Palude iraniana

 Dopo il sanguinoso attacco del 7 ottobre 2023, Benjamin Netanyahu aveva scatenato la guerra su Gaza, indicando un obiettivo irraggiungibile: sradicare Hamas dalla striscia senza spiegare chi e cosa ne avrebbe preso il posto. Circa due anni e mezzo più tardi il movimento islamico palestinese continua ad essere al potere nella parte di Gaza non occupata dagli israeliani.

Stabilire un obiettivo politico prima d’iniziare una guerra, è fondamentale per chi voglia cercare di eliminare le cause che l’hanno scatenata. Cosa vuole raggiungere l’attacco all’Iran di israeliani e americani (i due protagonisti sono indicati in ordine di volontà nel perseguire questa guerra)?

Potrebbe essere solo un tentativo di pressione piuttosto eclatante: un’operazione di breve durata per spingere gli iraniani a maggiori concessioni nella trattativa con Washington, pazientemente mediata dall’Oman. Questa guerra potrebbe invece avere grandi ambizioni: un cambio di regime a Teheran. Se fosse così, i tempi saranno lunghi e il risultato incerto quanto è stata la guerra israeliana a Gaza.

L’Iran può essere sconfitto militarmente. Ma è estremamente più complesso che possa crollare in tempi brevi un regime pervasivo come quello degli ayatollah: cioè una teocrazia carica di un supposto potere divino. Ancora più arduo che al suo posto possa subentrare una democrazia. L’Iran è un paese di giovani ma anche chi è nato dopo la caduta della monarchia nel 1979 sa che quello dello Shah era un regime non meno autocratico e violento dell’attuale.

Quando l’obiettivo non è raggiungibile o quanto meno ipotetico, un conflitto rischia sempre di aprire le porte al caos: come l’invasione di Afghanistan e Iraq del 2003; come le primavere arabe, quando il vuoto lasciato da alcuni regimi è stato occupato nella migliore delle ipotesi da altri regimi o, nella peggiore, dall’Isis.

L’Iran è un grande paese al quale in questi 47 anni il regime ha impedito di crescere come avrebbe potuto. La sua ambizione di potenza “alternativa” all’Occidente, capace di controllare Yemen, Siria, Libano e Gaza, è fallita. Ora Teheran è la capitale di un paese debole militarmente, politicamente ed economicamente. Ma pensare che ceda il passo a un sistema democratico, è un’illusione. Se cadranno gli ayatollah, il loro posto sarà preso da un generale sopravvissuto al regime che gli aveva messo i gradi. Per ogni chiarimento, rivolgersi al premio Nobel venezuelano Maria Corina Machado, democratica, umiliata e scaricata da Donald Trump.

  • carl |

    Prendo in prestito l’espressione:”Quaesivi et non inveni..” cui ritenne di ricorrere parecchi anni orsono un noto personaggio mediatico dal cognome bellico..
    Certo, non tutti sono in grado di parlare chiaro sulle possibili e svariate applicazioni belliche dell’A.I. per cui passo ad un’altra pensatina, e cioè su cosa potrebbe fare la presenza della portaerei francese in rotta verso l’area M.O.per difendere degli importanti obiettivi..? Null’altro che qualche attacco distruttivo qua e là.. Ma nulla di nulla se qualche gruppo decidesse di interrompere il Canale di Suez come avvenne (nel 1956?) e cioè affondando qualche nave nelle sue acque..
    E, idem con patate, se il/i conflitti in corso si aggravassero e gli USA parcheggiassero la loro “iperbig” portaerei “G.Ford” nel pressi del Canale di Panama.
    Sono soltanto ipotesi da serie TV hollywoodiana? Mah..?
    Infine, quanto ai rapporti USA/Spagna, chissà se c’entra il fatto di non avere (contrariamente all’Italia nostra) acquistato degli F35..?

  • carl |

    Et voilà! Dalla sera alla mattina è sorto un altro “teatro” di guerra accompagnato dal scimmiottamento lessicale di quello ucraino.. Dato che in USA il Trump lo ha definito “major operation”.. Mentre l’alleato mediorientale ha parlato di operazione “leonina..”.
    Un neo conflitto che ha subito mostrato il suo lato peggiore, e cioè quello delle vittime civili, ed in particolare quelle della scuola elementare femminile iraniana di Midab ma anche di quelle di Beit Shemet, con la differenza che queste ultime erano per lo più degli adulti che disponevano di un rifugio sotterraneo relativamente sicuro (ma sicuramente meno di quelli di cui, anche da quelle parti, dispongono i soliti “più uguali degli altri”..) che però forse non hanno raggiunto in tempo. Inoltre avevano anche quella copertura anti-missile statale rappresentata dal cosiddetto “iron dome”..
    E qui porrei un interrogativo agli eventuali esperti che frequentino questo blog e cioè che, essendo un profano che cerca comunque di essere informato ed aggiornato, gradirei avere la conferma che la gestione dell'”iron dome” sia in maggior o minor misura automatizzata, ossia gestita da una A.I.”militarizzata” la quale, magari, è in grado di calcolare in nano-secondi la rotta e/o i probabili obiettivi dei missili in arrivo, almeno di quelli maggiori o di un certo tipo e, visti i costi che comportano le intercettazioni, fare anche un “selezione” di quali prioritariamente colpire…?

  Post Precedente
Post Successivo