Sebbene restasse in vigore fino alla mezzanotte del 4 febbraio, da tempo il New START ha smesso di funzionare. La sua esistenza era solo forma: permetteva di dire che il mondo è ancora protetto da un accordo contro la proliferazione degli arsenali, proteggendoci dall’Armageddon nucleare. Nonostante quella coperta fosse palesemente sempre più stretta e inadeguata.
Per continuare ad avere un senso, il New Start firmato nel 2010 da Barack Obama e Dmitrji Medvedev, allora presidenti di Usa e Russia, aveva bisogno di qualcosa che non esiste più: fiducia e collaborazione fra le due potenze. Per verificare la riduzione a 1500 delle testate e a 700 dei missili dei loro arsenali strategici – le armi intercontinentali offensive – il trattato prevedeva incontri, ispezioni, scambio d’informazioni ammissibili in un mondo ormai scomparso.
Così, per la prima volta in 35 anni, non siamo più protetti da un accordo sulla riduzione delle armi strategiche, le più potenti: il primo era stato lo Start1, nel 1991. Ma se guardiamo alla vasta gamma delle armi e delle attività nucleari militari, il primo tentativo di riduzione fu il trattato del 1963 sul bando parziale dei test nucleari: 63 anni di accordi per rendere il mondo più sicuro, fra gli alti e i bassi della Guerra Fredda.
Il vuoto nucleare e diplomatico di oggi non è che lo specchio del nostro tempo. Gli istituti più autorevoli concordano con grande precisione sul numero di testate nucleari, al gennaio 2025: sono 12.241, molte delle quali obsolete, inutilizzabili ma sempre con una carica atomica. Le operative sono 9.614, il 93% delle quali americane e russe. Gli altri paesi legalmente o illegalmente nucleari sono Cina, Francia, Gran Bretagna, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele. Altre ancora sono “potenze latenti”: hanno le tecnologie per passare rapidamente dal nucleare civile al militare. Tra questi l’Iran ma anche la Germania.
Dal trattato sulla non proliferazione del 1970, firmato da 190 paesi, la minaccia di una moltiplicazione incontrollata si era notevolmente ridotta. Negli anni più caldi della Guerra Fredda gli arsenali americani e russi avevano raggiunto 60mila testate e i “latenti” erano una ventina; ora sono meno di dieci. Ma è stata solo un’illusione.
Come non era mai accaduto prima, nel 2025 le tre zone di crisi più gravi hanno coinvolto potenze nucleari con l’implicito rischio di un’escalation: l’Ucraina; la breve guerra fra Usa, Israele e Iran; la crisi fra Pakistan e India nel Kashmir. Tra i motivi che spingono Donald Trump a pretendere la Groenlandia c’è il Golden Dome, il sistema anti-missile che prevede di piazzare intercettori oltre l’atmosfera, aprendo la strada anche a un riarmo nello spazio.
Durante la Guerra Fredda c’erano state la crisi di Berlino, 1961 e dei missili di Cuba del ’62. Ma l’inutile corsa a riempire i silos nucleari serviva più a sfamare gli apparati militar-industriali delle due potenze, che a raggiungere una superiorità strategica. Gli arsenali offensivi assicuravano che nessuno avrebbe potuto scatenare una guerra senza soccombere.
Le cose non sono cambiate ma il rischio distruttivo sembra più liquido: la competizione è sempre più evidente come se non fosse più un pericolo. Le allusioni russe all’uso della bomba sono ripetitive soprattutto sulle armi a media e breve gittata. E’ come se a Mosca non le considerassero nucleari ma convenzionali: sono meno potenti ma provocano fallout radioattivi devastanti.
Diversamente da Russia e Usa, solo la Cina continua a moltiplicare il suo arsenale. Tempo fa il Partito aveva deciso che il paese si sarebbe dichiarato “superpotenza” solo nel 2047. Ma nel frattempo Xi Jinping vuole raggiungere le stesse dimensioni di Usa e Russia. Come anche Pechino, queste ultime stanno però investendo decine di miliardi di dollari nella modernizzazione dei sistemi di lancio e nelle tecnologie più distruttive. Per avere bombe più efficaci e meno costose, l’America pensa di riprendere i test nucleari congelati da decenni.
“E’ una corsa al riarmo in piena regola”, sostengono gli scienziati dell’Università di Chicago, nel bollettino annuale creato da Robert Hoppenheimer nel 1947. Anche quest’anno hanno cercato di rispondere a una domanda fondamentale: “L’umanità è più a rischio rispetto all’anno passato?”. Evidentemente lo è. Cina, Russia, Usa e molti altri sono sempre più “aggressivi, conflittuali e nazionalisti”. Se l’uso della bomba non è più un tabù, la causa è nel “fallimento delle leadership” politiche. Come dare torto agli scienziati di Chicago?