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Celodurismi nucleari e il senso della misura

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Solo una volta – e brevemente – Vladimir Putin era riuscito a rubare la scena a Donald Trump. Era accaduto alla tradizionale conferenza stampa di fine anno, a Mosca, quando si era chiesto con studiato stupore perché in Russia non ci fosse un’opposizione capace di sfidarlo alle elezioni. Povera stella, avrebbe detto suor Egidia della mia scuola elementare di via Goldoni, a Milano.

Ma con il 45° presidente degli Stati Uniti d’America non c’è partita. Nemmeno il flamboyant Kim Yong-un riesce a tenergli testa per più di un tweet. Indimenticabile il pulsante nucleare esibito con orgoglio dal presidente Nord coreano. Bismarkiana la risposta di Trump, dotato – parole sue – di un pulsante più grosso e potente. I missili balistici non si lanciano con un bottone. E a Pyongyang c’erano cose interessanti di cui tenere conto: Kim non indossava la solita tuta da lavoro ideologica; e soprattutto aveva riaperto il dialogo con la Corea del Sud per avere un’olimpiade come l’avevano pensata in Grecia tre millenni fa: con una tregua dalle guerre. Ma niente avrebbe potuto fermare il tweet di Trump.

Da allora il presidente ne ha dette molte altre. L’incubo per chi è sul nostro fuso orario e per motivi di lavoro deve stare in allerta, inizia poco prima di Mezzogiorno. E’ quando Donald Trump si sveglia nell’alba della costa orientale e dal suo letto alla Casa Bianca o a Mar-a-Lago, scrive i suoi tweet. Quando consulta il chief of staff e viene aggiornato dai capi militari e dei servizi sullo stato della sicurezza nazionale e internazionale, il presidente ha già annunciato all’umanità sgomenta la sua visione del mondo.

La domanda che quotidianamente si fanno al New York Times e al Washington Post, i più duri e costanti nella critica a Trump, è la stessa che si pone la stampa di tutto il mondo, insieme agli accademici, agli analisti e a molti governi: non stiamo esagerando? E’ possibile che il presidente degli Stati Uniti sia così tutti i giorni? Forse siamo obnubilati da un’ostilità le cui cause non hanno origine nella politica ma nella psicanalisi. Ma quanto è sostenibile che il titolare del più devastante arsenale atomico affronti il problema dell’Armageddon nucleare come un adolescente di fronte alle sue prime erezioni?

Neanche il tempo di trovare una risposta, di abbozzare un mea culpa universale, ed ecco il “cessi di nazioni” dedicato a quei paesi poveri latino-americani e africani dai quali vengono i migranti. Il Times a New York e il Post a Washington hanno convocato i loro editorial meetings per decidere se censurare il vocabolario del presidente con sinonimi da fascia protetta o fare i cronisti fino al triviale. Alla fine hanno scelto la seconda opzione.

Con qualche perplessità mi allineo a tanta autorità. Dopo tutto Trump non è il primo presidente scurrile. Dwight Eisenhower e Lyndon B. Johnson lo erano di più. Ma non fu quella la cifra delle loro presidenze. Un anno dopo l’ingresso nello studio ovale si fatica a trovare altro per definire Donald Trump. Se Theresa May e la famiglia reale temono una sua visita a Londra più dei disastri di Brexit, qualcosa significherà.

Tuttavia, in qualche modo dobbiamo essere riconoscenti a questo presidente degli Stati Uniti che paragona tutti i suoi alleati storici europei a un branco di parassiti, inutili all’America. Grazie a lui la piccola Europa occidentale con le ossa rotte da un decennio di crisi finanziaria, dai populismi emergenti, i fascismo riemergenti e da un’Europa orientale irriconoscente e inutile, sembra una “Terra della speranza e della gloria, madre della libertà”. (Cito con molta retorica un famoso inno che Edward Elgar dedicò all’imperialismo britannico).

Democristiani e socialdemocratici tedeschi hanno deciso di ricreare la Grosse Koalition, con la consapevolezza che non sarà facile ma che la Germania, l’Europa e l’Occidente devono affrontare pericoli più seri delle differenze fra Angela Merkel e Martin Schulz. A Roma, italiani e francesi rafforzano le relazioni speciali e cercano di governare con pragmatismo e umanità la questione dei migranti: un problema che presto potrebbe costare il posto a Paolo Gentiloni e dal quale, la primavera passata, Emmanuel Macron si era salvato grazie a un sistema elettorale migliore del nostro. In fondo è bello constatare che nonostante i difetti che abbiamo e i pericoli che ancora premono alle porte del vecchio continente, noi europei sappiamo conservare un consapevole senso della misura.

 

http://www.ispionline.it/it/slownews-ispi/

  • carl |

    Se non fosse per l’eco giornalistica scoppiata dopo l’ultima peculiare espressione del sig.T ebbene, data l’ignoranza crassa rilevata e ampiamente diffusa anche tra le masse statunitensi, si sarebbe potuto magari cercare di spiegarla con il fatto che egli coltivi privatamente l’hobby dell’astrofisica i cui specialisti di punta, come è noto, hanno coniato il termine “blackhole”…anzichè parlare di “macrofenomeno cosmico senza fondo & assorbitore di energie”…
    Cmque, scherzi a parte, mi sembra che G.Forti nel dire che “il sig.T. svolge ubbidientemente il ruolo per il quale..ecc.” ci abbia, almeno in parte, azzeccato…
    D’altronde non è forse fondato il detto “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei..” che si potrebbe anche parafrasare: “Da come parli ti dirò con chi vai..”. Ed notorio che sia il sig.T che il GOP di cui è membro hanno un debole per caserme e truppa… Sicchè non è punto sorprendente che possano far uso di espressioni che un tempo erano definite “linguaggio da caserma” ma che, oggigiorno, con l’evoluzione ed il progresso è praticato ogniddove ed anche nei salotti più “in & cool”…: o)
    Orbene, se così si possa dire, quando nonostante l’allerta lanciata da D.Eisenhower nel ’61 si è consentito un abnorme sviluppo del complesso militaro industriale USA, chissà se un giorno il presidente di turno potrà riuscire a bloccare un emulo di Mac Arthur..? Mi riferisco a Truman, un personaggio assai mediocre che è passato alla storia sopratutto per aver concesso la licenza di bombardare Hiroshima e Nagasaki forse ignorando almeno in parte cosa sarebbe successo ma che poi, forse anche perche finì per capirlo, fermò il gen.Mac Arthur che voleva fare il bis oltre il Yalu, in Cina.
    Cmque ci sarebbe una “penitenza” da infliggere al sig.T. Quale? Colmare con dollaroni USA il deficit di servizi igienici nel mondo. l’ONU ha recentemente stimato in oltre 2 miliardi i i “senza cesso” nel mondo.. Un + che chiaro indice di sfasamento nello svilppo socio-economico globale.

  • Giorgio Forti |

    Che Trump sia indecente, sembrano essere tutti d’accordo, in Europa ed in America. Ma io ho l’impressione che giochi al gioco per cui lo hanno fatto Presidente degli Stati Uniti: gioca ubbidientemente al gioco per cui lo hanno chiamato ed è per lui facile, perchè non fa che seguire la propria natura: chi lo ha fatto eleggere, in USA ed in Israele, prima di rottamarlo vuole vedere se sia possibile adoperarlo ancora un po’, per esempio per riuscire ad azzerare il trattato con l’Iran, opera del suo predecessore Obama. L’Europa non sembra avere una sua consistenza politica, e non è capace di proporne una comune. L’Italia poi in fatto di dignità ed indipendenza il fanalino di coda ache in Europa. La cosa non sembra interessare i candidati che si presentano alle prossime elezioni, in un numero ancora imprecisato di liste: speriamo che interessi gli elettori, che potrebbero dire ai candidati che per avere il voto debbono dichiarare cosa ne pensano dei problemi di politica estera, in primo piano del come far pace in Medioriente, garantrndo i diritti civili, politici ed umani ai Palestinesi. Giorgio Forti, Milano

  • perry alas |

    donald trump, una volta si diceva: cane che abbaia non morde……….

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