31 ottobre 2011 - 18:02
Palestina all'Unesco. Lezione di geopolitica
L’insieme dei 107 Paesi che hanno votato a favore dell’ammissione palestinese all’Unesco, dei 52 che si sono astenuti e dei14 che hanno scelto il no, rappresenta una significativa lezione di geopolitica. Descrivono un cambiamento, il mondo nel quale stiamo vivendo.
Da un lato gli Stati Uniti sempre più isolati in un rifiuto che ha qualche serio valore di principio ma politicamente è fallimentare. Anche i tedeschi hanno votato contro ma la Germania, data la sua storia, è un caso a parte: ha il dovere morale di non fare nulla che possa nuocere allo Stato degli ebrei. Dall’altro lato c’è il mondo a favore, quello che diventa importate ogni giorno di più, quello che detiene una parte consistente del debito americano e fra qualche giorno sarà invitato a dare una mano all’euro. Cina, Brasile, Russia, India, Turchia, Sudafrica, Indonesia. E i Paesi arabi ricchi che con i loro fondi sovrani sostengono le nostre banche, comprano imprese, investono nei disorientati mercati finanziari europei.
Sintomatico del mondo che cambia ma non completamente, è il voto-arlecchino dei Paesi Ue, in particolare di quelli dell’Eurozona: si la Francia, no la Germania, astenuta l’Italia (come la Gran Bretagna). Se la votazione avesse offerto una quarta possibilità, un europeo avrebbe occupato anche quella. Testimone, corresponsabile e partecipe da oltre 60 anni del conflitto, la vecchia Europa non è ancora capace di decidere unita quando sia più giusto stare dalla parte dei palestinesi, degli israeliani, di entrambi o di nessuno. Forse è un segno del destino che i nodi del mondo vengano al pettine a causa del più lungo e irrisolvibile conflitto dell’evo contemporaneo.
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