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Madre India

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Inaugurare la guida di un partito con due sconfitte in due stati indiani, non è un buon inizio. Anche prima, quando Rahul Gandhi era vicepresidente del Congress ma a capo delle sue campagne elettorali, il partito era passato da una disfatta all’altra, nel governo centrale e negli stati. Alle elezioni nazionali del 2014 aveva ottenuto così pochi seggi in parlamento da perdere il diritto di designarsi “leader dell’opposizione”. E fuori da Delhi il partito governa solo in cinque dei 29 stati dell’Unione.

Basterebbe questa crisi di consenso della forza politica che ha creato l’India contemporanea, per definire sbagliata l’elezione all’unanimità e per assenza di concorrenti del quarantasettenne Rahul, lo scorso 16 dicembre. Ma c’è qualcosa di più. Rahul è succeduto alla madre Sonia che del Congress è stata la più longeva presidentessa: 19 anni. E prima di lei, non consecutivamente, c’era stato il marito Rajiv per sette anni; la madre di Rajiv, Indira per 9; il padre di Indira, Jawaharlal Nehru per 8; e Motilal, padre di Jawaharlal per due. Per 45 dei 123 anni della sua esistenza, il Grand Old Party del subcontinente è stato un affare di famiglia: senza contare i presidenti fedeli, imposti dai Nehru-Gandhi.

Le dinastie politiche sono una tradizione indiana: nel potere centrale e ancora di più negli stati. Ma le cose cambiano. Il consolidarsi della democrazia e l’affermarsi del populismo – anche in India – mutano sensibilità e tolleranza dell’elettorato. Con percentuali plebiscitarie prima nel Gujarat dove ha governato per oltre due legislature, e poi in tutto il paese nel 2014 quando è diventato primo ministro, gli indiani hanno eletto il figlio di un venditore di te alla stazione di Vadnagar nel Gujarat, lui stesso chaiwala, un servitore di te. Nella divisione castale hindu, Narendra Modi, il primo ministro dell’Unione Indiana, era classificato OBC, “Other Backward Class”, una categoria “arretrata sul piano sociale ed educativo”.

Il curriculum di Rahul – Doon School di Derhadun, dove studia l’élite indiana, università ad Harvard e Phd al Trinity di Cambridge – ispira deferenza nella società indiana molto classista, ma non più consenso elettorale. Soprattutto se Rahul Gandhi, quinta generazione della dinastia, un puro prodotto dell’élite, è un socialista e sostenitore dell’ “unità nella diversità”, la visione inclusiva del Mahatma Gandhi (non ci sono gradi di parentela). Mentre Modi, il “figlio del popolo”, è un nazionalista e un hinduista ultra-religioso ma fa le riforme di mercato. I comportamenti a volte suprematisti del Pbj, il suo partito, passano tuttavia in secondo piano rispetto ai successi economici. La crescita indiana nel 2017 sarà di poco inferiore al 7%: meno del 7,5 degli ultimi anni ma sempre la più robusta del mondo, superiore alla cinese.

E’ il Congress che aveva avviato le grandi riforme economiche nel 1991 con Manmohan Singh ministro delle Finanze e più tardi premier per conto di Sonia. Per anni il partito aveva cercato di far passare il GST, la tassa sui beni e servizi che armonizzasse il fisco nei 29 stati e 7 territori indiani. L’ha fatto quest’anno Modi. “La preparazione del paese non è stata adeguata”, dice Sudipto Mundle del Board of Governors dell’Istituto nazionale di finanza pubblica. “Ma è una tassa eccellente e la sua introduzione è un pezzo importantissimo delle riforme”.

Nella ricerca del consenso delle classi più svantaggiate, Rahul ripercorre i passi di Sonia che è sempre stata critica verso le riforme, pur lasciando che il fedele Manmohan Singh continuasse a farle. Quello di Rahul non è un ritorno al socialismo fabiano del bisnonno Jawaharlal né il socialismo quasi-sovietico della nonna Indira. Non è nemmeno il riformismo del padre Rajiv che prima di essere assassinato nel 1991, aveva abbozzato il grande cambiamento.

Ma delle tante, la prima debolezza di Rahul è di essere un politico riluttante, figlio di due genitori riluttanti, entrati in politica contro la loro volontà, per seguire un karma infausto e preservare l’eredità civile (e il potere) lasciata all’India dalla famiglia. Rajiv fu costretto a entrare nel partito per la morte del fratello Sanjai nel 1980, il designato dalla dinastia; poi a guidare il paese dopo l’assassinio della madre Indira, nel 1984. Sonia ha percorso la stessa strada dopo la morte di Rajiv, ma con più riluttanza: ha guidato il partito ma non l’India, rifiutando due investiture da premier.

E’ una storia di potere, una volta tanto con un certo grado di umanità, più che di arroganza. Ciò non toglie l’intrinseca debolezza dell’ultimo dei Nehru-Gandhi. L’importanza di ciò che è accaduto il 16 dicembre nel Congress, non è la nomina di Rahul ma l’uscita di scena di Sonia Maino-Gandhi, l’italiana di Lusiana, Vicenza, cresciuta a Orbassano, Torino, andata a Delhi per amore e diventata contro la sua volontà, la donna più potente dell’india. Per onorare un destino più che il potere.

 

http://www.ispionline.it/it/slownews-ispi/

 

 

Allego un articolo sull’ultima biografia di Gorbaciov scritta da William Taubman, pubblicato domenica scorsa sul Sole 24 Ore nell’inserto culturale della Domenica.

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2018-02-02/gorby-marziano-perestroika-134003.shtml?uuid=AEZfAymD&fromSearch

  • carl |

    Indian e/o Hindi political dinasty….? La politica come “affare di famiglia”… ? Ma a me sembra che sia nella forma (vedi la sopravvivenza delle monarchie sia pure di facciata in vari Paesi occidentali…) che nella sostanza (designazione di candidati ed eletti da parte di “grandi elettori” o, diciamo, da parte di lobbies e di elettori più uguali degli altri) tutto il mondo sia piuttosto paese.. : o) No?
    Quella sigla “cucita” addosso a Modi (OBC) mi ricorda quell’altra, più onoraria e onorifica che altro (OBE), che la regina d’Inghilterra ha ancora la prerogativa di atttribuire a questo o quel “suddito”..
    Finalmente, dopo 10 (dieci) anni di discussioni parlamentari, è entrata in vigore la Goods and Services Tax, la versione indiana dell’IVA…che gli USA invece non hanno fatto propria.. Chissà perchè..?
    Infine, più che la crescita del PIL, sarebbe probabilmente più indicativo riuscire a sapere quanti tra il miliardo e trecento milioni di abitanti di indianihanno un c/c postale o bancario.. Quanti una casa ed un gabinetto propriamente detti e quanti usano ancora sterco bovino secco per cucinare.. Quanti contadini hanno un minimo di acqua, sia potabile che per l’irrigazione.. E via dicendo.
    Quanto a Gorby beh, specie quando aveva ancora accanto Raissa e sia quando contava qualcosa (o assai poco o nulla come ora), ha sempre avuto l’aria di una persona rispettabile.. Tuttavia mi chiedo se, proprio per questo, certuni non l’abbiano considerato adatto per svolgere transitoriamente il ruolo politico dell'”utile idiota”, un ruolo, una prassi che anch’essa è tutt’altro che una prerogativa dell’Est europeo…

  • Bruno |

    Caro Tramballi, perfetto come al solito. Modi ha fatto propria una lotta alla corruzione che non si sa quanto reale sia, ma che risulta efficace mediaticamente. Modi sta riposizionando l’India a livello internazionale. Insomma Modi risulta dinamico in un paese giovane ma legatissimo alle tradizioni, inoltre Sonia è molto malata. Ora Modi è all’apice, forse sta iniziando una nuova era, i cui tempi sono però imprevedibili e sicuramente meno lineari dei passati. Bruno Contigiani

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