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Europa, svegliati: Putin e Trump ti odiano

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Turandomi naturalmente il naso, domenica sera ai Mondiali ho tifato Francia. Non ci sono ragioni personali nella mia scelta. Avessi dovuto farle pesare, avrei sostenuto la Croazia: mia nonna materna era una croata di Fiume, si chiamava Nives Susanic. Non amava Ante Pavelic né Jozip Tito. Ai due croati come lei, aveva preferito l’Italia di De Gasperi e Milano.

Non ho nemmeno tifato Francia per invidia: in fondo i francesi sono italiani che hanno avuto successo nella vita. Hanno uno stato che funziona meglio, una classe dirigente che spesso è il frutto di una vera selezione, un sistema elettorale che permette a chi vince di governare e (fino ad ora) ha tenuto lontano dal potere i fascisti.

Ho tifato Francia per europeismo, per lo ius soli, perché lì nessuno esporrebbe striscioni contro Balotelli, come in Italia. Per le stesse ragioni non avrei avuto problemi a sostenere il Belgio: l’avrei preferito per tenere i francesi il più lontano possibile dalle quattro vittorie mondiali degli italiani. E per lo stesso europeismo non ho tifato Croazia per il suo nazionalismo un po’ becero né Inghilterra per via di Brexit. Non condiziono le mie preferenze sportive alla politica: infatti sono e sempre sarò milanista nonostante Matteo Salvini.

E’ un chiaro esempio di legge del contrappasso se nei giorni in cui ai Mondiali trionfavano quattro squadre europee – sia pure con qualche importante differenza politica – Donald Trump attraversava il vecchio continente con gli stessi propositi di Gengis Khan. A Bruxelles contro la Nato, a Londra contro i sostenitori di una Brexit moderata, a Helsinki insieme a Putin che odia la Ue quanto e probabilmente più di lui, Trump è passato come un distruttore. La storia un giorno dirà se per egocentrismo senile, se per convinzione ideologica o perché era al servizio dei russi: ma distruttore lo è stato e probabilmente è solo un inizio.

Alla fine del vertice Nato della settimana scorsa, un diplomatico europeo sosteneva che l’Alleanza Atlantica ha la forza di sopravvivere ai due anni e mezzo di presidenza che rimangono a Trump. Non ad altri quattro, se fosse rieletto. Nemmeno l’Unione Europea che fra meno di un anno dovrà affrontare un’elezione decisiva per il suo parlamento. Non saranno popolari e socialisti che si contenderanno la maggioranza e la guida dell’unione, come al solito. Questa volta si scontreranno due visioni opposte d’Europa. Quella nazionalista, sovranista, revanscista di un passato che aveva portato il continente a due guerre totali, sarà promossa da Vladimir Putin: non è una novità, l’ex agente del Kgb mesta da anni. Ma sarà sostenuta anche dal presidente degli Stati Uniti: questa sì è una drammatica novità.

Il vertice di Helsinki ha mostrato in maniera plastica il pericolo. E’ evidente che Putin e Trump preferiscano trattare separatamente con 27 piccoli paesi che con un’entità politica di 522 milioni di cittadini con un PIL da 19mila miliardi. Trattare su qualsiasi cosa: accordi commerciali, diplomazia, difesa. Un’ Europa magari un po’ più piccola dell’attuale ma capace di riformarsi, che funziona, che ha una politica estera e di difesa comuni, con gli stessi valori politici e umanitari, non può che fare paura alla visione dei mondo dei leader delle due potenze e dei loro promettenti Quisling europei.

Fra le tante cose dette nella sua visita a Mosca, Salvini ha proposto “l’istituzione di pattuglie miste tra forze dell’ordine italiane e russe”. Dove? Quali polizie? Quella russa che reprime i dissidenti, arresta chiunque obietti e manganella omosessuali? Cosa c’entrano le forze dell’ordine italiane con quelle russe brutali e di regime?

E’ il momento che l’Europa si svegli. Che esca dal cicaleccio fra comari quotidianamente in scena nel Partito democratico italiano, e colga il pericolo: servono leaders, non burocrati. Non perché lo dice Trump, gli europei devono incominciare a spendere di più per la loro difesa comune. Capisco sia difficile dopo 70 anni di pace garantita dall’alleato americano, ma è venuto il momento di costruire una cultura strategica europea. Diplomazia, benessere economico, politiche sociali sono da sempre le armi strategiche europee. Ma accanto ad esse dobbiamo costruire la nostra sicurezza comune in un mondo nel quale Russia, Cina e America di Trump ci ricordano che la contesa è sempre hobbesiana: conta chi ha forza e potere di dissuasione.

Non possiamo nasconderci che le minacce ci sono: fuori e ancora di più – inaspettatamente – dentro i nostri confini. Al tentativo di Putin di trasformarci in vassalli illiberali si è aggiunta l’indifferenza e l’ostilità dell’America. Siamo sicuri che Trump non vinca un secondo mandato? No. Siamo certi che fra due anni e mezzo sarà eletto un presidente diverso? Nemmeno. Certamente sarebbe migliore di Trump ma non è improbabile che perseguirebbe quel distacco dall’Europa già incominciato con Barack Obama. Il mondo cambia e non possiamo ignorarlo: salviamo l’Europa e noi stessi.

 

Allego i due commenti usciti sul Sole 24 Ore, dedicati al vertice Nato di Bruxelles e al summit di Helsinki fra Putin e Trump

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-07-12/donald-e-pensiero-una-nato-obsoleta-che-ricorda-tanto-quello-putin-205255.shtml?uuid=AEL3R4KF&fromSearch

 

 

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-07-16/perche-leader-cremlino-e-vincitore-summit-helsinki-191126.shtml?uuid=AEUamiMF

 

 

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    The clash of the two nations was highly anticipated. Such differences in the views and cultures have manifested itself literally in every sphere.

  • robert VERCHEVAL |

    Mi vedo molto d’accordo con questo articolo, anche se da belga residente in Italia da una vita, non riesco a comprendere questo “odio” naturale per la Francia ed i Francesi. Comunque sono europeista anch’io e gli odi tra le città vicine non sono poi una cosa rara nel nostro continente: vedi Modena – Bologna, vedi Liège – Bruxelles. Rispetto ai nostri rapporti con le grandi potenze Russia, USA e Cina, mi pare che dobbiamo valutare due cose: la prima in linea con questo articolo è di svegliarsi in Europa, e l’altra è la considerazione che l’Europa comunque deve portare all’Africa. Gli Africani ci rimproverano di “usufruire gratuitamente” delle loro ricchezze, e gli Europei si lamentano “dell’invasione” degli Africani, che vengono a cercare una vita più tranquilla ed agiata. L’Europa si deve purtroppo ri-armare (Si vis pacem, para bellum): perché non farlo insieme con l’Africa? La gente di questo super-esercito sia nera che bianca potrebbe avere la possibilità di vivere in qualsiasi paese del bi-continente, ricevendo emolumenti dopo un periodo sufficiente di servizio (tipo “legione). Questo esercito avrebbe come primo obiettivo sedare guerre e battaglie interne, garantire un minimo di democrazia in tutto il bi-continente. Avremmo tutto: le ricchezze, la mobilità umana, le tecnologie, ed una forza militare superiore a ciascuno dei contendenti USA – Cina – Russia.

  • carl |

    Mi scuso per aver postato due volte il commento che, a torto, ho ritenuto non accettato dal sistema informatico, mentre si è trattato soltanto di un ritardo nell’accettazione/pubblicazione del medesimo.

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