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Risorgimento europeo a Parigi

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Ho fatto un piccolo sacrificio in nome dell’Europa, la mia casa. Qui a Parigi avevo l’opportunità di andare al quartier generale di On Marche per assistere allo spoglio ed eventualmente alla vittoria di Emmanuel Macron, festa compresa. Ho rinunciato e domenica pomeriggio tornerò in Italia mentre la Francia vota.

Lo faccio per scaramanzia. Non credo molto a queste cose, a fatica ricordo il mio segno zodiacale. Ma dopo essere stato a Washington il giorno in cui Donald Trump è diventato presidente, meglio non rischiare: caso mai fossi io a menare gramo…. Come cittadino europeo nato in Italia (la definizione è di Carlo Azeglio Ciampi), so che per quanto siano presuntuosi di natura, i francesi sono fondamentali per l’Unione. Possiamo farla senza gli inglesi. Anzi: meglio senza, se per tenerli dovevamo accettare le condizioni di David Cameron. Ma non c’è Europa se non ci sono Francia e Germania.

Senza di me qui a Parigi, dunque, forse assisteremo a un’altra rivincita dell’Unione dopo le elezioni in Olanda, in attesa della Germania e poi dell’Italia. Mercoledì sera ho visto dall’inizio alla fine il confronto televisivo fra Marine Le Pen e Macron: un brutto dibattito di quasi tre ore (la metà sarebbe bastata) che i due moderatori di TF1 non hanno saputo condurre. Ma mi è piaciuto per una cosa: ci aspettavamo l’offensiva di Le Pen. Invece è stato Macron ad attaccare dall’inizio alla fine, a non far mai passare le bugie grossolane, l’irrisione dell’avversario, la realtà virtuale che i populisti come Le Pen spacciano per verità. Come lo scoop di un conto segreto di Macron alle Bahamas, messo in rete dai bloggers di Putin, e che la leader del Front National finanziato dai russi, non ha esitato a vendere come verità. “Vôtres bêtises, Mme Le Pen…”, ha ripetuto il candidato centrista.

Ci dobbiamo abituare a dibattiti di questa qualità perché quando l’interlocutore (per modo di dire) è un populista, non c’è alternativa: non esiste dibattito, c’è la rissa e bisogna saperla fare. Come ha fatto Macron che nella lotta libera televisiva ha anche saputo parlare di futuro. Con un ripetitivo sorriso che voleva mostrare superiorità ma svelava disagio, Mme Le Pen ha solo insultato e offerto ai francesi il passato: patria, compatrioti, nazione, frontiere, franco e potenza militare. Una specie di Asterix se non assomigliasse così tanto a Pétain.

La mattina dopo il dibattito sono andato a Les Invalides a vedere la mostra storica “France- Allemagne(s), 1870-1871: la Guerre, la Commune, les Mémoires”. Una immersione nel passato europeo che per la candidata dell’estrema destra è anche futuro. L’insopportabile sciovinismo di Napoleone III e di Bismarck, la mediocrità del primo e le illimitate ambizioni del secondo: dando ai tedeschi la certezza dell’invincibilità militare e ai francesi un’inesauribile sete di rivincita, la guerra del 1870 creò le condizioni dell’inutile carneficina del 1915-18, la cui conseguenza sono stati nazismo e una guerra ancora più spaventosa dal 1939 al ‘45. Ripensando al dibattito della sera prima, camminando fra quei fantasmi mi sono convinto che nella testa di Marine Le Pen, Otto von Bismarck e Angela Merkel siano lo stesso genere di tedesco.

La lotta è appena iniziata. Il Front National avrà comunque il suo migliore successo elettorale e forse il voto francese più difficile saranno le legislative del mese prossimo. Non ci devono illudere nemmeno le elezioni tedesche di settembre fra Merkel e Schulz, due europeisti certi o un’eventuale vittoria del Pd in Italia. Macron ci ha spiegato che la strada della vittoria è il “centrismo radicale”, cioè una forma anche muscolare di difesa delle istituzioni che hanno reso migliore l’Europa. Di difesa e soprattutto di riforma di quell’ordinamento: le vittorie elettorali europeiste, dove arrivano, sono l’ultima chiamata per tutti. Soprattutto per le élites finanziarie e imprenditoriali che fino ad ora hanno mostrato molta avidità e poca solidarietà.

Ho omesso il voto inglese dell’8 giugno tra la zia di Margaret Thatcher e il nipote di Leon Trotsky. La svista è intenzionale, sono elezioni che odorano di naftalina. Come scrive Philip Stephens sul Financial Times, quello fra Theresa May e Jeremy Corbyn è solo “a contest between competing visions of the past”. Il mio nuovo eroe della riscossa europea è Michel Bernier, il muscoloso negoziatore Ue nella trattativa Brexit: che gli inglesi paghino caro fino all’ultimo penny.

 

 

 

  • carl |

    Egr. dott.Tramballi, stavolta trovo l’articolo odierno assai distante dalla qualità media che suole contraddistinguere i Suoi pezzi.
    Mi dispiace, ma ho l’abitudine di dire quel che penso. Tanto non devo sopravvivere nè in ambito giornalistico, nè politico, ne economico, nè sociale…:o)
    Ragion per cui il commento lo focalizzerò su quella sorta di codice a barre temporale che spazia dal 1600 al 2000… e ove il XX secolo, se si eccettuano le due righe nere delle due guerre “mondiali”, sembrerebbe quasi un oasi temporale…Mentre invece non è stato così.
    Eppoi sono del parere che le cause dell’avvento del nazismo ecc. ecc. non sono state soltanto lo spirito di rivincita tra Francia e Germania e le insensate ed abnormi imposizioni come danni di guerra decise a Versailles, ma anche l’elevata disoccupazione in Europa, le reazioni ai moti di piazza e, last but not least, le cantonate della crisi finanziaria del ’29 e le sue sequele anche oltreoceano.
    Infine, i tanto enfatizzati ultimi settantanni di “pace” e opulenza occicentale in caso di malaccorti sviluppi geopolitici, magari con la fine di quella sorta di “armistizio nucleare” che ha finora fatto seguito ad Hiroshima e Nagasaki beh, risulterebbero alquanto relativizzati e. nel succitato grafico a codice a barre per almeno 100/200 anni regnerebbe il nero…

  • Antonio Bottoni |

    Condivido. Mi piace sottolineare i riferimenti a Ciampi, al centrismo muscolare e a Michel Bernier. Una curiosità: secondo lei la Francia di Macron rinuncerà in favore dell’Europa al seggio all’Onu?

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