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Oui, je suis Emmanuel Macron

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L’altra sera a Roma ero al tavolo di un ristorante in piazza Farnese. D’improvviso è arrivata silenziosa una colonna d’auto con scorta e lampeggianti, dalla quale è sceso il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian. Monsieur Le Ministre è subito entrato nella sua ambasciata, a palazzo Farnese, uno dei più belli della città, e la scorta si è dileguata senza provocare disagi alla gente.

Un amico ha spiegato che Le Drian era stato ospite della dodicesima Conferenza degli ambasciatori d’Italia all’estero, alla Farnesina. C’era anche il ministro spagnolo. Ma come – mi son detto- ci chiudono i porti, i francesi ci sottraggono il primato sulla Libia e stanno preparando il furto sovranista ai danni di Fincantieri, e noi li invitiamo? Tra rompere le relazioni diplomatiche e un esagerato fair play, la diplomazia offre molte possibilità.

Alla luce di tutto questo mi sono chiesto a cosa servisse l’annuale messa cantata alla Farnesina. Un senso lo avrebbe se 130 ambasciatori fossero convocati a Roma per un brainstorming su cosa non va della nostra politica estera: se sia giusto o no rimandare l’ambasciatore al Cairo, come creare un “sistema paese”, promuovere l’economia, selezionare e addestrare i giovani, le carriere e lo svecchiamento, eccetera. Un brainstorming naturalmente a porte chiuse, nel quale dirsi cose utili.

Invece è stato una specie di festival di San Remo, ospiti stranieri compresi, nel quale chiunque parlasse sapeva di essere su un palcoscenico mediatico. Spesso una fiera delle vanità e della logorrea. Sono state perfino ripartite interviste: a questa feluca, quel giornale. L’iniziativa ha svelato qualche caso imbarazzante di sindrome di Stoccolma. La cosa peggiore che si possa fare a un ambasciatore è fargli un’intervista: per obbligo professionale è costretto alla banalità. Il meglio di se lo da’ nelle conversazioni off the record, dove può esprimere in libertà e competenza la sua capacità di giudizio.

Questa lunga premessa per arrivare a Macron, alla Libia e a noi. Ammettiamolo: oui, ils nous ont amaqués. Ci hanno fregato. Ma chiedendoci onestamente il perché, potremmo dare loro torto? Se foste Fayez al-Sarraj o Khalifa Haftar e riceveste contemporaneamente e per lo stesso giorno un invito all’Eliseo e uno a Palazzo Chigi, a chi direste di si?

Partiamo da un dato statistico. L’attuale legislatura ancora in corso ha prodotto tre presidenti del Consiglio (Letta, Renzi, Gentiloni) e quattro ministri degli Esteri (Bonino, Mogherini, Gentiloni, Alfano, l’ultimo dei quali non mi sembra molto interessato alla materia). Forse questa mischia serve alla stabilità del paese. Ma fuori è debito di credibilità. Con quale impudenza se non con la convinzione di non temerne le conseguenze, il ministro degli Esteri austriaco Kurz ha potuto dire ad Alfano che l’Italia deve tenere i migranti a Lampedusa? Quel giovane naziskin (definizione del sindaco dell’isola) avrebbe detto qualcosa del genere a Le Drian?

Potremmo anche sostenere che l’errore dell’Italia è avere ignorato a lungo Haftar. Il piccolo Napoleone della Cirenaica sostenuto dall’egiziano al-Sisi – un Napoleone poco più grande di lui – ha lombrosianamente i connotati del generale golpista. Ma esiste. Tuttavia neanche questo basta per capire. Oltre alla nostra instabilità politica e a qualche errore diplomatico, esiste la Storia che fa la grande differenza tra noi e i francesi.

In qualsiasi modo abbia governato Berlusconi, cosa abbiano fatto Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, fra alti e bassi la Francia esercita il ruolo di grande potenza da mezzo millennio. Il senso di appartenenza dei suoi cittadini non si esercita solo alle feste comandate; lassù il “sistema paese” c’è davvero. Assomigliandoci più di altri europei per atteggiamenti e passioni, è come se i francesi fossero degli italiani che hanno avuto successo nella vita.

Avere una politica di potenza significa anche esercitarla usando la forza militare. So di dire qualcosa di controverso: anche riguardo alle mie idee personali. Ma come ieri, anche oggi un paese che minaccia di bombardare e manda le truppe è più credibile e ottiene di più. Per scelta l’Italia si affida al dialogo, alla mediazione, alle istituzioni internazionali. Vedi il sostegno a Sarraj: il riconoscimento Onu a noi bastava, ad altri no. Per mettere una pezza, ieri Gentiloni giustificava Macron ma mi chiedo cosa ci sia di multilaterale nell’iniziativa francese.

Credo che l’Italia faccia bene ad adottare questa politica. Piacciamo quasi a tutti, anche se è quella simpatia che si concede a chi non si teme. Soprattutto è la politica che deve avere una piccola potenza regionale come l’Italia: purché ammettiamo di essere questo. L’alleato da imitare non è la Francia ma la Germania la cui storia è simile alla nostra: non interviene nei conflitti, si affida alle istituzioni multilaterali ma è più credibile perché ha stabilità politica, pace sociale, esporta di più e il suo orgoglio nazionale non è una saltuaria manifestazione di sciovinismo ma è fondato su una pacata concretezza.

Tornando a Macron, dopo tante manifestazioni di grandeur nazionale – Putin, Trump, il rifiuto dei porti, la Libia – sarebbe bello se facesse anche qualcosa di europeista: nella questione Fincantieri non ce n’è ombra. La festa elettorale davanti al Louvre aperta con l’Inno alla gioia, è rimasta solo un inizio.

 

http://www.ispionline.it/it/slownews-ispi/

  • Vincenzo |

    Questa volta non sono d’accordo con quanto scrive in un blog che seguo sempre con interesse.
    Sulla Libia, vero che a Parigi Serraj e Haftar hanno siglato una dichiarazione programmatica ma gia’ gli eventi successivi (richiesta di unita’ navali all’Italia, dietrofront sugli hotspot, critiche del Generale al Premier libico) la ricollocando in un ambito meno enfatico. E comunque, magari fosse un passo avanti x la stabilizzazione.
    Riduttivo poi definire l’Italia una piccola potenza regionale. Credo siamo una media potenza con interessi preminenti sicuramente regionali, ma anche globali come e’ naturale esportando e(seppure in misura minore) investendo in tutto il mondo, avendo una comunità italiana e di origine italiana diffusa nei quattro angoli del pianeta e avendo uno stile di vita e una cultura alla quale tutti guardano.
    Non dobbiamo imitare poi ne’ la Germania ne’ la Francia ma restare fedeli a noi stessi. Il che non significa certo ignorare buone pratiche di altri.
    Quanto infine alla Conferenza degli Ambasciatori, certamente ci sono stati importanti momenti aperti alla stampa e società’ civile. Ma in primo luogo rispondono a un obbiettivo stesso delle Conferenze in un Paese in cui l’attenzione x la politica estera e’ troppo bassa; anche in quei momenti poi si e’ discusso concretamente di politica estera come nella sessione finale in cui il Presidente del Consiglio ha declinato l’interesse nazionale; infine vi sono comunque state, nei 4 GG di lavori, altre riunioni solo a porte chiuse. Insomma in tutti questi momenti, ovviamente con diversi accenti e approfondimenti, si e’ parlato dei temi che giustamente ha sollevato.
    Buona giornata.

  • carl |

    Dott Tramballi, sa chi mi ricorda il giovane presidente Macron… ? Quella trrovata di ringiovanimento politico nostrano degli anni 80/90.. E cioè di far entrare sul proscenio i giovin Martelli (PSI), P.F Casini(DC) e Patuelli (PL)….:o)…
    Comunque la Francia, per decisione/scelta di De Gaulle, ha voluto far parte del Club Atomico e dunque nell’attuale versione della”Fattoria degli animali” orwelliana è “più uguale”..:o) Fa parte dei “più uguali degli altri”..
    Quanto all’affaire SNazaire, STX, Fincantieri è stato detto che sarebbero considerati di importanza “strategica” e non tanto per le commesse delle Compagnie di crociere, quanto per le commesse di bastimenti militari…Ma, francamente, oggigiorno in caso di ostilità serie (convenzionali o, peggio, nucleari) con avversari non asimmetrici, io non vorrei essere a bordo neppure della più grande ed agguerrita unità/squadra navale…
    Esagero? Dopotutto/in fondo nessuno vuole la guerra, specie quella nucleare… Eppoi si ritine che siano tanti i mezzi ed i modi per evitarla.. Forse, ma il fatto è che sono pure tanti i mezzi ed i modi per arivare a sperimetarla.. Dopotutto anche di recente (un paio dismettimane orsono all’ONU) il Club dei più uguali non ha forse rifiutato la messa al bando degli armamenti nucleari…? Come se non ne avessero più che a sufficenza di quelli “convenzionali”…
    Concludo come un TG con un accenno ai tanti managers nostrani che, magari come Totò, hanno imparato il francese con M.me Yvonne e son capaci di presentarsi ad una trattativa oltralpe dicendo “je suis con directeur de,….”..:o)

  • Antonio Bottoni |

    Il dopo Louvre, mi ricorda De Gaulle del dopoguerra. Peccato, perché Macron sta perdendo un treno con la storia .La Francia è una potenza nucleare, ha un seggio all’Onu , la sua storia nazionale ha significati europei più di altri paesi europei. Un presidente europeo nato con la generazione Erasmus. E invece, e invece si comporta come un Sarkozy qualsiasi, che fa scoppiare una guerra per un poco di petrolio e qualche miliardo di Fca. Signor Macron si ricordi la Francia di oggi ha un senso solo se è Europa, la Cina, l’India e l’Africa, con i loro miliardi di cittadini non potranno essere trattati come un pozzo di petrolio o un cantiere navale.

  • cecilia ranza |

    .. MI SCUSO per l’incompleto commento precedente.. Ci riprovo: Con i “se” e con i “ma2 Nulla Se Po’ ffa’ .. meno che mai la politica. Ma qui siamo tra noi. Macron fa se stesso: un tipico Presidente francese con la puzza sotto il naso e lo sciovinismo (più) sventato dei muscoli ancora giovani (in senso ampio e lato, la stretta di mano a quel minus habens di Trump). Mi chiedo però: quali carichi di briscola rumorosi e disastrosi avrebbe aggiunto M.me Le Pen? Quindi zitti e bboni, teniamoci il pargolo tonico&superbo e cerchiamo di prevedere un po’ meglio la direzione delle bordate.

  • cecilia ranza |

    Con i “se” e con i “ma” nulla se po’ ffa’ ..
    che mai la politica. Ma qui siamo tra noi . Macron fa il francese con la puzza sotto il naso e lo sciovinismo sventato dei muscoli giovani (in senso ampio e lato, basti ricordare la stretta di mano con Trump) ma quali disatri aggiuntivi

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