27 luglio 2012 - 18:31
Se in America rivince Wall Street
“Questa crisi non è stata originata in Europa: è incominciata in America del Nord. Il nostro settore finanziario è stato contaminato da pratiche non ortodosse di alcuni settori del vostro mercato finanziario”, aveva risposto molto arrabbiato, a un giornalista americano che all’ultimo G20 in Messico, faceva dell’ironia sul vecchio continente. José Manuel Barroso, presidente Ue, aveva rivelato agli americani e anche a noi stessi che l’Europa ha il suo orgoglio. “Francamente non siamo qui per prendere lezioni su come maneggiare l’economia”, aveva concluso. Grande Barroso, più efficace di Ronaldo sotto porta!
Giudizio ineccepibile, verità storica. Eppure, a cento giorni dalle presidenziali americane, come sempre il primo martedì di novembre, i responsabili del disastro economico occidentale, della più lunga e strutturale crisi dai tempi del ’29, rischiano di tornare al potere. Proprio loro, la stessa banda di Wall Street, i Gordon Gekko, gli unici ad essere più ricchi di prima.
Come ogni candidato repubblicano, Mitt Romney si definisce un “nuovo Ronald Reagan”. Posto che secondo molti esperti Reagan abbia creato le premesse della crisi economica americana di oggi, iniziando lentamente a uccidere la middle class, le sue politiche erano pensate per l’America del 1981: un Paese in crisi d’identità, prima che economica. Il suo alla fine fu un successo spettacolare. Ma Reagan era il 40esimo presidente degli Stati Uniti. Fra cento giorni si elegge il 45esimo di un’altra America, un diverso Occidente.
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