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Korean nuke:…e il gatto disse alla volpe…

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Tutti sdegnati davanti alla tenace follia di Kim Jong-un che, bomba dopo missile, sta facendo gloriosamente marciare il suo popolo affamato verso il club esclusivo delle potenze nucleari. Sembra che per Cina e Russia, formalmente preoccupati, sia un prezzo accettabile se il risultato è vedere gli Stati Uniti in mezzo a un guado paludoso: se nella penisola coreana scoppia un’altra guerra, sarà colpa di Trump; se invece ci sarà un compromesso, sarà comunque una sconfitta politica di Trump.

Nell’uno o nell’altro caso, russi e cinesi guadagneranno un decennio nella lenta decadenza della superpotenza americana. Forse Trump si merita tutto questo. Il candidato che voleva nuclearizzare Giappone, Corea del Sud, Arabia Saudita e altri alleati perché non dipendessero più dagli Stati Uniti; il presidente che pretende di annullare l’accordo sul nucleare iraniano, contro il parere degli europei e nonostante gli organismi internazionali ribadiscano che Teheran sta pienamente rispettando gli impegni, è ora nel mirino di una bomba coreana.

Kim vuole diventare il comandante in capo di una potenza nucleare, è sempre più evidente. Lo sta facendo in modo rumoroso, arrogante al punto da sembrare la caricatura del dittatore di un paese improbabile. Ma vuole la bomba: per contare di più, per mantenere in vita il suo regime che sopravvive solo se fa paura, per non essere schiacciato nella sua regione da paesi più forti e credibili. Più che follia è geopolitica.

Non stupitevi, non sentitevi indignati, non fate i moralisti come le potenze nucleari vicine o distanti dalla Corea: viviamo in un mondo di missili balistici e testate atomiche. Secondo il Bulletin of the Atomic Scientists di Chicago (18 Nobel più molte altre teste d’uovo della fisica) conviviamo con 19.500 testate nucleari: il conto, ammettono a Chicago, è per difetto. Stati Uniti e Russia ne possiedono il 93%. Esistono cinque potenze nucleari “legali” più quattro “illegittime”. Altri 40 paesi possiedono materiale fissile e 30 di questi hanno le capacità tecnologiche per avere la bomba. Se non l’hanno fatta è solo perché vivono in aree geopoliticamente più stabili della Corea del Nord.

Ci infastidisce e ci preoccupa che uno con la faccia di Kim possa avere sotto mano il bottone dell’Armageddon ma i padroni del mondo sono potenze nucleari. Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, i cinque membri del Consiglio di sicurezza Onu sono tutti dotati di arsenali nucleari per legittimità storica: perché 72 anni fa vinsero la guerra. E’ vero che la potenza economica tedesca è di gran lunga maggiore di quella francese o inglese. Ma in questo mondo hobbesiano, avere la bomba continua a contare di più.

L’esclusività delle potenze “legittime” pretende di stare in piedi con l’impegno dei cinque di ridurre i loro arsenali, avendo come obiettivo finale l’eliminazione; attraverso il trattato NTP sulla non proliferazione, fingono di vigilare affinché nessun altro diventi una potenza nucleare. L’intrinseca ingiustizia della regola è una giustificazione a violarla.

In questi decenni sono nate quattro potenze illegali: Israele (80 testate), Pakistan (140), India (130) e Corea del Nord (10), tutte in aree dalla geopolitica complicata. Nessuno di questi paesi ha pagato un prezzo alla comunità internazionale per avere violato o ignorato gli obblighi del trattato NTP. Non è accaduto perché i primi bugiardi sono stati e continuano ad essere i cinque membri nucleari originali.

Ci sono stati brevi momenti di eccitante profumo di disarmo. Per esempio nel 2010 a Praga, Usa e Russia firmarono lo Start II che doveva ridurre a 1.550 ciascuno gli arsenali strategici delle due potenze (ora ne hanno 2.202 e 2.787, attive). Ma non è accaduto nulla e ora siamo in una fase di grande riarmo. I russi stanno dispiegando nuovi missili in Europa, compresa la classe Barei, balistici sottomarini. Ai tempi di Barack Obama – non di Trump – gli Usa hanno approvato un piano di ammodernamento nucleare che costerà più di 1,25 trilioni di dollari in 30 anni. “E’ molto, molto, molto costoso…Ne abbiamo davvero bisogno?”, si è chiesto John McCain che pure non è una colomba.

I cinesi (270 testate) non hanno mai pensato a riduzioni: avanzano silenziosamente bomba dopo bomba. I francesi sono gelosissimi della loro “Force de frappe”. I britannici pure: non hanno alcuna intenzione di rinunciare ai loro vecchi Trident. Non c’è paese fra i cinque grandi moralisti che non abbiano una “nuclear posture” al centro della loro strategia militare.

Scriveva all’inizio del 2017 il Bulletin di Chicago nel suo “Doomsday Clock”, una specie di unità di misura che stabilisce quanto siamo lontani dalla notte nucleare: “La probabilità di una catastrofe globale è molto alta e le azioni necessarie per ridurre i rischi del disastro devono essere prese molto presto”.

Per quanto ci possa apparire incredibile, il giovane Kim dallo sguardo da adolescente irresponsabile, forse non è il peggio che abbiamo fra le mani. Nel bollettino gli scienziati di Chicago spiegavano le ragioni del loro pessimismo: il confronto fra Russia e Usa, i mutamenti climatici, l’istigazione alla proliferazione di Trump perché gli alleati si facciano la loro bomba e finalmente le ambizioni Nord coreane. Per la cronaca, il “Doomasday Clock” indica che il mondo è a “due minuti e mezzo dalla mezzanotte” nucleare, trenta secondi più vicini dell’anno prima. Una volta di più, Good night and good luck.

 

http://ispionline.it/it/slownews-ispi/

  • Hermann Bollinger |

    Trovo difficile mettere sullo stesso piano uno stato democratico e una spietata autocrazia. Per quanto intimamente privo di scrupoli, un presidente francese (e.g.) deve affrontare i propri elettori (oltre che gli anticorpi normalmente presenti in un ordinamento repubblicano), mentre Kim è ‘accountable’ solo a sé medesimo. Probabilmente la pericolosità delle armi nucleari è veramente sottovalutata, con o senza Kim, ma il nucleare in Nord Corea non migliora le cose.

  • Federico Gervasi |

    In queste poche righe è contenuta niente meno che la Verità.

  • carl |

    Ben tornato dott Tramballi..E rompo subiro il ghiaccio…Sul serio the first citizen intendeva/intende consentire a Giappone, Korea del Sud, S.Arabia (ed altri…? Quali altri?) di dotarsi di panoplia nucleare…? Ma, di fatto, quanto ci vuole ad uno dei 30 paesi in grado tecnicamente di farlo per dotarsene autonomamente….??? Oppure gli USA (cioè chi per essi) manterrebbero poi comunque la facoltà di bloccarne l’eventuale utilizzo…? Immagino che anche Lei abbia letto su Le Monde non tanto il sorprendente allarmismo della PInotti francese sulla minaccia n.koreana che incomberebbe anche sull’U.E….Mi riferisco invece all’argomentazione di un esperto e cioè che:”..minacciare di togliere la Korea del Nord dalla faccia della terra, paradossalmente ne giustifica l’aspirazione a voler disporre di armi e vettori nucleari..”. Anche Quilès (ex ministro di Mitterrand) chiede il disarmo nucleare….Ma i cosiddetti 5 “grandi” (e i 4 “illegali”..) nichiano e sono capacissimi di trovare/creare esempi per dimostrare che non è proprio il caso di farlo…
    Concludendo.Personalmente – e per più “ragioni”o, diciamo, calcoli “principesco-machiavellici”- temo che si possa di fatto giungere ad un conflitto nucleare circoscritto/quarantenizzato lontano dall’occidente godereccio & benestante. Ma e poi…? Perchè questo è il punto o uno dei punti.. Il “poi” (e non mi riferisco al “senno di poi”..) cosa potrebbe implicare , a parte la desolazione già documentata ad Hiroshima e Nagasaki?
    A dire il vero potrebbe esserci anche un’altra incognita forse “in progress” (e in incognito) ma forse avremo occasione di riparlarne in altra occasione.

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