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Giornalismo del XXI secolo

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Nel maggio 2017, durante la campagna elettorale per il posto vacante di unico deputato per il Montana alla Camera dei rappresentanti, il repubblicano Greg Gianforte picchiò un giornalista. Con una mossa di lotta libera lo buttò a terra e poi lo prese a pugni. Un giudice gli ordinò di “presentarsi alla prigione della contea di Gallatin per fare la foto segnaletica e lasciare le impronte digitali”. Gianforte fu condannato a sei mesi con pena differita, a 40 ore di servizio comunitario, 20 di terapia anti-collera con uno psicologo, a 385 dollari di multa e 4.464,97 di danni alla vittima.

Oggi Gianforte, 57 anni, è uno dei membri più ricchi del Congresso. Perché nonostante l’aggressione e la condanna, gli elettori del Montana lo hanno votato. Qualche mese fa, in un comizio elettorale per le imminenti midterm in quello stato del West, Donald Trump ha reso onore a Gianforte: “Qualsiasi tizio che mette al tappeto qualcuno, è il mio genere di tizio”.

Naturalmente non è corretto fare un paragone fra il corrispondente del Guardian Ben Jacobs (la vittima di Gianforte) e Jamal Khashoggi; fra Trump e Mohammed bin Salman. E’ evidente quanto Jacobs sia stato molto più fortunato. Ma a pugni o con una sega elettrica, le due storie sono parte dello stesso capitolo: praticare il mestiere di giornalista nel XXI secolo.

Facendo in passato il cronista di guerra non ho mai pensato di avere più diritti dei soldati e dei miliziani in mezzo ai quali mi trovavo. Il mio diritto d’informare e la mia incolumità non venivano prima della vita di coloro che stavano combattendo per ciò in cui credevano fino a rischiare di morire. Ero io nella loro dimensione, non viceversa. Sono anche sempre stato convinto che fare inchieste di mafia come Paolo Borrometi e molti altri colleghi coraggiosi, sia molto più pericoloso che andare al fronte.

Quella nei conflitti è una situazione estrema, il rischio è forzatamente ammissibile. Jamal Khashoggi, Anna Poltovskaya, Daphne Galizia, Jan Kuciak e centinaia di altri giornalisti il cui omicidio non ha avuto nemmeno l’onore delle cronache e delle proteste, non erano in zone di guerra. Daphne e Jan non facevano il loro lavoro nemmeno in sistemi anti-democratici.

Anne Applebaum del Washingtn Post sostiene che questi omicidi “sono la conseguenza dello scontro fra la rivoluzione tecnologica del XXI secolo, che ha reso possibile ottenere e diffondere informazioni in modo nuovo; e un XXI secolo di rivoluzione del banking offshore, che ha reso possibile rubare denaro in modo nuovo, nasconderlo e usarlo per mantenere potere”. Questo vale anche per Vladimir Putin e Mohammed bin Salman che non sono banchieri ma usano la ricchezza nazionale e le leggi dei loro paesi come proprietà privata per affermare il loro potere.

Prima di Internet quello che scriveva Jamal Khashoggi aveva un’influenza. Ma nella nostra epoca tecnologica tutto quello che sosteneva poteva essere letto con uno smartphone da ogni saudita. In questo strano secolo dalle poche promesse, Recep Erdogan può assurgere a paladino dell’informazione e fustigatore dei metodi sauditi, tenendo 200 giornalisti nelle galere turche; il filippino Rodrigo Duterte e l’egiziano Abdel Fattah al-Sisi possono chiamare “spie” i giornalisti; l’americano Donald Trump denunciarli come “nemici del popolo”. I nostri due vicepremier per ora si limitano a definirci al soldo dei potentati finanziari, della Commissione europea, di Soros e dei “professoroni”.

Non starò qui a dirvi che non si deve spara sul pianista né sul giornalista; che nell’articolazione delle opinioni una stampa libera è il sale della democrazia; che è un diritto costituzionale; che dove esiste anche l’opinione pubblica è più libera di farsi un’idea di come va il mondo. Se sospettassi di dover essere costretto a tanta retorica, vi farei un torto. No?

 

http://www.ispionline.it/it/slownews-ispi/

 

Allego il mio commento scritto per il dossier ISPI sulle elezioni americane di midterm.

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/gli-usa-al-voto-e-il-tramonto-del-primato-internazionale-21485

  • carl |

    Pur ritenendo che un caso come quello della fine del Suo collega Kashoggi abbia non poca importanza, focalizzo il mio commento sul pezzo delle “elezioni di midterm” perchè potrebbero incidere, e non poco, sull’evoluzione e le prospettive generali, cioè “extra muros” USA…
    Francamente, non credo che “..i populisti siano riusciti a controllare la Casa Bianca…”. Per contro credo ad un’ubiqua esistenza sia di quelle figure che sono state riassunte nell’espressione “utile idiota” che di un “establishment” all’interno di ogni nazione.. E che l’establishment più uguale degli altri sia quello in essere nell’area anglo-sassone. Il fatto è che a ‘sto mondo tutto e tutti, cioè ogni persona, entità, insieme, istituzione, ecc.(persino il clima e l’ecosistema..!) sono soggetti a “deterioramento” e peggioramento.. Un fenomeno graduale, ma con velocità variabile..E quella in atto da due/tre decenni è sempre più accelerata. Con effetti e casistiche note, ma che purtroppo lasciano il tempo che trovano…
    Un’aborme/senza precedenti diffusione delle disuguaglienze economico-finanziario, di cui però si blatera spesso (e snocciolando dati) ma per una platea sempre più indifferente e/o preda della demagogia.. Si può dire “idem con patate” dell’abnorme corruzione e del traffico e consumo di droghe.. Ci sono casi di nazioni come Colombia & Messico che, pur essendo state di fatto pervase dalla malavita, non interessano quasi a nessuno perche ritenute marginali e bananiere..
    C’è stato anche l’avvento e un variegato sviluppo dell’ITC che è giunta a consentire controlli di massa, taroccamenti vari, “fake news”, ecc. non solo nel settore dell’infotainment ma anche in quello delle “elezioni”, specie se via voto elettronico… E molto altro ancora..Chiudo con un’accenno alla sola possibilità che potrebbe preoccupare e far saltare sulla loro sedia/carega tanti “evasori fiscali” (e non solo nell’Italia nostra), e cioè l’avvento una società in cui sarebbe impossibile “evadere”….: O)

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