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Mamma li turchi

Erdogan
Quando tutto questo disordine sarà finito – se mai finirà – ricordiamoci della Turchia di Recep Tayyip Erdogan, l’uomo che nel XXI secolo volle farsi sultano. Quando l’Unione europea tornerà ad essere forte e il Medio Oriente più stabile – appunto, se mai una delle due o entrambe le cose accadranno – ricordiamoci chi è quell’uomo, se tornerà a bussare alla porta dell’Europa.

Tutto era incominciato con un bombastico “zero problemi alle frontiere”. Poi, come per dimostrare che un impero vive una sola volta la sua età dell’oro, l’ambizione turca è passata da un disastro a un altro. Dalla Tunisia a Israele, all’Iraq, non c’è frontiera, nemmeno lontana, che non abbia creato seri problemi al disegno globale turco: nemmeno l’Egitto di Mohamed Morsi, confratello musulmano, aveva accolto il settario e paterno abbraccio di Erdogan.

Quello che sta accadendo in questi giorni, tuttavia, va oltre l’immaginazione di chi ha sempre diffidato dell’ex sindaco di Istanbul, ex primo ministro e ora presidente turco. Dopo avere mestato per anni nelle guerre civili in Siria e Iraq; dopo avere finanziato insieme a sauditi ed Emirati, le peggiori milizie islamiche; dopo avere impedito in tutti i modi ai curdi di combattere decentemente contro l’Isis: nonostante i curdi siano gli unici concreti oppositori dello stato islamico. Dopo tutto questo, finalmente e d’improvviso, anche la Turchia bombarda l’Isis. Che ridere.

Quando vedo il comportamento dei Fratelli musulmani al potere ad Ankara-  nella regione e nelle sue azioni  illiberali dentro la stessa società turca – mi chiedo se forse, in Egitto, il generale al Sisi non abbia qualche buona ragione ad essere così brutale con la sua fratellanza islamica.

L’Ispi, l’Istituto di studi di politica internazionale, ha appena pubblicato un interessante focus sulle ultime novità sul campo: “La Turchia contro Pkk e Is”, ispi.eventi@ispionline.it . Il think tank di Milano ovviamente affronta la questione con tono accademico e con saggia diplomazia. Qui, invece, mi permetto di non essere diplomatico. Ho come la sensazione che la Turchia di Recep Erdogan stia prendendo per stupidi i suoi alleati.

E’ tutto da dimostrare che la Turchia abbia rotto i suoi rapporti ambigui con il califfato e gli abbia dichiarato guerra. E’ sempre più evidente invece che la sua guerra sia contro i curdi: non solo il Pkk ma l’intero movimento curdo la cui ipotesi nazionale sta legittimamente prendendo corpo nella sfacelo e negli egoismi di quella regione. L’Isis è solo il cavallo di Troia della Turchia e dei suoi interessi.

Erdogan non è l’unico, forse è solo il più spudorato. Anche l’Arabia Saudita vorrebbe bombardare gli iraniani e i Fratelli musulmani ovunque siano, più delle milizie islamiche. Ognuno dei nostri amici “moderati” della regione ha le sue priorità: impedire che l’Iran domini la regione, che nasca un Kurdistan vero, che il regime siriano degli Assad sopravviva, che ovunque prendano il sopravvento regimi illiberali, islamici sunniti e fondamentalisti. Poi, eventualmente, viene l’Isis.

Sul piano strettamente militare lo stato islamico può essere spazzato via in poche settimane, su quello politico i suoi epigoni possono essere sradicati in pochi anni. Ma la Turchia e l’Arabia Saudita come potrebbero realizzare i loro obiettivi senza l’aiuto dell’Isis?

 

 

Allego un articolo sui drusi uscito nelle pagine culturali del Domenicale del Sole-24 Ore

 

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2015-07-26/drusi-combattenti-israele-081901.shtml?uuid=AC8MopX&fromSearch

  • Antonio Callegarin |

    Grazie per questo articolo. Finalmente leggo parole convincenti, che spiegano senza contraddizioni le vere cause degli sconvolgimenti in Medio Oriente.

  • Dor |

    molto chiaro. grazie, condivido

  • Giorgio Forti |

    Sono perfettamente d’accordo con l’esame critico di Tramballi su Erdogan. E anche sul suo apprezzamento per i Curdi: sono le vittime delle politiche estere di Gran Bretagna e Francia quando si sono spartite le spoglie dell’Impero Ottomano dopo la Grande Guerra,e della Turchia di Erdogan adesso. Neppure l’Italia è innocente, se pensiamo al ruolo avuto dal governo D’Alema nella cattura di Ocalan, il dirigente Curdo del PKK.
    Per non parlare del ruolo attuale di Israele, che favorisce l’ISIS contro Curdi ed Iran. Il quale Iran, per chi lo conosca un po’, sebbene ancora governato dagli Ayatollah sciiti,è un Paese civile che fa grandi progressi verso un sistema politico libero e democratico, e ci arriverebbe presto, se non ne fosse impedito da Israele che sembra imporsi con successo anche ai dirigenti della politica occidentale.

  • oponopono |

    trovo stucchevole questa caccia alle streghe, in seno all’alleanza europea, alla ricerca del capro espiatorio. Pontificare il regime fondamentalista Iraniano, plaudere primavere arabe che nulla hanno di illuminato e gridare alla troika per ogni raffreddore. Ma si sà, il nemico é meglio trovarlo dove si dimostra meno ostile e difeso nei confronti dell’eroica penisola. Ben venga quindi chi può mettere i bastoni fra le ruote del mio concorrente, in nome di un valore più elevato…

  • Mario |

    È la prima volta che trovo un articolo scritto sulla Turchia così chiaro e ben fatto. Concordo con tutto quello che è scritto e mi auspico che la comunità occidentale difenda i curdi sia dall isis che dai turchi. Per Erdogan lo smacco elettorale è stato tale che adesso vuole vedere i curdi morti in patria e all estero. Per questo ha rotto l accordo che aveva con il pkk, portando il rischio terrorismo a un livello mai visto in Turchia. Ha isolato la Turchia in maniera totale e completa, altro che nuova superpotenza se non sta attento sarà la Turchia la prossima nazione in guerra civile.

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