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Clash of Media Civilizations: tromboni di carta vs tromboni virtuali

Tumblr_lzr2kvl2hJ1qmkxx9o1_500E’ stata una bella festa dedicata a Ettore Mo: la sproporzione fra la sua grandezza professionale e l’umiltà, ha fatto di lui un gigante del vecchio giornalismo. Vecchio non è un male: Ettore ha appena compiuto 80 anni, come qualità scrive ancora nettamente al di sopra della media, e non sono sicuro lo abbia mai fatto col computer. Perché dovrebbe? Il Festival internazionale del giornalismo gli ha dedicato il tributo che meritava.

  Eppure, qui a Perugia, se fossi un giovane precario, lo studente di un master universitario, un praticante, l’assemblatore di notizie di un sito, il blogger con l’obiettivo di fare informazione, un data o un citizen journalist che sogna di raccontare il mondo oltre i suoi efficaci ma striminziti tweet. Insomma, se avessi 30 anni di meno e fossi uno di quei giovani che attraverso vari percorsi vogliono fare questo mestiere, io sarei incazzato. Arrabbiato per i peana al “come era verde la mia valle” e “voialtri non siete nessuno” che noi giornalisti della vecchia guardia – in particolare noi inviati di esteri e di guerra – abbiamo fatto ai microfoni del Festival.

  Una cosa che mi irrita è pretenderci sacerdoti del buon giornalismo e della sua etica, in opposizione a quelli che stanno dietro al computer che leggono, assemblano, non verificano e sparano news in rete. Spesso sono effettivamente balle colossali ma molto sexy. Chiedo tuttavia ai miei vecchi colleghi inviati: vogliamo fare l’elenco di quelli della nostra categoria che si sono inventati reportages e interviste, che raccontavano le montagne infuocate d’Afghanistan o l’assedio a Jenin dalla loro camera d’albergo, con Lonely Planet sulla scrivania? Qualche anno fa al NY Times ci fu un terremoto di licenziamenti perché un inviato aveva firmato una storia da un posto nel quale non era mai andato. Conosco giornali italiani che se applicassero quel modello non avrebbero abbastanza gente per chiudere le pagine stasera.

 

Non si può più

 ImagesCASVFRBHCerto che siamo ancora bravi e che potremmo fare reportages con i fiocchi, mostrando a questi ragazzi le nostre tecniche. Ma la valle non è più verde, il giornalismo sta cambiando e noi ce ne offendiamo come fosse un torto a noi e non a quei giovani che, se potessero, seguirebbero le nostre orme. Ma non si può più.

 Quando facciamo i tromboni con questi ragazzi di Perugia che ci ascoltano, e diamo consigli banali (gli stessi che ci avevano dato i nostri capo redattori ma 35 anni fa!), provochiamo due reazioni. Quelli sani che, appunto,  si incazzano e ci guardano con odio perché l’inviato, come mansione e come funzione non esisterà più. E quelli che invece amano sentirci raccontare le nostre storie perché a 25 anni è giusto sognare. Sono i casi più drammatici.

   Sabato nei corridoi del Festival mi ha fermato una giovane che voleva entrare al Sole-24 Ore e fare servizi da inviato per gli esteri. Le ho risposto che non l’avrei mai dissuasa ma, visto il suo buon curriculum di studi, le consigliavo anche un piano B, un’altra professione. Si è offesa. “Qualcuno dovrà pur continuare a farlo e io sono brava”. Le ho detto che bravino lo ero anch’io, ciononostante pure per me era ormai difficile trovare spazi. Una volta ero una “firma” del mio giornale, ora sono uno degli altri 200 dignitosissimi redattori che vi lavorano. Un direttore ha onore e onere di scegliere e un giornale fa le sue scelte legittime. Se mi chiedessero un’opinione, direi che al Sole dovremmo tornare a fare un po’ più di esteri. Non me la chiedono e dunque la tengo per me. Fine, c’è la crisi, sono finiti i soldi. La ragazza se ne è andata indispettita e io sapevo che avevo fatto un’altra vittima.

  Durante la presentazione del suo ultimo libro (“Un dollaro al giorno”, Marco Tropea, molto ben scritto), Giovannino Porzio raccontava di essersi trovato di recente in Libia con altri tre colleghi famosi: Ettore, Bernardo Valli e Mimmo Candito. Lui viaggiava verso i 58, gli altri fra i 70 e gli 80. E’ bello vedere grandi firme ancora in servizio. Se cercate in archivio leggerete dei pezzi di livello. Ma è giusto che alle nostre spalle ci sia un vuoto così profondo? E’ un caso o una scelta voluta?

 Il mondo che verrà

 Logo%20IJF12  Poi ci sono gli altri che nei tre giorni in cui sono stato a Perugia ho ascoltato con attenzione. Wadah Khanfar, ex capo supremo di al Jazeera, parlava di “ricerca della verità”, di “missione del giornalista”, di “stare sempre dalla parte della gente”. Come no, con i soldi dell’emiro del Qatar. Avevo sempre creduto che il modo migliore di fare giornalismo fosse considerarlo solo un mestiere. Insomma, anche lui un bel trombone.

  Ho quindi seguito una specie di lezione intitolata: “Anche tu puoi essere un data journalist!”. L’esclamativo è loro e nascondeva solo certezze. In un disegno si vedeva la scrivania del data journalist, ordinata e senza nulla tranne il computer, accanto a quella disordinata di una news room tradizionale: ho riconosciuto la mia, nascosta sotto una trincea di libri. “Non dovete avere paura, è più umano”, esortava Mirko Lorenz di Deutsche Welle, uno degli insegnanti. Beh, un po’ di paura l’ho avuta. Vuoi sapere quante auto bomba sono scoppiate a Bagdad o i dati sulla criminalità giovanile parigina? Perché provare il terrore che provoca un’esplosione, perché guardare in faccia i ragazzi maghrebini della banlieu? Sul web c’è tutto e al giornale costa tanto di meno.

  Infine mi sono trovato a cena davanti a una ragazza. Mi hanno detto che è una blogger famosa, 14mila followers su Twitter (io ne ho 209). Dopo Perugia andava negli Usa a seguire Occupy Wall Street, pagandosi le spese con una colletta fra i suoi lettori che ripagherà informandoli. Una giovane piena d’idee. “Io sono una persona molto autoironica”, ha detto senza preavviso. ”In effetti il mio successo è nella mia autoironia. E sono anche molto spiritosa”. Che delusione, ragazzi virtuali: avete appena incominciato e siete già dei tromboni. Non avendo alternative, mi tengo dunque i miei vecchi e boriosi inviati di carta. Abbiamo fatto tanta strada insieme e insieme andremo incontro al nostro Grande Funerale Vichingo.

  P.S. In questi ultimi 40 giorni ho scritto molto poco sul blog e agli affezionati fra i lettori debbo una spiegazione. Prima sono stato investito in moto da un furgone che non ha rispettato l’obbligo di precedenza. Poi sono andato a sciare sulle Montagne Rocciose attorno a Vancouver, dove sta studiando uno dei miei figli (l’altro è a Londra alla LSE: i miei gioielli!). Fra gobbe e fuori pista ho esagerato e mi è venuta l’ernia al disco. La settimana scorsa si è rotto il computer dove avevo scritto alcuni nuovi post. E di ritorno da Perugia ho scoperto di avere un focolaio di polmonite. Tralascio il portello del bagagliaio dell’auto che, chiudendolo, mi sono dato sul naso. Mi dicono che nella Pianura Padana la lebbra sia stata debellata e questo mi conforta. A questo aggiungiamo un po' di depressione professionale, in qualche modo descritta in questo ultimo post. Ma vi garantisco che a dispetto di tutto, sono ancora molto lontano dal mio funerale vichingo. Grazie.

 

Commenti

grazie, Ugo, di continuare a scrivere nonostante molti "gufetti", a Perugia,ti abbiano puntato gli occhietti addosso! Comunque secondo me (come molti di noi ha fatto,ciascuno nel proprio settore), l'importante è fare,volontariamente. Nessuno può fermare un volontario. Poi, quando la competenza è fatta (ma è sempre in fieri) ancora meno

mi piace questo spazio. non solo per la competenza di tramballi, ma anche perchè si vede che l'autore scrive a cuore aperto, senza le tante sovrastrutture che sommergono il giornalismo nostrano.
..
entrando nel merito , i vecchi tromboni il più delle volte mi fanno tenerezza. sono persone che, come ettore mo, sono stati messi lì senza avere alcuna competenza. legittimando gli atavici luoghi comuni sul giornalismo.
oggi sarebbe impensabile, ti chiedono lauree, master, dottorati, competenze linguistiche, pubblicazioni. conosco tanti giornalisti che si occupano del conflitto israelo-palestinese senza coniscere una parola di ebraico e di arabo e non di rado anche con un inglese non fluente. sono questi i "maestri" che dovrebbero insegnarmi il mestiere?
"ma mi faccia il piacere..."

Bah,
su Tigella semplicemente ti sbagli. Per superficialità.

ciao Ugo,
non c'erano solo i giovanissimi studenti o aspiranti stregoni a Perugia ma anche gente come me, non più giovanissima, entrata nel mondo del giornalismo da una porta principale e in lotta per non essere sbattuto fuori. Dal mercato, dalla crisi, da quel che bene hai illustrato nel tuo post.
Quindi Ijf12 a me, povero cronista meridionale è servito per rendermi conto che insieme alla cronaca di tutti i giorni sul territorio, il racconto scritto guardando in faccia la gente e soprattutto ascoltandola, può affiancarsi un giornalismo dei dati, delle statistiche. Un sapiente utilizzo di varie tecniche e mezzi (io non sono andato a scuola di giornalismo, quel pochissimo che so l'ho imparato sbagliando da solo)

Te lo scrivo per dirti che una volta tornato da Perugia, ricco di idee e spunti, ho rivisto in faccia la mia Napoli e mi sono subito ricordato i motivi della mia depressione: mercato inesistente, editori predoni che non pagano o pagano poco, vecchi tromboni pensionati che si aggrappano alla scrivania. Questa situazione l'ho rappresentata in vari panel del Festival, a editori, direttori, sottosegretari e anche a tante importanti firme come te. Possibile che la risposta sia stata per lo più un "mi spiace, arrangiatevi" collettivo?

Possibile che il mondo non ha bisogno più di cronisti, Ugo, oltre la vostra generazione? In Italia i giornalisti importanti e quotati non si occupano di lasciare un mercato migliore di quello che hanno trovato, di lasciarci una professionalità che tenga conto dell'esperienza accumulata in anni di lavoro? Possibile?
Hai notato Al Jazeera, sei stato al panel del Data Journalism: hai visto che l'età media di alcuni dei protagonisti di quelle storie è venti, trent'anni al massimo? In Italia, nel giornalismo così come nelle altre professioni, c'è un blocco generazionale drammatico. Non è colpa nostra, non è colpa mia, Ugo: forse non serve un piano B ad un giovane, ma serve semplicemente che qualcuno lasci il campo e consenta alle nuove (ormai manco più nuove) generazioni di imparare e crescere. Così non dovrai nemmeno lamentarti più di chi va a Chicago e sembra un trombone. Credimi, c'è gente qui che attende solo una opportunità.

Ho letto, ci ho riflettuto e faccio un'aggiunta "trendy"..:o)
E cioè che effettivamente il futuro degli "inviati"on the spot, ossia nei luoghi, in quelle zone dove accadono tante cose, durante e dopo le iniziative e gli eventi cosiddetti "preventivi" o, diciamo, calcolati e con parecchi secondi fini che siano..Oppure nel corso dei tanti, lunghi e variegati strascichi che detti eventi "preventivi"sogliono comportare.. Ebbene, il futuro degli inviati che si trovino realmente in quei luoghi per vedere, sentire con i propri occhi,orecchi e cervelli, anzichè attraverso le info e le immagini che passa il "convento", da tempo non è più lo stesso.
Infatti, la tendenza consigliata, raccomandata e "sponsorizzata" è quella di fare il giornalisrta "embedded", ossia di registrarsi, ottenere il "badge"e mettersi in fila dietro, all'interno o sopra al para-carro di Tespi che avanza coi fanti e da essi inquadrato e protetto.. Mi riferisco ai fanti"buoni", quelli che portano la libertà e la democrazia d'asporto e che sono là grazie alla saggezza e lungimiranza di coloro che ce li hanno mandati al fine di prevenire questo e quello, questa o quella malaugurata evoluzione disastrosa, l'autorealizzazione di questa o quello "futurologia" da tavolino, ecc.ecc.
Insomma prevenzione ma non con la carota o, come preferisco dire personalmente, con il ricorso alla maggior razionalità e competenza possibili che, per l'appunto, per essere efficaci dovrebbero essere il preventivi possibile..
Ritornando al discorso di prima, se non ti "embeddi", rischi o puoi rischiare parecchio o, diciamo, di più..Anche molto, probabilmente. Qualcuno può arrivare a lasciarci la vita. E' accaduto. E questo indubbiamente aumenta l'appeal del fare l'embedded..E' umano, è psicologico. Comunque credo che almeno qualcuno riuscirà ancora a farcela, specie se ruscirà m mantenere una percentuale di discrezione (assai maggiore che in passato) sulla propria persona e su dove si trovi e,magari, anche adottando un nickname, evitando che il suo telefono satelliatre ed il pc siano tracciati. Insomma credo che sia ancora possibile che qualcuno riesca a fare l'inviato speciale al fronte e, last but not least, magari anche facendo equilibratamente ed imparzialmente l'embedded tra i liberati e i democratizzati d'autorità..
Carl

Totalmente d'accordo sulla visione "trombonica" riguardo alla twitteriana Tigella ! Soprattutto, quella ricerca di fondi che ha fatto è semplicemente ridicola, si fa pagare spese (alte) per fare la freelance e guadagnarci due volte !

Embedded or not embedded..? This is the problem..
mormorerebbe il Bardo se vivesse oggigiorno e, per sbarcare il lunario, facesse il giornalista..

Ciao Ugo
Prima di tutto curati la polmonite che a chi non e’ piu’ giovane passa piano piano e per lo stesso motivo be carefull con la moto.
Per quanto riguarda la professione che tu onori volevo darti qualche commento da lettore.
Purtroppo e’ finito il tempo dei grandi reporter: quelli che ci facevano rivivere tramite i loro occhi ed il loro cervello le realta’ lontane. Non e’ vero che oggi non ce ne siano , tu ne sei una prova ma siete pochi artigiani di un mestiere che va scomparendo nel mare di Internet.
Tutti scrivono su internet ed e’ immensa la quantita’ di informazioni che passa. Proabilmente sono piu’ giornalisti che soldati sul fronte, ma di quelli sul fronte che si ritrovano la sera in qualche pensione diroccata dietro le linee ancora alcuni resistono (ma sono pochi). Parlo non solo del fronte di guerra , ma anche quello della economia o della scienza dove come ben sappiamo pullulano i giornalisti che scrivono in base alle press release o alle “veline” di un tempo.
Non che sin dai tempi dei Romani Cesare non passasse le notizie che voleva lui o che la NATO non facesse lo stesso, ma oggi purtroppo la professione molto piu’ diffusa ha reso il materiale circolante infinito ed e’ difficile poter saper scegliere per noi lettori . Internet e’ stat una grande invenzione come lo fu la stampa di Gutenberg o la posta inglese, e come esse ha cambiato la storia diffondendo di molti ordini di grandezza la diffusione dell’informazione, ma come esse e’ uno strumento che non filtra e non qualifica i contenuti.
Quindi come non e’ vero tutto cio’ che e’ stampato, cosi’ non e’ vero tutto cio che e’ su internet.
Un altro lato di un certo giornalismo che non condivido e’ quello che io direi di “regime”: scrivere dando il proprio giudizio e la propria interpretazione senza prima aver riportato i dati su cui essa si basa. Anche ultimamente la politica ci fa vedere tantissimi ben pensanti che nell’ottica del bene comune siscordano di darci la visione completa, magari anche in buona fede o perche’ “utili idioti” di Macchiavelliana memoria. Essi scrivono, scrivono ed il giorno dopo riscrivono il contrario di prima senza essersi fermati un momento per pensare e scrivere una sola volta, ma solo per la necessita’ di comparire sulla testata in accordo con la linea dell establiment della testata stessa. L’indipendenza costa, ma e’ un valore e tu lo sai, paga alla lunga.
Mi dicono che il giornalismo anglosassone sia ancora indipendente e’ vero? Quello che si legge di Murdoch non sembrerebe.

Alla fin fine si potrebbe tirare la conclusione che tra i giornalisti, chi più chi meno, sia di fatto "embedded", aggregato, comprese molte delle penne più illustri..Non ci credete? Pensate che le più illustri e seguite sono quelle più "utili", sul piano politico e sociale..
Nel commento che mi precede leggo che, grosso modo parlando, a questo mondo ci sarebbero più giornalisti che gendarmi..Si tratta ovviamente du un'esagerazione. I fanti in divisa e regolarmente salariati saranno si e no una dozzina di milioni (e si ritiene che bastina per tenere a bada 7 miliardi di civili..Curioso no?) Mentre i giornalisti di ruolo e regolarmente stipendiati sono assai meno. Tuttavia, a ben pensarci, il loro ruolo è diventato come minimo complementare (se non maggiore) a quello dei gendarmi..E ciò è tutt'altro che sorprendente..In effetti, dal '700 delle prime gazzette, le gazzette ed i gazzettari sono pian piano diventati il secondo pilastro prima dei singoli stati e poi, in questo nostro tempo, dei gruppi, blocchi o aggregaziopni di stati.. A occhio e croce uno potrebbe anche sostenere che sarebbe meglio che ci fossero più giornalisti che soldati.. Sebbene accada che informando, disinformando e/o cortigianamente servendo possa talvolta accadere che ne uccida anche la penna.. Anzi potrebbe anche darsi che il famoso detto "Ne uccide più la penna che la spada" sia veritiero.. Difficile a credersi. Depende dal punto di vista e dall'angolazione.. Infatti il più delle volte la stampa uccide lasciando in vita.. Sei unpatito dei film di zombies? No, ma..Potrebbe anche darsi che se pensiamo ai milioni di persone normali, qualsiani, ignote, insignificanti, prescindibili, ecc. i quali, politicamente parlando, dopo aver periodicamente fatto il proprio dovere democratico di apporre la tradizionale firma degli analfabeti sulle schede, politicamente e socialmente parlando svolgono un ben più importante ruolo e cioè quello della quotidiana ed abituale lettura dei giornali, di patinati rotocalchi e di ascolto & consumo di radio e tv. Che sia azzardato dire che questo secondo ruolo sia (ad ogni latitudine e sotto ogni forma politica o di regime) perfino più importante? Non credo per il semplice fatto che può consentire di turlupinarne e condizionarne la maggior parte...
Cogitate, cogitate..qualcosa resterà, aggiungerebbe Voltaire.

Caro Ugo, non ci siamo visti a perugia, ma sono rimasta davvero tristemente colpita dal muro virtuale e non solo tra tromboni (anche se ce ne sono tanti che non lo sono) e giovani pieni di idee, di umilta' e di voglia di fare che giravano giravano ...forse ancora troppo a lungo a vuoto! ciao

Ma caro mdpanurge, Lei osa fare un'analisi autoptica nuda e cruda di quella che qualcuno (sicuramente un essere salottiero) ha definito la "preghiera mattutina" dell'uomo moderno.. Vale a dire la lettura dei quotidiani..Magari spaparanzato in poltrona e con brioche e cappuccino a portata di mano accanto, sul tavolino..
NON C'E' PROPRIO PIU' RELIGIONE..!

Che la carta stampata e i media abbiano, eccome, ancora un ruolo sopratutto politico,sociale e, come ha detto qualcuno, pure con mire di condizionamentom mentale, non ci piove. A meno che tutto, o tantissime cose cambino realmente.
In ogni caso alle versioni di:
inviato speciale (che secondo Tramballi sarebbe in via di estinzione), praticante (raccomandato o meno), assemblatore di notizie di sito web, blogger informativo, data/citizen journalist ed altri ed eventuali.. Non tralascerei un'altra specie e cioè quella che ha rappresentato Wikileaks, ed altri eventuali emuli che apparissero sul mercato.. Tuttavia Wikileaks ha reso note notizie (riservate) con anni di ritardo.. Meglio tardi che mai direte. Certamente. Ma dopo il petardo iniziale ed il sostegno dato a Wikileaks da parte di cinque noti periodici (NYTimes, Le Monde, The Guardian, Der Spiegel, El Pais) tutto è gradualmente finito nell'inerziale oblio ed assuefazione..Come sempre accade.
E ci sarebbe anche un altro ma, e non da poco. Infatti, i documenti resi noti da Wikeleaks erano dispacci diplomatici (nulla proveniva dall'intelligence ed altre agenzie del settore) inoltre la riservatezza dei documenti era di primo e secondo livello. Nessuno di terzo livello. Per non parlare della possibilke esistenza di eventuali livelli extra, over the top....
Meditate gente, meditate. E' la sola, indubbia libertà di cui ogni persona gode ad ogni latitudine.

Anch'io (parrocchiano di Bazzano che da quel bel pomeriggio ti segue con qualche fedeltà) mi complimento per la bella, disincantata analisi ma non riesco proprio a considerare presuntuosa "tigella", che è riuscita tra le prime a interpretare in Italia le potenzialità di Twitter.
Se vuoi lenire un po' di malumore professionale, possiamo provarci con qualche altra fetta di salame!

SONO MOLTO D'ACCORDO SUL "TRAMONTO DEL GRANDE GIORNALISMO", INFATTI, E A DIRE IL VERO ANCHE NEL PASSATO UN PÒ, NON COMPRO ASSOLUTAMENTE UN GIORNALE, TROPPI SOLDI SPRECATI E TEMPO PERSO CHE UTILIZZO PER COSE CHE MI COINVOLGONO DI PIÙ. CORAGGIO, DOPO LE AVVERSITÀ SPLENDE SEMPRE IL SOLE...

Davvero questo è un blog straordinario! Pòsto il mio commento sabato 5: è solo il 2° dopo quello di un freelance incazzato e mi chiedo perché la riflessione di Tramballi non abbia suscitato maggiori reazioni.

Ritorno sul 'luogo del delitto' solo dopo 2-3 gg. e trovo un'altra pagina (questa) con 14 interventi dal I maggio. Eppure la 'mia' pagina continua a segnare solo i due interventi suddetti; eccola

http://ugotramballi.blog.ilsole24ore.com/slow-news/2012/04/clash-of-media-civilization-tromboni-di-carta-vs-tromboni-virtuali.html

Distorsione spazio-temporale? Reparto-confino? ...? Qualche geko può spiegare l'arcano? Grazie.

coraggio Ugo, può essere solo un anticipo del calendario Maja. Ma ci si può sempre riprendere seguendo il proprio calendario!
In bocca al lupo. M2

Caro amico ti ricordo sempre con stima e affetto, vieni a riposare a Gabice io saro'nella eltima decade di giugno, faremo delle belle chiacchierate in sieme. Ciao Ugo salutami tutti.

Riporto solo per completezza e ... riunificare gli 'universi paralleli'.


Spaccato davvero istruttivo per i non addetti … Per gli outsiders una prospettiva di precaria dipendenza 'fetale'. Per gli insiders, anche gli affermati (come il nostro Tramballi), una progressiva proletarizzazione (pardon, una prestigiosa 'collaborazione a progetto'). Certo è che le condizioni materiali in cui si svolge questa, che dovrebbe essere una professione ad altissima utilità sociale, diventano sempre peggiori e, con questi rapporti di forza, la possibilità che il giornalismo 'nostrano' medio si riscatti dalla sua melma di superficialità ed opportunismo si allontana indefinitamente. L'alto artigianato, garante di senso e di indipendenza, già sopravvissuto (grazie?) al fordismo e rivendicato orgogliosamente dal nostro blogger, scomparirà nelle fiere antiquarie della 'società liquida', del cd. terziario avanzato, dell'epoca 'post-tutto'. Forse.


Se le cose stanno, e rimarranno, in questi termini i 'potenti' continueranno a dispensare indisturbati le loro verità nella loro neolingua. 'At arm's length'. Senza più intermediazioni potenzialmente ingombranti (tutti 'data journalist' !!). Nel brave new world censura, arresti, articoli del codice o intimidazioni 'extra-giudiziali' continueranno ad arruginire tranquillamente come gli attrezzi di tortura nelle segrete di Castel S. Angelo in visione dei turisti, orgogliosi di appartenere ad un'epoca così tanto più evoluta e stupiti da tanta barbarie. Sudditi ideali ... Naturalmente lorsignori potrebbero anche rimetterli in sesto in un batter d'occhio, questi arnesi, se fosse necessario. Sarebbe uno smacco per loro (oltreché pessima cosa per i malcapitati) ma, chissà, forse per la grande maggioranza potrebbe voler dire che le cose stanno migliorando ...

P.S.: ho scritto giornalismo 'nostrano' medio perché sono un semplice lettore che, apprezzando l'utilità della rete anche come 'edicola globale', può dedurre solo in base al prodotto finale. Non credo però che le nostre eventuali 'tare nazionali' peggiorino sostanzialmente un panorama ormai consolidato in Europa o negli States. Quanto al resto del mondo, per restare ai temi degli ultimi post, basta guardare ai galoppini di Al Jazeera o al priapismo bellicista dei media indiani e dei loro lettori, in occasione del recente test missilistico. La 'rete', poi, pur con tutti i suoi lati positivi, può già adesso essere manipolata, anche pesantemente, disponendo di opportuni budget e 'capitali umani'. E non ci darà da sola libertà, democrazia e 'people power', come vaneggia ancora qualcuno.

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