto probabilmente senza Bashar Assad.

Ma una volta di più, come nel vecchio mondo della Guerra fredda, non è una Siria senza risorse energetiche il nocciolo del problema. Sarà l’Ucraina, cioè l’Europa il vero terreno di confronto o di collaborazione.

  • carlo geneletti |

    carissimo, Lei sbaglia: Obama ha agito. Ha finanziato e armato milizie integraliste islamiche in Siria. Lo ha detto recentemente il Washington Post (Secret CIA effort in Syria faces large funding cut). Solo che non si dice, perché il grosso del finanziamento lo dava la CIA, mentre “solo” 500 milioni di US$ sono stati gestiti dal Pentagono, con il risibile totale di 5 soldati formati e armati (a 100 milioni l’uno) — e di questo si è scritto.

    Va anche detto che gli USA non hanno combattuto IS — sapevano che un movimento salafita si sarebbe formato probabilmente nel nord della Siria e non fecero nulla per impedirlo. si legga l’articolo di Milne sul Guardian del 3 giugno.

  • carl |

    L’opinione del Panetta è non solo illuminante, ma anche assai diffusa nel mondo cosmopolitico, specie nella sua parte occidentale. E se predilige il personaggio Clinton è perchè probabilmente anch’egli ha sempre propeso per quell’ars compromissoria che gli ha consentito di rimanere a galla nello stagno politico ove ha nuotato..
    D’altronde se la politica è stata definita come “l’arte de possibile”, va tuttavia precisato che non sempre essa equivale a/implica l’esercizio dell’arte del compromesso.Cmque,le mie sono ovviamente opinioni ininfluenti.
    Mi spiace non trovare convincente l’argomento che “..avendo lasciato Francia e Germania trattare a Minsk..” ciò significhi che gli USA non fossero interessati a muovere/spostare ulteriori pedine verso Est…
    Ma Lei, dott Tramballi, forse crede che non solo in Giappone(e ovviamente nell’Italia nostra..:) ma anche e sopratutto in Germania, dalla fine della guerra in poi gli USA (o chi per essi) non abbiano di fatto avuto diritto di veto o di favore in merito a tutte le figure di un certo rilievo politico?
    In Francia prob un pò meno, specie al tempo di De Gaulle.
    Infine, non credo che si possa accusare di imperialismo la Russia postsovietica.Curano solo attentamente i loro interessi e valutano le possibili implicazioni di questo o di quello, in un mondo dove tutti coloro che possono farlo lo fanno…No?
    Ma devo autolimitarmi, per cui concludo aggiungendo che se è vero che Putin è meno soggetto al”rispetto umano”(vale a dire che deve occuparsi di meno di quel che “diranno o penseranno”..)in occidente l’arte, anzi le tecniche della manipolazione e del condizionamento (mediatico) sono molto diffuse in ogni ambito e continuamente ed efficacemente usate..E la loro efficacia dipende, purrtoppo, dai livelli info/intellettivi/culturali del grosso della truppa..:O)
    Ma più che la semplificazione delle notizie, degli eventi, ecc mi convince piuttosto la tesi di Marc Augé e cioè che -specie in occidente- si tende non solo a semplificare, ma anche e sopratutto a “spettacolarizzare” fatti, eventi, notizie, ecc.Eppoi tutti i TG sogliono finire con una notiziola mirante comunque ad alleggerire eventuali pensieri che fossero sorti/emersi…
    E qui mi fermo.

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