La diplomazia del cowboy

Ancora non è chiaro se il compito del “Board of Peace” sia risolvere il conflitto in una striscia di terra sul Mediterraneo o sostituire l’Onu. Ma ora conosciamo almeno le modalità di adesione. E’ come al golf club di Mar-a-Lago, bisogna pagare per partecipare: un miliardo di dollari per tre anni d’iscrizione, in contanti entro il primo anno.

Il resto resta un’incompiuta: per Gaza come per l’Ucraina, il Venezuela e la Groenlandia, il cambio di regime in Iran e i dazi a Cina e resto del mondo. Il “Board of Peace” è in un certo senso l’epitome della diplomazia del presidente americano: arroganza e brutalità, esagerazioni e semplificazioni, il nemico di un conflitto può essere alleato in un altro, contemporaneamente. Quella che qualche tempo fa il New York Times aveva chiamato “diplomazia del cowboy” può anche avvicinarsi a risultati inaspettati: diversamente da quella tradizionale, va dritto al punto

Potrebbe accadere in Ucraina, per esempio. Dopo gli incontri a Davos, una soluzione pare meno lontana. Ma Volodymyr Zelensky non sembra tanto condividere ciò che il piano Trump vuole imporgli, quanto rassegnarsi alla retorica presidenziale a causa della debolezza dell’Europa, disunita e incapace di determinazione. Dando in questo modo un senso al disprezzo dell’amministrazione americana per il vecchio continente.

Abbiamo la pace in Medio Oriente, nessuno pensava fosse possibile”, diceva Donald Trump al World Economic Forum di Davos, inaugurando il “Board of Peace”. Non è così: a Gaza si muore, Hamas e israeliani tengono le loro posizioni; è ripreso un conflitto nello Yemen e in Siria fra governativi e curdi. Come nelle altre sette guerre nel mondo che il presidente rivendica di aver risolto: neanche thailandesi e cambogiani hanno deposto le armi.

La rappresentazione di una “verità alternativa” è caratteristica del trumpismo: nella sua politica estera come in quella interna. Putin è un grande statista da meritare la riabilitazione di un vertice in Alaska e l’invito nel “Board of Peace”. A Caracas è tutto sistemato: pace e petrolio. Invece governano ancora i chavisti e l’amministratore delegato di Exxon non ritiene ci siano le condizioni per investire in Venezuela i miliardi pretesi da Trump.

Il mondo degli affari dal quale viene il presidente, e la diplomazia hanno molte similitudini ma non sono lo stesso mestiere. La trattativa per un lotto dove costruire un grattacielo non deve tener conto della reazione dei mercati, degli interessi delle imprese petrolifere, del consenso elettorale e delle conseguenze sull’ordine mondiale. Nel trumpismo uomo d’affari e capo di governo sono invece uguali.

Un risultato è il “Board of Peace”. A Davos Jared Kushner, genero del presidente, ha mostrato le immagini dell’ipotetica ricostruzione della striscia: assomigliano più al progetto originale di “Gaza Riviera”, a un’operazione immobiliare che a un piano per dare un futuro a un popolo. Il Board, il consiglio di amministrazione della pace, è una babele le cui iscrizioni restano aperte. Ci sarà Bibi Netanyahu per fermare quello che vi è di buono nel “Piano Trump”; Putin per prendersi gioco delle sanzioni europee; Ungheria e Argentina per affiliazione ideologica a Maga; altri per adulazione e paura dei dazi. Nessuno di questi avrà a cuore il destino dei palestinesi.

  • habsb |

    Tutto giusto, tutto vero, ma se l’ONU in 80 anni non è riuscito a ottenere la pace in Medio Oriente, e non ha smosso di un millimetrola situazione in Ucraina, allora non sarebbe ora di esplorare altre alternative, come ad esempio il Board of Peace ?

  • carl |

    Che dire? Nel senso di che aggiungere..? Verrebbe da chiedersi se, dopo essere usciti dall’OMS, ecc. gli USA usciranno anche dall’ONU..? Ma direi di no perchè all’ONU fruiscono del diritto di veto che è in sintonia con il personaggio che incarna il Trump, il quale come dice, en passant” Tramballi è indubbiamente anche caratterizzato da “..arroganza, brutalità, esagerazione e semplificazioni..”, come del resto probabilmente lo sono molti dei suoi seguaci, mentori, ecc. sia statunitensi che di altre genti.
    Viene altresì da chiedersi se riuscirà ad evitare le conseguenze di ciò che ha finora seminato e che continuerà a seminare..? Ma, ai posteri…

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