26 febbraio 2012 - 19:51
Israeliani e palestinesi. Quando i sordi fingono di parlarsi
Scrivere del negoziato di pace fra israeliani e palestinesi è come disquisire sul sesso degli angeli, chiedersi quando verrà la fine del mondo, avere tempo da perdere e decidere di perderlo.
Il conflitto è iniziato nella seconda metà del XIX secolo, ha attraversato tutto il XX con varie modalità politiche (ottomani, inglesi e infine diretti interessati) e ha già consumato il primo decennio del XXI senza ombra di soluzione. Lo Stato d’Israele è nato quasi 64 anni fa, da quasi 45 i Territori palestinesi sono occupati. Il processo di pace è stato avviato a Madrid 21 anni fa senza che quattro presidenti degli Stati Uniti (due con doppio mandato) e sei segretari di Stato arrivassero a una conclusione.
Non sapendo più cosa scrivere e pensando che per motivi politici, morali, affettivi e personali, debba scrivere qualcosa, sfidando il totale disinteresse della maggioranza dell’umanità, riproduco qui sotto il link di un lungo articolo di Ha’Aretz. E’ il resoconto dell’ultima tornata di colloqui fra israeliani e palestinesi che si è svolta ad Amman. Gli sponsor erano il coraggioso re Abdullah di Giordania e l’inutile Quartetto. Questo variegato soggetto negoziale (Usa, Russia, Onu, Ue) assume una qualche competenza tutte le volte che i presidenti degli Stati Uniti sono in campagna elettorale ed evitano come la peste le insidie del conflitto, le pressioni della lobby ebraica e degli arabi col petrolio.
Premetto che nell’articolo non ci sono notizie: ad Amman non è successo niente. Per chi ha ancora la pazienza di occuparsene e i pochi che si illudono e si indignano, è tuttavia un testo illuminante. Attraverso i negoziatori che si succedono di qua e di là del tavolo, leaders o sherpa, è evidente che due sordi parlano senza ascoltarsi. Non c’è il minimo tentativo di capirsi, di prendere nota l’uno delle ragioni dell’altro. I sordi veri vorrebbero tanto sentire ma non possono. I sordi politici non vogliono perché non hanno alcuna intenzione di sentire.
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